Bankitalia: l'Italia cresce meno, il Pil 2018 si ferma a +0,9%

Bankitalia: l'Italia cresce meno, il Pil 2018 si ferma a +0,9%
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Scure della Banca d'Italia sulle stime di crescita del Pil per quest'anno. L'Istituto guidato da Ignazio Visco ha rifatto i calcoli utilizzando gli ultimi dati del terzo trimestre e ha tagliato a +0,9% dal +1,2% il Pil del 2018, mentre restano invariate all'1% quelle per il 2019 contro il +1,5% di crescita previsto dal governo. Ma segnali di rallentamento arrivano da tutta Europa, con gli indici Pmi che sembrano prefigurare un rallentamento e la Bundesbank che taglia le stime di crescita tedesche.

L'Italia non fa quindi eccezione. «La crescita dell'economia italiana è stimata attorno all'1% annuo in tutto il triennio 2019-2021», spiega Bankitalia nelle proiezioni macroeconomiche in cui si sottolinea come «gli effetti sull'attività economica delle misure espansive contenute nella manovra di bilancio sarebbero contrastati dai più elevati tassi di interesse fin qui registrati e attesi, che conterrebbero l'espansione della domanda interna». Ma «ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi registrati nel secondo trimestre dell'anno». In pratica lo spread presenta il suo conto. La Banca d'Italia avverte però che «i rischi al ribasso che circondano queste proiezioni sono assai elevati». Ad esempio «quelli provenienti dal contesto internazionale sono associati principalmente a ulteriori irrigidimenti delle politiche commerciali» mentre «sul piano interno, resta elevata l'incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese», spiega ancora l'Istituto.

E contemporaneamente l'Istat sforna nella stessa giornata dati non certo incoraggianti per l'economia del Belpaese. Rivede al ribasso all'1,6% il tasso d'inflazione di novembre, dalla prima stima dell'1,7% e prevede, inoltre, che a ottobre il fatturato dell'industria italiana diminuisca dello 0,5% da settembre, dopo la variazione nulla del mese precedente, affossato dai beni strumentali (-3,5%). Anche gli ordinativi sono in «lieve diminuzione congiunturale» (-0,3%), afferma. A rallentare tuttavia non è solo l'Italia ma tira il freno anche la locomotiva tedesca in un quadro di decrescita generale. La Bundesbank ha infatti rivisto al ribasso le stime di crescita della Germania per l'anno in corso e l'anno prossimo: nel 2018 il Pil crescerà solo dell'1,5% contro il 2% previsto sei mesi fa, mentre per il 2019 la Banca Centrale tedesca prevede adesso una crescita dell'1,6% rispetto all'1,9% previsto a giugno.

Anche gli istituti economici tedeschi hanno abbassato le stime di crescita della Germania, e fra questi si è distinto l'Ifo, con uno scenario particolarmente pessimistico: il Pil nel 2018 crescerà dell'1,5% mentre nel 2019 solo dell'1,1% (-0,8% rispetto alle stime autunnali). Un ulteriore segnale di rallentamento della locomotiva tedesca è arrivato anche dall'indice Pmi composto, che monitora il settore manifatturiero e dei servizi, sceso a 52,2 punti a dicembre. In particolare quello manifatturiero ha toccato il livello più basso da marzo 2016, calando a 51,5 punti. In Francia lo stesso indice composto è addirittura precipitato sotto quota 50 punti, soglia di demarcazione tra espansione e contrazione del ciclo.

 
Venerdì 14 Dicembre 2018, 16:59 - Ultimo aggiornamento: 14-12-2018 20:29
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