Aerospazio, crisi annunciata: in Campania sono a rischio diecimila posti di lavoro

Mercoledì 22 Dicembre 2021 di Nando Santonastaso
Aerospazio, crisi annunciata: in Campania sono a rischio diecimila posti di lavoro

Luigi Punzo, Ceo di Tesi, azienda di 147 dipendenti, sedi a Napoli e a Cicerale in provincia di Salerno, una delle realtà della componentistica aeronautica più attive nel Distretto aerospaziale della Campania, snocciola numeri a dir poco preoccupanti: «Prima del Covid il nostro fatturato normale si aggirava sui 25 milioni di euro. Nel 2020 siamo scesi a 18 milioni, quest'anno chiuderemo a circa 15 milioni. Per il 2022 prevediamo un calo non inferiore al 30%. Non abbiamo mai fatto ricorso a licenziamenti o alla Cassa integrazione, ci siamo salvati perché siamo stati capaci di diversificare in tempo le produzioni e perché abbiamo investito molto nella formazione dei dipendenti e nella ricerca. Ma la strada si è fatta decisamente dura». Parole non isolate all'interno del Distretto campano, capace prima dell'emergenza sanitaria di coprire il 22% del fatturato nazionale del settore (meglio solo la Lombardia), con 100 aziende impegnate esclusivamente su produzioni del comparto. Campania e Puglia i fiori all'occhiello, con una quota rispettivamente del 58% e del 34% del valore aggiunto aeronautico del Mezzogiorno. 

Il Covid ha stravolto tutto, o quasi. Cali di fatturato dell'80% nell'annus horribilis, del 60% quest'anno. E ora l'annuncio dei 3mila cassintegrati tra Pomigliano (1.200), Nola (400) e Grottaglie (1.049) negli stabilimenti di Leonardo per effetto della crisi di commesse che nonostante la ripresa dell'economia a livello globale non è ancora finita. Una mazzata. Il presidente del Dac, lo scienziato Luigi Carrino, ha lanciato non a caso un allarme forte: «Sono a rischio 10mila posti di lavoro in Campania», un quinto praticamente del totale degli addetti (13mila diretti, gli altri nelle tantissime aziende dell'indotto). E a Grottaglie la situazione sembra ancora più pesante per via di altri fattori di tensione: i cassintegrati di Leonardo, infatti, si aggiungeranno ad altri 3.500 in arrivo subito dopo Natale all'ex Ilva della vicinissima Taranto (la provincia è la stessa). È vero che la società ha confermato che limpegno verso la produzione di aerostrutture andrà avanti ed è altrettanto vero che proprio a Pomigliano Leonardo ha investito parecchie risorse per far diventare lo stabilimento ex Alenia il più digitalizzato in Europa per la produzione di fusoliere. Ma questi sono i giorni della preoccupazione e dell'incertezza, sintetizzati efficacemente dal presidente della Regione Campania, De Luca, perplesso (è un eufemismo) di fronte al peso pressoché tutto meridionale delle misure decise dal Gruppo aerospaziale. 

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In Puglia, certo, si pagano le conseguenze della monocommittenza (Boeing modello 787, in forte calo di commesse) anche se come dice il presidente della Regione, Michele Emiliano, «siamo l'unica regione italiana nel cui territorio sono presenti contemporaneamente aziende con prodotti diversificati che costituiscono l'intera filiera, dalla produzione di componentistica a quella dei software aerospaziali». Di sicuro, quello che sembrava un polo di aggregazione di imprese vincenti quasi per definizione si interroga oggi su come e quando la sfida potrà ripartire e su quali nuove basi. «In Campania esistono realtà che producono interamente velivoli più piccoli, come biposto e charter, la domanda dei quali non ha subito forti contraccolpi legati alla crisi-Covid. Il che ha evitato il completo tracollo del settore aerospaziale nella regione» si legge in un report di Srm. Ma i numeri dicono che la situazione anche nel 2021 è stata pesante, molto pesante. Se fino al 2019 l'aerospazio al Sud era una delle quattro A che simboleggiavano altrettanti punti di forza dell'economia (Abbigliamento, Automotive e Agro-alimentare le altre tre: a conti fatti oggi solo l'ultima può in parte sorridere), adesso si torna a temere che il peggio non sia passato. «In Italia si partecipava alla costruzione di 14 velivoli nel 2019, oggi solo a due. Noi abbiamo i magazzini pieni di materiali grezzi di cui ci eravamo dotati per produzioni poi cancellate» dice Giovanni Abete al Sole24Ore, presidente dell'omonimo gruppo e già leader dei metalmeccanici nell'Unione industriali di Napoli. «In ogni caso aggiunge Tesi non sono in discussione la competenza e la qualità tecnologica di dipendenti e impianti meridionali: se siamo competitivi anche ora che la crisi si fa sentire è perché sono stati fatti investimenti seri e importanti negli anni».

Non tutto il settore però piange. Chi lavora nella manutenzione, ad esempio, ha approfittato della crisi pandemica: «Tutta la manutenzione aeronautica è in crescita di almeno il 5% - conferma Gianni Lettieri, patron di Atitech e già presidente degli industriali napoletani -. Ma il blocco dei voli soprattutto nel 2020 ha creato sicuramente sofferenze enormi. Noi ci siamo difesi nel 2020 e oggi i numeri ci sorridono: facciamo manutenzione a 20 aerei, il massimo della nostra disponibilità, e altri 15 li ospitiamo in parcheggio. Il futuro del settore però non può dipendere da attori imponderabili: quanto altro tempo passerà prima che dal nostro territorio decolli un aereo finito nelle nostre aziende e destinato al trasporto di passeggeri e merci?».

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