GIUSEPPE CONTE

Autostrade, lo Stato ricompra la società: ​resta aperto il nodo del prezzo

Giovedì 16 Luglio 2020 di Andrea Bassi e Rosario Dimito
​Autostrade, lo Stato ricompra la società: ​resta aperto il nodo del prezzo

Non c’è la revoca. Non c’è una nazionalizzazione in stile Ilva, dove la famiglia Riva è stata estromessa senza contropartite. L’accordo di ieri notte prevede che lo Stato si ricomprerà le autostrade da Atlantia, la società controllata dalla famiglia Benetton. Ieri il titolo di quest’ultima è voltato in Borsa, facendo un più 26%. A cosa ha brindato il mercato? Se quella decisa ieri è una compravendita, l’elemento più importante è il prezzo. Quanto pagheranno la Cassa depositi e prestiti e i soci istituzionali per rilevare la maggioranza di Autostrade? Fino a 48 ore fa, il mercato valutava Aspi poco meno di 5 miliardi. Dunque chi ha comprato azioni a mani basse ieri, si aspetta che il prezzo finale sarà più alto di questa cifra. Di quanto, è presto per dirlo. «Aspettiamo una decina di giorni per fare qualunque commento, auspicando che si formalizzi l’accordo», ha commentato Gianni Mion, presidente di Edizione, la cassaforte in cima alla catena Atlantia e manager di lungo corso del gruppo Benetton.

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E questo la dice lunga sul fatto che le bocce ancora non si sono fermate in una partita dove la famiglia di Ponzano Veneto è stata costretta a farsi da parte, ma non estromessa del tutto, come aveva minacciato Giuseppe Conte. Il prezzo, si diceva. Verosimilmente sarà oggetto di un braccio di ferro perché nel 2017 Aspi è stata valutata 14,8 miliardi, mentre le trattative partite già da tempo con F2i e Cdp si basavano su una valutazione di 9-10 miliardi. Che la discussione non sarà semplice, lo dimostra anche il fatto che nel comunicato finale di Palazzo Chigi la pistola, anche se ormai appare piuttosto scarica, della revoca, viene tenuta sul tavolo. Per definire il prezzo, Cdp ha bisogno di informazioni che al momento non ha. Quale sarà il prossimo quadro tariffario della nuova convenzione? Detto in altre parole, i pedaggi che incasserà basteranno a pagare i 14,5 miliardi di investimenti e a remunerare i risparmiatori postali che prestano i soldi alla Cdp? La Cassa ha la necessità di avere tutti gli elementi per portare in cda un investimento che sia «profittevole». Autostrade ha ricevuto per anni, sui suoi investimenti, un rendimento dell’11%. Ora che arriva Cdp, questo rendimento sul capitale investito verrebbe ridotto al 7% dalle nuove regole tariffarie dell’Autorità dei trasporti che il governo ha chiesto ad Aspi di adottare. Le trattative, insomma, non saranno semplici. Anche perché, per ora, è stata firmata un’intesa solo di massima. Nelle quattro pagine intestate “Definizione della procedura di contestazione della Concessione”, frutto di una proposta iniziale di Atlantia e Aspi integrata da un addendum, le parti si impegnano a firmare un memorandum of understanding (mou) entro il 27 luglio cristallizzando le varie fasi del percorso, già abbozzate nelle quattro pagine firmate da Bertazzo e Tomasi. «Auspicabilmente entro il 30 settembre dovrebbe essere definito e concluso sia l’aumento di capitale di Aspi a favore di Cdp per un 33% - si legge nelle carte - sia la vendita di un ulteriore 22% a investitori istituzionali di gradimento di Cdp». Tra questi potrebbe esserci BlackRock ma anche qualche grande fondazione bancaria, magari la stessa Crt che detiene il 4,9% di Atlantia: ha la liquidità e potrebbe voler presidiare l’investimento e le ricadute sul territorio. In questo primo step, l’assetto di Autostrade vedrà la cassa e i fondi al 55%, Atlantia diluita dall’88 al 37% mentre Allianz e Silk Road Fund dal 12 all’8%.

Successivamente, in base all’impegno assunto, «è prevista la creazione di un veicolo societario», cioè una nuova Aspi, «e la contestuale quotazione in borsa del veicolo societario nei successivi 6-8 mesi». La nuova Aspi nascerà mediante scissione proporzionale a favore degli azionisti Atlantia: Edizione avrà l’11%, il flottante sarà al 26%, Cdp & alleati al 55%, i due soci minori con l’8%.

Tutto ciò che non è specificato, a cominciare dai valori e dalla governance, sarà oggetto di trattative fra le parti. Ieri mattina il cda di Atlantia e nel pomeriggio quello di Aspi hanno preso atto dell’esito della proposta recapitata al governo. Finora dal 13 agosto 2018 a ieri, per le responsabilità del crollo del Ponte, le azioni Atlantia hanno bruciato il 41,7% del valore, pari a 8,5 miliardi di cui 2,55 miliardi a carico di Ponzano Veneto. Come avverrà l’ingresso dello Stato tramite la Cdp? In tre tempi. Dovrebbe essere nazionalizzata Autostrade per l’Italia, passando da Atlantia-Benetton sotto il controllo di una cordata guidata da Cdp. E’ l’esito maturato alle 5,30 di mercoledì 15, a Palazzo Chigi, dopo un negoziato no-stop telefonico di sei ore fra i ministri Roberto Gualteri, Paola De Micheli, e i manager Carlo Bertazzo e Roberto Tomasi. Finisce così la vicenda scoppiata con il crollo del ponte e le 43 vittime e proseguita per due anni con la croce messa addosso ai Benetton. Ora si apre una stagione definita sulla carta, ma tutta da scrivere nei contratti con le incognite legate alla politica. Tra gli obiettivi dell’operazione, come descritti nella proposta inviata da Aspi e Atlantia a Palazzo Chigi, «figura la necessità di assicurare la necessaria trasparenza tramite un’operazione di mercato, per dare garanzie agli stakeholders di Atlantia e Autostrade, compresi gli investitori istituzionali e retail, nazionali ed esteri». 
 

Ultimo aggiornamento: 06:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA