Assegno unico, fondi in bilico per garantire gli sgravi al Sud

Lunedì 5 Ottobre 2020 di Andrea Bassi e Luca Cifoni
Assegno unico, fondi in bilico per garantire gli sgravi al Sud

La manovra finanziaria che il governo dovrà approvare nei prossimi giorni si muove sul filo di lana. Nonostante i 40 miliardi a disposizione, Palazzo Chigi e Tesoro saranno costretti a fare alcune scelte soprattutto sulle misure che non potranno essere finanziate attingendo ai fondi europei del Recovery plan. Una prima scelta, almeno stando alle indicazioni della Nota di aggiornamento del Def (Nadef), approvata ieri sera dal consiglio dei ministri, dovrà essere fatta tra l’assegno unico per i figli e la decontribuzione al 30% per i lavoratori impiegati nelle imprese del Sud Italia.

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La prima misura, che dovrebbe portare a un contributo mensile fino a 200 euro a figlio parametrato in base all’Isee e che sostituirebbe tutti i bonus attualmente in vigore, avrebbe bisogno di almeno 6 miliardi. Il taglio del cuneo fiscale nel Mezzogiorno, che per adesso è finanziato solo fino a fine anno, costerebbe secondo le stime, circa 5 miliardi di euro. L’intenzione del ministro del Sud, Peppe Provenzano, è quella di ottenere un via libera da parte dell’Ue alla misura, finanziandola con i fondi europei. Ma il via libera di Bruxelles, nonostante dal ministero confermino che l’interlocuzione con la Commissione è al momento positiva, non è ancora arrivato.

Dunque per non far interrompere la decontribuzione a dicembre, il Tesoro dovrebbe finanziarla con fondi nazionali. Questo però, prosciugherebbe le risorse per l’assegno unico ai figli che, come lascia intendere la Nadef, verrebbe invece collegato alla legge delega per la riforma fiscale i cui tempi, inevitabilmente, sono più lunghi. Una giustificazione politica sarebbe data anche dal fatto che il Senato non ha ancora approvato il disegno di legge sul Family Act da tempo in discussione. Ma resta il fatto che, rispetto alle intenzioni iniziali, i tempi si dilaterebbero.

Cosa rimane, allora, del pacchetto fiscale del governo? Oltre alla conferma per il 2021 della decontribuzione per il Sud, nella manovra entrerebbe soltanto il rifinanziamento, con due miliardi di euro, dello sgravio sul lavoro per i redditi tra 28 mila e 40 mila euro introdotto lo scorso anno con il cosiddetto «Bonus 100 euro». Anche in questo caso si tratta di una misura che era stata finanziata solo per 6 mesi e che, dunque, il prossimo 31 dicembre se non rinnovata andrebbe a scadenza comportando un taglio sul netto in busta paga per i lavoratori che si trovano in quella fascia di reddito. Le decisioni sul taglio dell’Irpef, sia che si tratti del sistema tedesco, sia che si tratti della riduzione del numero delle aliquote, sono rimandate alla delega fiscale che sarà approvata come collegato alla manovra.

Per ora vengono indicate in linea generale le fonti di finanziamento della prossima legge di Bilancio: revisione della spesa, cancellazione di sussidi ambientali dannosi, incrementi di gettito legati anche al maggiore ricorso ai pagamenti elettronici. Più specificamente per la revisione del sistema fiscale dovrebbe entrare in gioco anche il riordino dell’attuale sistema di detrazioni, che concretamente vuol dire cancellarne alcune; e su questo aspetto il collegamento con l’introduzione dell’assegno universale è stretto, visto che il nuovo strumento dovrebbe sostituire tra le altre forme di sostegno anche le detrazioni Irpef per carichi di famiglia, ereditandone la dotazione finanziaria. Non è escluso alla fine che l’assegno possa debuttare a metà anno, anche se questo comporterebbe qualche difficoltà tecnica.
 

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L’altra novità che emerge dalla Nadef, è che nella prossima manovra il governo rinnoverà anche gli aiuti ai lavoratori dei settori più colpiti, in primis quelli del turismo. Probabile, insomma, che venga finanziata con nuove risorse la Cassa integrazione in deroga. Il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, ieri ha invece spiegato che chiederà l’introduzione di un Testo unico sull’ecobonus. La misura dello sconto del 110% dovrebbe essere allungata fino al 2023 nella prossima legge di Bilancio, insieme al rafforzamento di Industria 4.0 che, ha spiegato Patuanelli, per la quale servirebbero 25 miliardi di euro per rafforzarla. Il ministro ha anche anticipato l’intenzione di portare dal 12% al 20% il credito d’imposta per la ricerca.

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 13:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA