Whirlpool, la tegola dei dazi di Trump: «Il governo ora cerchi un partner»

Mercoledì 12 Giugno 2019 di Francesco Pacifico

C'è un non detto nella trattativa tra il governo e la Whirlpool per salvare il sito di via Argine: la multinazionale americana ha deciso di spostare in Polonia o in Turchia la produzione delle lavatrici di alta gamma che si assemblano a Napoli. Hanno rilevato che questi modelli realizzati nell'ex stabilimento hanno segnato nell'ultimo anno un calo nelle vendite del 25 per cento. Sono convinti con i dazi al vaglio della Casa Bianca e della Cina i numeri sono destinati a peggiorare, perché dei 300mila elettrodomestici fatti nel capoluogo campano, soltanto 60mila vengono commercializzati in Italia.

E tanto basta per capire quali sono i margini tra le parti che oggi si rivedranno al ministero. Perché i vertici italiani del colosso del bianco ripeteranno che si disimpegneranno da via Argine non appena troveranno un compratore per la fabbrica.
 
E sono pronti anche a lasciargli parte dei macchinari. Perché, allo stesso modo, Luigi Di Maio e la prima linea che al Mise si occupa di crisi industriali chiederà di trasferire a Napoli alcune linee delle meno costose lavasciuga, realizzate nel sito di Comunanza, come pure prevedeva il piano di rilancio firmato dall'azienda lo scorso ottobre e non citava l'uscita dal capoluogo campano.

Ieri la prima linea di Whirlpool Italia - guidata dall'amministratore delegato Luigi La Morgia - si è chiusa per tutta la giornata in uno studio di alcuni consulenti romani per definire la strategia da tenere nel vertice odierno al Mise. Più che dal bellicoso video su Facebook nel quale Di Maio ringhia: «È finito il Bengodi» o dalla revoca degli incentivi, i manager sono rimasti sorpresi dal fatto che il ministro abbia firmato un atto d'indirizzo destinato al ministero del Lavoro per valutare la licietà degli ammortizzatori sociali finora concessi all'azienda. Cassa integrazione e solidarietà per 800 dipendenti, altrimenti già licenziati. Dalla multinazionale fanno capire di essere tranquilli sulla restituzione dei contributi: la maggior parte è stata spesa verso progetti già concordati con il governo, mentre il quantum da erogare - 5 milioni di euro - è una minuzia rispetto ai 250 milioni che si vogliono impegnare in Italia. Preoccupa invece, da parte del Mise, la volontà di mettere in discussione anche gli ammortizzatori sociali. Magari le basi giuridiche delle due iniziative sono labili, ma il messaggio che si manda potrebbe allontanare possibili compratori dello stabilimento di Napoli.

La Morgia teme che il ministro oggi non gli dia neppure la parola. Se l'atteggiamento sarà diverso, chiederà al governo di accompagnare l'azienda nella ricerca di un imprenditore che si insedi a via Argine. Anche con nuovi incentivi e nuovi ammortizzatori sociali. Per alleggerire il clima avrebbe discusso con il suo staff se anticipare i primi nomi degli imprenditori - una decina ma tutti di settori che non c'entrano con gli elettrodomestici - che avrebbe manifestato interesse. Un rasserenamento è necessario, anche perché alla Whirlpool sanno che in quel sito il 90 per cento dei 420 lavoratori vota Cinquestelle. E Di Maio non può né deluderli né perdere voti. Un rasserenamento è necessario, anche perché alla Whirlpool sanno che in quel sito il 90 per cento dei 420 lavoratori vota Cinquestelle. E Di Maio non può né deluderli né perdere voti. Quasi impossibile sarà trattare con i sindacati. Soprattutto la Fiom ha già fatto sapere che è pronta a bloccare la produzione, se a via Argine non si continuerà a fare lavatrici.

Ieri la leader Cisl Annamaria Furlan ha voluto leggere una piccola marcia indietro da parte di Whirlpool, mentre i suoi colleghi Maurizio Landini (Cgil) e Carmelo Barbagallo hanno tuonato: «Non basta togliere gli incentivi per far rispettare gli impresi presi».

Ultimo aggiornamento: 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA