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Il caro benzina rilancia le autostrade del mare: 170 aziende riportano la produzione in Italia

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Marco Esposito
Il caro benzina rilancia le autostrade del mare: 170 aziende riportano la produzione in Italia

Il Sud si trova, per una volta, al posto giusto al momento giusto. Ne è convinto Guido Grimaldi, armatore e presidente di Alis, Associazione logistica intermodalità sostenibile, ieri a Napoli per la tappa di Italia in movimento alla scoperta del Mezzogiorno. E lo fa, da imprenditore, citando fatti. «I prezzi dei noli per i trasporti intercontinentali - spiega - sono aumentati in due anni di cinque volte per le navi contenitori e di sei volte per le rinfusiere. Questo rende meno conveniente produrre in estremo oriente al punto che già 170 imprese italiane hanno fatto rientrare la produzione». Il fenomeno, secondo Grimaldi, è strutturale: «Una parte dell'incremento sarà legato a fiammate magari speculative, ma non rivedremo più i prezzi precedenti. Ecco perché il Mezzogiorno deve mostrarsi preparato e attrattivo per intercettare un fenomeno, il reshoring, destinato a durare».

Il caro carburanti, in effetti, sta cambiando la geografia di produzione e consumi e sta selezionando le modalità di trasporto perché non tutte le tipologie subiscono i medesimi incrementi. «Le navi delle compagnie rappresentate in Alis - puntualizza Grimaldi - hanno aumentato i noli solo del 20%». Questo per due ragioni. La prima è che le navi di trasporto camion (Ro-Ro) sono state ammodernate e utilizzano una tecnologia che consente di raffinare (con la catalizzazione) un carburante grezzo, bene che ha subìto meno gli incrementi di prezzo. Inoltre le dimensioni accresciute delle singole navi (che ormai arrivano a trasportare 500 tir) consentono in questa fase di ripresa dopo il Covid di navigare con un buon livello di carico (intorno al 70%) abbattendo i costi unitari. Un vantaggio per le autostrade del mare, per le quali l'Italia ha il 43,6% del mercato mondiale data la posizione strategica al centro del Mediterraneo e la presenza nel Baltico. Peraltro i collegamenti non sono più solo tra posti su sponde diverse, come Bari con Igoumenitza tagliando l'Adriatico, ma anche lungo la medesima costa, come Genova-Salerno. Questo perché l'alternativa su gomma via autostrada non solo prende in pieno il rincaro del diesel da autotrasporto, ma deve fare i conti con la carenza di personale. «In Italia mancano 20mila autisti di tir - racconta Grimaldi - e peraltro anche noi armatori abbiamo bisogno di migliaia di marittimi, macchinisti e operatori logistici». Grazie alle innovazioni nella logistica, insomma, nel 2021 sono stati trasferiti dalla strada verso ferrovie e mare 5,6 milioni di camion. «Secondo uno studio di Srm Intesa Sanpaolo fatto in collaborazione con noi di Alis - continua Grimaldi - si può stimare l'impatto positivo della catena logistica in un risparmio di 3,4 miliardi per le famiglie italiane». Risparmio inteso come mancato rincaro rispetto a forme di trasporto tradizionali via strada.

Un'altra delle novità della nuova situazione, riferisce ancora Grimaldi, è il ritorno alle scorte di magazzino. «Il mito del just in time è superato dalla realtà - osserva l'imprenditore - con il Covid, e adesso con la guerra, le aziende hanno riscoperto l'importanza di avere riserve di componenti nei propri magazzini e questo vuol dire che a me chiedono prezzi bassi più che consegne entro le 24 ore». 

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In tale quadro in continua trasformazione il timore del settore della logistica è di essere inserito nel sistema di scambio europeo delle quote di emissione (Ets), ipotesi che aumenterebbe i costi del trasporto navale e che, secondo Grimaldi, potrebbe portare alla chiusura di alcune tratte delle autostrade del mare «con il pericolo di fare un salto indietro di 30 anni facendo tornare milioni di camion all'anno sulle strade e aumentando del 70% le emissioni di CO2». Il tema è attuale e non ancora chiuso visto che il Parlamento europeo ha espresso l'orientamento di escludere il settore del trasporto marittimo dalla borsa dei diritti di emissione.

L'Alis è anche impegnata per il rilancio del Marebonus, attivo ancora per il 2022 ma con uno stanziamento limitato a 19,5 milioni. Secondo Grimaldi «servirebbero 100 milioni». Ma il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti sostenibili, Enrico Giovannini, ieri a Napoli ha scelto le parole più diplomatiche possibili per dire quello che in sostanza è un no: «Sul Marebonus e sul Ferrobonus guardo dati e analisi approfondite, sono soggetti ad analisi e verifiche, passando un test di qualità. Ma ora dobbiamo pensare anche se possiamo mettere su qualcosa di integrativo o migliorativo. Tante imprese fanno una scelta verso il ferro e il trasporto marittimo indipendentemente dai bonus perché ormai è un must, legato alla serietà delle imprese sulla sostenibilità. Quindi mi chiedo: perché devo finanziare con i 2 miliardi a disposizione chi ha già deciso di fare qualcosa?» 

Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 18:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA