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La spending review di Monti pesa sul sistema sanitario. E le liste d'attesa si allungano.

Mercoledì 1 Giugno 2022 di Marco Barbieri
La spending review di Monti pesa sul sistema sanitario. E le liste d'attesa si allungano.

Oggi la salute è al primo posto tra le preoccupazioni di oltre l’80% degli italiani, ed è tra gli obiettivi prioritari del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Dopo la pandemia si è compresa la necessità di trasformare il sistema sanitario nazionale, con l’uso di nuove tecnologie e con un ridisegno della territorialità della sanità. E soprattutto con nuove risorse. Eppure, non abbiamo mai toccato un rapporto così basso tra spesa sanitaria e Pil, da trent’anni a questa parte. Dal Def 2022 emerge una forte tendenza al ridimensionamento della quota di risorse pubbliche dedicate alla salute per il triennio 2023-2025. Dopo un incremento di risorse stanziate per far fronte alla pandemia, si fa strada un’inversione di tendenza a partire dall’anno 2023: si passa, infatti, dai 131,7 miliardi del 2022 ai 129,5 del 2025. Siamo partiti nel 2020 da un confortante 7,5% del Pil, che lasciava sperare in un riallineamento ai bisogni reali della sanità italiana e a un avvicinamento ai livelli di Francia (9,3%), Germania (9,9%) e Regno Unito (8%). Arriviamo, invece, al 6,6% stimato per il 2023, fino a giungere addirittura al 6,2% previsto per il 2025.

TETTO DI CRISTALLO

 La preoccupazione e l’allarme sono stati rilanciati in questi giorni al convegno nazionale di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, svoltosi a Bologna, dal titolo “Oltre il tetto di cristallo: superare la spending review per (ri)costruire il Ssn”. Il Servizio sanitario nazionale da più di dieci anni è costretto a esercitare la sua funzione pubblica di tutela della salute degli individui senza potersi avvalere del pieno contributo della sua componente di diritto privato. Si tratta del risultato di un “tetto di cristallo” determinato dalla cosiddetta spending review e, in particolare, dall’articolo 15, comma 14 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, che, oltre a discriminare il ruolo e il valore delle strutture sanitarie di diritto privato, ha depotenziato il ruolo delle Regioni e impoverito l’offerta sanitaria del Ssn. Una norma emergenziale, varata dal governo Monti, perché nata per ragioni di contenimento di spesa, che – secondo le valutazioni emerse dal convegno Aiop – «appare oggi anacronistica e illogica, sollevando questioni di legittimità costituzionale». «Il suo superamento è un’esigenza già nota al Legislatore che è più volte intervenuto in deroga alla disposizione, dimostrandone i limiti intrinseci. È questa una criticità, incontrovertibilmente, prioritaria dalla quale ripartire per ricostruire il Servizio sanitario nazionale» sostiene Barbara Cittadini, presidente Aiop da tre anni e fino al 2024.

BLOCCO DEI SERVIZI

 Il provvedimento del governo Monti, ancora efficace, infatti, ha bloccato a tempo indeterminato la possibilità di erogare servizi al di là di quanto era avvenuto nel 2011; una condizione che non ha tenuto conto del progressivo aumento nel Paese delle liste d’attesa, della mobilità sanitaria e della rinuncia alle cure da parte dei pazienti. Aumenta il bisogno di sanità e paradossalmente si è posto un tetto al suo utilizzo. «Il nostro tetto di cristallo è, a tutti gli effetti, una discriminazione ed è quello fissato dalla cosiddetta spending review che, oltre a penalizzare il ruolo e il valore delle strutture sanitarie di diritto privato, ha depotenziato la programmazione delle Regioni e impoverito l’offerta sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale» aggiunge la presidente Aiop. Quanto è accaduto ha generato una carenza nei servizi offerti alla popolazione.

LA SPESA AGGREDIBILE

 «Il tetto di cristallo normativo non solo è discriminante, ma costituisce un’aberrazione legislativa. Il superamento della norma che limita, a tempo indeterminato, l’acquisto di prestazioni sanitarie di assistenza ambulatoriale e ospedaliera da soggetti di diritto privato al valore della spesa consuntivata nell’anno 2011 è un’esigenza già nota al legislatore che, nel corso della pandemia e, anche, successivamente, ha più volte avvertito la necessità di derogarvi normativamente». La tesi sviluppata dal convegno Aiop e riassunta dalla presidente Cittadini porta a una considerazione conclusiva: «Oggi avere dei tetti di spesa nati per ragioni emergenziali e divenuti poi strutturali vuol dire essere soggetti a una disposizione anacronistica, illogica e che solleva dubbi di legittimità costituzionale». «Quanto deciso dal legislatore nel 2012 – conclude la presidente – ha determinato un’azione di contenimento e di riduzione della spesa sanitaria, sacrificando sull’altare del concetto di “spesa aggredibile” la natura universalistica e solidale del Ssn. Il permanere di quelle scelte non ha alcuna plausibile ragione d’essere».

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Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA