Nutella Biscuits, la Basilicata segna il record: un miliardo di biscotti sfornati

Mercoledì 31 Marzo 2021 di Gianni Molinari
Lo stabilimento Ferrero di Balvano

Ah, quel “biscottino” all’inizio introvabile e che ha scatenato la caccia più grande a un prodotto dopo quella a fine anni ‘80 agli Swatch. Scaffali vuoti, affannose ricerche, promesse, la “buona parola” ai rappresentanti, i prezzi triplicati «perché non si trovano». E ora è il biscotto più venduto in Italia. E di quel “biscottino”, che chiamarlo così, per la tribù dei devoti alla Nutella, potrebbe sembrare pure un’offesa, di quei Nutella Biscuits nel mondo ne sono già stati divorati “soltanto” un miliardo. Dopo poco più di un anno di produzione - un anno che l‘Italia ha vissuto per lo più chiusa in casa per evitare di incrociare il Covid - i Nutella Biscuits sono già un record: 8,5% del mercato italiano dei biscotti (che solo a guardare quanti tipi di biscotti sono esposti in uno scaffale qualsiasi di un supermercato qualsiasi fa capire quanto sia stato travolgente il successo dei Biscuits), almeno una confezione in sette milioni di famiglie italiane. Tradotto in euro: 141 milioni dal 4 novembre 2019 (giorno del lancio) al 20 ottobre 2020 (ultimo dato reso noto da Ferrero). Ma anche un mercato dei biscotti un po’ cambiato, cresciuto del 13 per cento, per un valore di 185 milioni, di cui il 75% attribuito al biscotto prodotto nello stabilimento Ferrero di Balvano.

 

OTTOCENTO METRI

Perché appunto i Nutella Biscuits (insieme ad altri prodotti che richiedono un po’ di montagna per avere una migliore lievitazione) arrivano tutti da Balvano, in provincia di Potenza, uno stabilimento che la Ferrero ha realizzato a 800 metri sul livello del mare (insieme al gemello di Sant’Angelo dei Lombardi, nell’avellinese) dopo il terremoto del 1980 quando lo Stato lanciò un ambizioso programma di industrializzazione delle aree sconvolte dal sisma che erano quelle che Manlio Rossi-Doria definì «l’osso» del Mezzogiorno, le zone più povere, spopolate per l’emigrazione e con la popolazione più vecchia. Ferrero puntò su Balvano. Barilla non fu da meno e si piazzò a Melfi (ben prima dell’allora Fiat, che arrivò solo nel 1991), raddoppiando pochi anni dopo. E ad Atella, sempre nel potentino, arrivò la Parmalat con la linea di prodotti per la colazione, Mister Day (stabilimento poi finito nel gorgo del crack della casa di Collecchio). Oggi il “forno di Balvano” è come una grande pasticceria: c’è tutta la linea della colazione Ferrero che ha bisogno di lievitazione: Kinder Brioss, Kinder Pane Cioc, Kinder Colazione Più, Kinder Brioss Integrale. E il profumo si sente nell’aria, nelle giornate terse, già a qualche chilometro di stanza. E non è un eufemismo. Del resto, il successo dei Biscuits è tangibile nell’economia locale: lavorare in Ferrero è considerato un valore e motivo di orgoglio da queste parti. C’è un effetto pop, una sorta di piccolo fenomeno sociale, che travalica i confini della “pasticceria” ed è l’atout tra gli adolescenti che vivono nei comuni a cavallo tra le province di Potenza e Salerno, nell’area vicina allo stabilimento, di avere amici con i genitori impiegati alla Ferrero. In quelle case, anche nei tempi della carestia dei Biscuits, il “biscotto con la Nutella” (e non solo) non è mai mancato. E poi c’è un effetto eco molto rilevante, non solo sulle attività indotte (il sistema di forniture della Ferrero è articolatissimo e con molte delle attività per le singole produzioni che si sviluppano in modo ramificato in tutto il paese), ma sulle esportazioni di prodotti da forno che sono schizzate nella provincia di Potenza da 14 milioni del 2018 a 47,4 milioni del 2020. Nonostante il Covid.

L’AMPLIAMENTO

Non finisce qui. La prima linea di produzione dei Nutella Biscuits sarà presto affiancata da una seconda che comporterà anche un ampliamento dello stabilimento e una modifica del suo layout, oltre a nuove assunzioni entro il 2024. Il piano prevede cira 80 milioni di euro in investimenti per le strutture e i nuovi impianti e circa 70 nuove assunzioni. Alle due linee lavoreranno, quindi, complessivamente 230 dei 518 addetti dello stabilimento lucano. Un’ultima annotazione: le nuove produzioni finiranno in gran parte all’estero, in aggiunta al fatto che già oggi quasi la metà dei Biscuits prende la via dei mercati internazionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

LA STORIA
La rinascita del paese sulle macerie del terremoto

A Balvano, dove ha sede lo stabilimento della Ferrero che produce i Nutella Biscuits, la storia, quella con la S maiuscola, è passata più volte con il volto della tragedia. Il 3 marzo 1944 il treno 8017, composto da 47 carri merci, si bloccò all’interno della galleria delle Armi sulla linea ferroviaria Battipaglia-Potenza-Taranto e 517 passeggeri morirono a causa del monossido di carbonio: erano in gran parte provenienti dal napoletano e si recavano in Basilicata per fare provviste e far fronte alla carestia della guerra. È il più grave disastro ferroviario italiano. Il 23 novembre 1980 alle 19,34 la seconda tragedia che ha segnato questa comunità: la scossa che devastò Irpinia e Basilicata causò il crollo della Chiesa Madre con 77 morti, tra cui 66 bambini. Tra le macerie della chiesa sparì un’intera generazione. Balvano fu il primo dei paesi di cui l’Italia la sera del 23 novembre conobbe la distruzione: la prima pagina del Mattino “Fate Presto” con la foto di un gruppo di Balvano è divenuta un’opera di Andy Wharol. Dopo il sisma, negli anni ‘80 nel comune sono state realizzate due aree industriali e insediate diverse fabbriche. Molte delle quali però desolatamente abbandonate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA