Lavoro, vince l'italian food: se i pizzaioli sono pagati più degli avvocati

di Nando Santonastaso

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All’estero, secondo i dati dell’Istituto nazionale pizzaioli (2017), vanno a ruba quelli meridionali e campani in particolare, specie ora che la pizza italiana è finita sotto la protezione dell’Unesco. Pur di averli, i datori di lavoro stranieri sono pronti a pagarli con stipendi superiori, in media, a quelli garantiti nel nostro Paese, storica culla di questo mestiere. Si va dai 2.100 euro mensili della Svizzera, vitto e alloggio compresi, ai 3mila euro dell’Australia e ai 2.800 euro del Canada mentre Germania e Gran Bretagna garantiscono 1.800 euro più vitto e alloggio. Da noi la retribuzione media di un pizzaiolo oscilla sui 1.600 euro che sono comunque quasi il doppio di quanto il titolare di uno studio forense riconosce a un suo giovane avvocato (se gli va bene) a parità di ore di lavoro, spesso non meno di dieci al giorno.  

Se dai forni a legna si passa alle grandi cucine, la tendenza emerge in maniera pressoché analoga: lo stipendio medio di un cuoco (dati anche in questo caso riferiti al 2017) possono andare soprattutto nelle grandi città come Napoli dai 1.400 ai 3mila euro mensili ma un capocuoco può arrivare a 7mila euro e un lavapiatti a circa mille euro (per curiosità, questi ultimi in Germania guadagnano 9,71 euro all'ora). Sono solo un paio di esempi di quanto sia cambiato e continui a mutare l'ascensore sociale in Italia per effetto della crisi economica soprattutto, ma non solo di essa. Il gran successo del food made in Italy nel mondo e la riscoperta dell'intera filiera agroalimentare hanno spinto verso l'alto, in termini sia di stipendi sia di concrete opportunità occupazionali, mestieri un tempo non così ricercati. E, soprattutto, hanno creato modelli di notorietà mediatica del tutto competitivi con quelli che un tempo sembravano inavvicinabili per livello di studi e competenza, dagli scienziati della medicina ai docenti universitari. Un grande chef fattura come una piccola impresa manifatturiera di 5 dipendenti ma con picchi di audience - anche solo sui social - enormemente più alti. Sul fondo annaspano, al contrario, professioni che continuano ad attrarre studenti anche se nessuno è più in grado di assicurare loro un lavoro stabile e ben remunerato dopo la laurea. Gli avvocati, ad esempio, ma non solo loro. Un altro allarme dello stesso tenore si è ormai diffuso pure nei settori più avanzati sul piano tecnologico: «Oggi tutti cercano gli analisti di dati ma non li trovano: i dati ci sono e in abbondanza, manca chi sappia analizzarli correttamente», dice Marco Bentivogli, segretario dei metalmeccanici della Cisl, con un occhio molto attento ai fenomeni dell'innovazione digitale nel mondo del lavoro. E aggiunge: «Anche nell'industria manifatturiera e nell'edilizia lo squilibrio esiste: provate a cercare un saldatore, se lo si trova, costerà sicuramente parecchio».
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Mercoledì 24 Gennaio 2018, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 24-01-2018 16:06
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