Tutor esterni e sconti fiscali per frenare le crisi aziendali

Giovedì 5 Agosto 2021 di Luca Cifoni
Tutor esterni e sconti fiscali per frenare le crisi aziendali

Arrivano le regole di emergenza per scongiurare il fallimento delle imprese in questa difficile fase di uscita dalla crisi Covid. In attesa del quadro giuridico definitivo a cui si lavora da anni, la cui entrata in vigore è rinviata al 16 maggio 2022 e - per quanto riguarda specificamente proprio le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi - al 31 dicembre del 2023. Con il ministero dello Sviluppo economico impegnato in una serie di casi di aziende in difficoltà, il governo cerca insomma di arginare la situazione disegnando un assetto temporaneo ma calibrato sulle esigenze del momento. 

Le norme sono contenute in un decreto legge esaminato a livello tecnico nel pre-consiglio dei ministri di ieri, che dovrebbe quindi andare all’ordine del giorno della riunione dell’esecutivo in programma per oggi. Il provvedimento contiene altre novità in materia di giustizia: il rafforzamento dell’organico della magistratura ordinaria e la velocizzazione delle procedure della cosiddetta Legge Pinto per i risarcimenti in caso di irragionevole durata dei processi. 

Le regole per le crisi riguardano gli imprenditori che si trovino in condizioni di squilibrio tali da rendere probabili la crisi o l’insolvenza. In questi casi - in base al provvedimento in arrivo - può essere richiesto l’intervento di un «esperto indipendente», una sorta di tutor, il cui compito è «agevolare le trattative tra l’imprenditore, i creditori ed eventuali altri soggetti interessati, al fine di individuare una soluzione anche mediante il trasferimento dell’azienda o di rami di essa». Per verificare effettivamente se ci sono le condizioni per provare a recuperare la situazione potrà essere usata una piattaforma telematica sulla quale saranno disponibili una lista di controllo e un test pratico per la verifica della fattibilità dell’operazione di risanamento. 

Video

Ma quali saranno i profili di questi esperti? Il decreto prevede che presso le varie Camere di commercio siano formati elenchi, nei quali potranno essere inseriti commercialisti, avvocati o consulenti del lavoro con almeno cinque anni di iscrizione all’ordine professionale, e nel caso delle due ultime categorie con specifica esperienza di ristrutturazione azienda. Nell’elenco potranno poi entrare dirigenti e amministratori che pur non iscritti ad ordini abbiano concretamente lavorato in imprese interessate da operazioni di ristrutturazione, concluse con esito positivo. La nomina dell’esperto toccherà a una commissione in carica per due anni e costituita da un magistrato, un membro della Camera di commercio e un rappresentante del prefetto. Gli esperti dovranno avere requisiti di indipendenza e quindi non avere legami personali o professionali con l’impresa in questione. Il compenso previsto varia dal 5 per cento dell’attivo dell’impresa debitrice (fino alla soglia di 100 mila euro) allo 0,008 per cento oltre 400 milioni e fino a 1,3 miliardi: dunque può arrivare ad un massimo di 100 mila euro circa. 

L’imprenditore dovrà fornire tutte le informazioni necessarie inserendo in particolare nella piattaforma telematica i bilanci degli ultimi tre anni, l’elenco dei creditori, la situazione debitoria presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e tutti gli altri dati necessari. Ci saranno poi 180 giorni a partire dalla nomina dell’esperto per individuare una soluzione. In questo periodo potranno scattare delle misure protettive nei confronti dei creditori (che quindi non potranno avviare azioni esecutive) con l’esclusione dei crediti nei confronti dei lavoratori. Durante le trattative l’imprenditore manterrà la gestione dell’impresa, informando l’esperto in caso di atti straordinari. Alla conclusione delle trattative, nel caso sia stata individuata una soluzione, verrà concluso un contratto con i creditori o un’altra forma di accordo.

A facilitare un risultato favorevole dovrebbero contribuire anche misure premiali: interessi sui debiti tributari ridotti alla misura legale (oggi quasi zero), sanzioni ugualmente ridotte al minimo e - in caso di conclusione dell’accordo - la concessione automatica da parte dell’Agenzia delle Entrate di un piano di rateazione fino a 72 rate mensili sulle somme dovute.

© RIPRODUZIONE RISERVATA