​Atlantia, stop agli investimenti straordinari sulle autostrade: ora si passa alle vie legali

Venerdì 22 Maggio 2020
​Atlantia, stop agli investimenti straordinari sulle autostrade: ora passa alle vie legali

Niente liquidità da Cdp e nemmeno dalle banche attraverso la garanzia Sace. Il downgrade di Autostrade per l'Italia seguito alla norma del Milleproroghe che cambia il valore dei meccanismi di indennizzo in caso di revoca della concessione, ha inceppato tutti i meccanismi creditizi. Così Atlantia ha convocato un consiglio di amministrazione straordinario e dato un'indicazione tranchant alla propria controllata: acceda ai 900 milioni stanziati dalla holding per la sola messa in sicurezza della rete e, contestualmente, blocchi tutti gli altri investimenti: 14,5 miliardi di lavori. È un vero e proprio affondo che apre un altro capitolo della sfida tra il governo e la società dei Benetton. 

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Atlantia parla di «gravi danni» dovuti alle lentezze delle decisioni e alle scelte del milleproroghe che tengono la società sulla graticola anche dei mercati, tanto da aver dato «mandato ai propri legali di valutare tutte le iniziative necessarie per la tutela della società e del Gruppo». Già, perché agli effetti dell'articolo 35 del milleproroghe, si è aggiunta una recente dichiarazione del viceministro allo Sviluppo Economico, Stefano Buffagni, che ad una domanda sulla richiesta di liquidità attraverso il meccanismo di garanzia dello Stato con Sace ha risposto recentemente, sbarrando la strada: «domandare è lecito, rispondere è cortesia: no grazie!». Una frase sulla quale il Cda di Atlantia «ha espresso forte preoccupazione» perché si tratta di «affermazioni peraltro contrastanti con lo spirito e il dettato del decreto e basate piuttosto su valutazioni e criteri di natura ampiamente discrezionale e soggettiva verso chi sta dando un importante contributo allo sviluppo infrastrutturale del Paese». Il nodo è sempre quello: la concessione. Il comunicato diffuso da Atlantia dopo il cda straordinario parte proprio da questa premessa: «non è ancora pervenuta alcuna risposta alla proposta formale inviata da Aspi al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti lo scorso 5 marzo, al fine di trovare una soluzione condivisa relativamente al procedimento di contestazione in corso ormai da quasi due anni».

Questo - aggiunge - nonostante gli oneri per la costruzione del nuovo ponte di Genova, i risarcimenti, le ispezioni alle infrastrutture esternalizzate e che alcuni esponenti di governo hanno dichiarato di aver concluso l'analisi del dossier. «Tale contesto ha determinato e continua a determinare gravi danni all'intero gruppo e genera preoccupazioni sul mercato e a tutti gli stakeholder». Di fatto dopo il milleproroghe il rating di Aspi è stato portato a «sub investment grade» e così - racconta Atlantia - Cdp «non ha ritenuto di dar corso finora ad alcuna erogazione» per una linea di credito per la quale rimangono oggi inutilizzati 1,3 miliardi. Viene poi ricordato di aver avviato l'istruttoria con alcuni istituti di credito per poter accedere ad un prestito garantito da Sace. Le banche stanno ancora esaminando il dossier che non sarebbe ancora arrivato sul tavolo di Sace ma, dopo le dichiarazioni di Buffagni, la società deve aver ritenuto davvero difficile riuscire ad ottenere liquidità attraverso questa strada, tanto da aver deciso di sospendere i 14,5 miliardi di investimenti.
 

Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 00:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA