Invitalia: se Conte chiama pronte due soluzioni per Whirlpool

Sabato 19 Ottobre 2019 di Nando Santonastaso

CAPRI - Il contatto almeno sul piano formale ancora non c'è stato. Ma Domenico Arcuri, ad di Invitalia - la società pubblica sulla quale il governo dovrebbe puntare per riavviare il dialogo con Whirlpool per il futuro dello stabilimento di Napoli - sa che ormai dovrebbe essere questione di ore. Lo fa capire, pur nella comprensibile prudenza, intervenendo al meeting dei Giovani industriali di Confindustria, apertosi ieri a Capri con la relazione del presidente nazionale Alessio Rossi.
 
«La crisi della Whirpool ha bisogno di un'attenzione incrementale a partire da oggi dice il manager di origini calabresi - considerando che potrebbero esistere degli strumenti affinché si possa pensare di risolverla, che sono stati già sperimentati in altri luoghi d'Italia e del Sud. Se si costruisce una casa e poi la si lascia vuota per un anno è più difficile venderla rispetto al giorno dopo che è stata costruita. Questo, naturalmente, non significa che non si possa venderla». E ancora: «Come sempre Invitalia è pronta a intervenire ogni volta che il governo chiede il suo contributo per risolvere situazioni di crisi».

Già, ma che tipo di intervento sarà chiesto? Dalle parole di Arcuri, che per inciso si era già occupato dei problemi di Whirpool qualche anno fa (nel 2014 furono lui e l'allora ad del gruppo, De Angelis, a firmare un Contratto di sviluppo destinato a potenziare proprio il sito di via Argine con una dotazione di 31 milioni di euro per la produzione della lavatrice di media-alta gamma, oggi messa in discussione dall'azienda) si può capire poco. Nel senso che tutte le opzioni possibili restano in campo anche se le ipotesi più concrete sembrano ridursi a due.

La prima: la multinazionale resta a Napoli e affida le sorti di via Argine ad un nuovo progetto produttivo, con la garanzia del supporto di Invitalia (e della Regione Campania) sulla cui natura si aprirebbero vari scenari. Dal contratto di sviluppo o di programma alla costituzione di una società ex novo con la partecipazione nel capitale di Invitalia, idea quest'ultima che piacerebbe molto a sindacati e lavoratori.

Seconda ipotesi: gli americani confermano di volersene andare e di cedere lo stabilimento. A questo punto la mediazione del governo potrebbe imporre la presenza di Invitalia per la ricerca del nuovo acquirente, riducendo di fatto i margini di manovra di Whirlpool che, come si sa, ha individuato negli svizzeri di Prs i suoi successori a Napoli. Se la mossa funzionerà, Invitalia potrebbe riproporre uno dei tanti modelli sperimentati, come dice Arcuri, per situazioni analoghe come in Sardegna per il caso Alcoa. Una volta accettata la volontà degli ex proprietari di passare la mano, Invitalia trovò un acquirente per la reindustrializzazione del sito (manco a farlo apposta svizzero anche questo) e dette vita ad una nuova società, in cui partecipa con una quota di oltre il 20% mentre un altro 5% fu sottoscritto dai lavoratori stessi.

È uno schema replicabile ma con non poche incognite: come reagirebbe Whirlpool all'eventuale arrivo di un gruppo concorrente (Prs di sicuro non lo è)? E quanta affidabilità anche sul piano occupazionale potrebbe essere garantita dal nuovo partner? Gli esempi di riconversione, anche sostenuti da Invitalia, non sempre hanno dato i risultati promessi e auspicati come nel caso di Termini Imerese in Sicilia, quindi la cautela è d'obbligo. Anche per questo le attese decisioni del governo saranno strategiche. Di sicuro la solidarietà del mondo delle imprese nei confronti dei lavoratori di Napoli si rafforza di giorno in giorno: lo ha registrato con enorme senso di civiltà la piccola delegazione giunta a Capri per distribuire volantini a sostegno della vertenza e accolta con grande disponibilità dai Giovani industriali. «Pronti a collaborare con il governo per salvare 410 famiglie e quelle dell'indotto», ribadisce il presidente Rossi in apertura del meeting.

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