Ecco la nuova manovra gialloverde: meno investimenti, slitta il turnover e sale la clausola Iva

Manovra, rischio aumento Iva. Lega propone la Tari in bolletta, M5S frena
di Luca Cifoni

Una correzione da 10,3 miliardi nel 2019, che sale a 12,2 l'anno successivo e a 16 nel 2021. Sono questi i numeri concordati con la commissione europea, che il governo ha travasato nel maxi-emendamento alla legge di bilancio. Per il prossimo anno il risparmio più grosso in termini assoluti viene dal fondo per gli interventi previdenziali, che viene ridotto di ben 2,7 miliardi, scendendo quindi a circa 4. Il fondo gemello, quello destinato al reddito di cittadinanza, verrà invece ridotto di 1,9 miliardi. Ma una delle voci di importo minore, i 100 milioni derivanti dal rinvio al 15 novembre dell'entrata in servizio dei dipendenti pubblici assunti nel 2019, è forse quella che sta facendo discutere di più, con i sindacati del pubblico impiego che minacciano agitazioni. Ma ci saranno prevedibilmente reazioni anche su alcune delle misure fiscali.

Si va dalla web tax, che in realtà era stata introdotta ma non attuata con la precedente legge di bilancio, all'abolizione del credito di imposta Irap applicato in alcune Regioni e di quello per l'acquisto di beni strumentali nuovi, senza dimenticare la cancellazione dell'aliquota Ires ridotta per gli enti non commerciali, una novità che penalizza il terzo settore. Una voce sostanziosa, come in questi tutte le manovre economiche, viene dal settore giochi. Ci sono poi significative riduzioni degli investimenti e dei contributi a imprese pubbliche come le Ferrovie. Questo ultimo taglio vale 600 milioni, mentre rispettivamente 800 e 850 milioni verranno dalla riprogrammazione del Fondo per la sviluppo e la coesione territoriale (che dovrebbe assicurare il superamento degli squilibri socio-economici territoriali) e del Fondo per il cofinanziamento delle politiche comunitarie.

La riduzione degli investimenti arriva a 3 miliardi considerando anche 700 milioni per i rischi idrogeologici che le Regioni possono rimpiazzare con fondi comunitari. Gli introiti da dismissioni immobiliari ammontano a 950 milioni nel 2019: si tratta di una voce che può andare a riduzione del disavanzo. Mentre non è chiarissimo il destino dei 18 miliardi complessivi di cessioni di asset pubblici programmati per spingere la riduzione del debito. In realtà il percorso di riduzione sarà più lento di quello presentato alla stessa Unione europea a novembre: dal 131,7% del Pil del 2018 (valore rivisto al rialzo) il debito calerà al 130,7 il prossimo anno e poi al 128,2 nel 2021. Sui due anni successivi al prossimo incombe pesantemente l'ampliamento della clausole Iva: gli ulteriori importi valgono 9,4 e 13,2 miliardi. Siccome resta anche una quota delle clausole precedenti, nel 2020 ci saranno da sterilizzare 23 miliardi di maggiore imposta e nel 2021 quasi 29: l'aliquota ordinaria arriverebbe al 26,5%.

IVA, RISCHIO AUMENTI DA 2020 - Prevista una «revisione» delle clausole di salvaguardia Iva. Il rischio, come evidenziato dalle opposizioni, è che l'imposta aumenti tra vecchia clausola (13,6 miliardi) e nuovi impegni (9,4 miliardi, secondo Dombrovskis). A garanzia, Roma porta anche un «congelamento» di due miliardi di spese nel 2019, che saranno sbloccati se cala il deficit.


TAGLI ALLE PENSIONI - Taglio per 3 anni dell'adeguamento delle pensioni oltre i 1.522 euro al mese (3 volte il minimo): la decurtazione maggiore, fino al 60%, scatta per gli assegni oltre i 4566 euro. Lo prevede l'emendamento del governo alla manovra. L'indicizzazione piena ci sarà solo per le pensioni fino a 1.522 euro, poi sono previste sei fasce di tagli. L'adeguamento sarà infatti del 97% per assegni tra fino a 2029 euro, 77% fino a 2537 euro, 52% fino a 3042 euro, 47% fino a 4059 euro, 45% fino a 4566 euro e 40% oltre 4566 euro, che è nove volte il minimo.​


WEB TAX SU VENDITE ONLINE - Aliquota al 3% sui ricavi da pubblicità, vendite online e trasmissione dati. Paga chi ha «congiuntamente» ricavi, realizzati ovunque, non inferiori a 750 milioni e ricavi da servizi digitali realizzati nel territorio italiano non inferiore a 5,5 milioni. «Colpisce solo i big».

SLITTANO ASSUNZIONI - Rinviate al 15 novembre le assunzioni nella P.a. (il riferimento è al turn over del 2018).

REDDITO E PENSIONI DA APRILE, 450MLN DA CENTRI IMPIEGO - Confermati reddito e pensioni, che scendono di 4 miliardi in tutto rispetto alle stime iniziali e che partiranno da aprile. Maggiori entrate contributive per 150 milioni di euro all'anno nel triennio dall'assunzione di personale per rafforzare le attività dei centri per l'impiego.

TAGLIO A MINI IRES, ANCHE PER LA CHIESA - La cancellazione della mini Ires per gli enti non commerciali colpisce il mondo non profit e quindi anche la Chiesa.

STOP SCONTI IRAP PER ASSUNZIONI AL SUD - Stop al credito d'imposta relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap riconosciute in favore di soggetti passivi che impiegano lavoratori dipendenti a tempo indeterminato in alcune regioni. Potrebbe trattarsi in particolare delle assunzioni al Sud.

STOP SGRAVI SU BENI STRUMENTALI - Anche questa misura colpisce sia il Mezzogiorno, cancellando il credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi, sia il cosiddetto bonus 'Guidi-Padoan' sempre alla sostituzione di macchinari.

PER DISSESTO E SICUREZZA STRADE 0,2% FLESSIBILITÀ - Ottenuta flessibilità per circa lo 0,2% del Pil (3,6 miliardi) per il piano per la messa in sicurezza di strade, ponti, gallerie e per il piano anti-dissesto idrogeologico. Conte ha assicurato che nel triennio ci saranno in tutto 20,7 miliardi di investimenti.

RIMODULATI 800MLN FONDO COESIONE TERRITORIO - Meno disponibilità di cassa del fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale per 800 milioni di euro nel 2019, con l'impegno a mantenere i progetti già programmati.

600 MLN RISORSE DA FS IN 2019 - Meno risorse nel 2019 anche per i progetti di Fs, ma anche qui si tratta di una rimodulazione.

TAGLIO 850 MLN IN 2019 PER POLITICHE UE - Sforbiciata per 850 milioni di euro per il 2019 della quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie.

IMPOSTA UNICA SU PRONOSTICI-SCOMMESSE - Dal primo gennaio 2019 si introduce un'imposta unica sui pronostici e sulle scommesse». In arrivo anche un nuovo aumento del Preu e la riduzione delle percentuali minime di payout




 
Mercoledì 19 Dicembre 2018, 21:26 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 09:30
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