MARIO DRAGHI

Bollette, ecco il piano aiuti: patto sugli extra-profitti. Palazzo Chigi pronto al varo

Al lavoro per definire come recuperare somme dagli utili legati ai rincari del gas

Sabato 15 Gennaio 2022 di Luca Cifoni e Francesco Bisozzi
Bollette, ecco il piano aiuti: patto sugli extra-profitti. Palazzo Chigi pronto al varo

Patto con le aziende per ridurre le bollette energetiche di famiglie e mondo produttivo. Il governo accelera e prova a portare in Consiglio dei ministri la prossima settimana - probabilmente giovedì - il nuovo provvedimento contro il caro-energia. Un testo da definire ancora nei suoi vari aspetti ma che dovrebbe comunque contenere una sorta di contributo da parte delle imprese del settore, a valere sugli extraprofitti realizzati a seguito dell’impennata dei costi del gas. In qualche modo una replica del modello scelto in Francia, anche se con importanti differenze. Sul tavolo ci sono circa 4 miliardi di maggiori utili su cui i tecnici del governo stanno ragionando, una parte dei quali (secondo alcune stime 2,5 miliardi) potrebbero essere utilizzati per tagliare le bollette. Non si esclude però che nel menu rientrino anche interventi di tipo fiscale: in particolare verrebbe utilizzato il margine che si è creato in termini di maggior gettito Iva, derivante proprio dall’incremento dei prezzi finali.

IL NUCLEARE

In Francia, Paese in cui comunque grazie al nucleare la tempesta del gas ha avuto effetti molto più contenuti, è stato il colosso Edf a sacrificarsi attraverso due diversi meccanismi: l’impegno a vendere ai concorrenti energia a basso costo e il tetto del 4 per cento ai possibili aumenti. Sacrifici che avranno un impatto di alcuni miliardi sui conti dell’impresa, che ieri ha infatti accusato un tonfo in Borsa di quasi il 15 per cento
Da noi il meccanismo, oggetto di continui contatti con le stesse aziende, dovrebbe concentrarsi sull’energia ricavata dall’idroelettrico, che a differenza di quella da fonti fossili non ha scontato l’effetto gas e quindi sta generando potenziali profitti aggiuntivi.

Mercoledì prossimo, quindi verosimilmente alla vigilia della riunione del Consiglio dei ministri si riunirà al ministero dello Sviluppo economico il tavolo con le imprese. In ogni caso il nuovo decreto riguarderà il secondo trimestre dell’anno, con l’obiettivo quindi di tamponare la nuova tranche di aumenti che scatterebbe ad aprile. Se sarà confermata l’idea di ricorrere agli extra-profitti, non ci sarà bisogno almeno per ora di reperire risorse finanziarie attraverso un nuovo scostamento di bilancio, opzione sulla quale il ministero dell’Economia continua a manifestarsi molto prudente.

LA STRATEGIA

Sono però i partiti della maggioranza, compreso lo stesso Pd a spingere per un aumento del disavanzo pubblico. E la mossa del premier risponde proprio a queste pressioni, pur tentando di evitare per ora un nuovo passaggio in Parlamento per lo scostamento. Ma il pressing resta forte anche da parte del mondo delle imprese. Per il responsabile di Confindustria per l’Energia Aurelio Regina il costo dell’energia per le imprese toccherà quota 37 miliardi di euro nel 2022.  «Il governo deve assumersi la responsabilità di mettere in pista una strategia di medio e lungo termine perché il problema strutturale e il costo rimarrà elevato anche in futuro», ha spiegato Regina. Ed è proprio sulla politica energetica futura che i partiti della maggioranza in questo momento faticano a trovare una soluzione condivisa.

Nel provvedimento anti-rincari di Palazzo Chigi ora in rampa di lancio confluiranno una serie di proposte presentate al premier Mario Draghi dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, tra cui appunto quella che prevede di incamerare risorse provenienti dagli extra-guadagni delle società energetiche per finanziare gli sgravi a favore dei settori più colpiti da questa tempesta perfetta. Come la manifattura, colonna vertebrale del prodotto interno lordo tricolore. A pagare il conto, salato, dei rincari sull’energia, sono come sempre le famiglie. Spiega Confesercenti: «Si sono già manifestate forti tensioni a valle su diversi prodotti dell’industria alimentare, come la pasta e le farine, quindi il pane. Per esempio, i prezzi medi all’ingrosso delle farine di frumento sono aumentati sullo stesso periodo dell’anno precedente del 32% a novembre 2021 e del 38% a dicembre». Le semole di frumento duro invece hanno registrato incrementi dell’89% e dell’87% nei due mesi. «Aumenti che i commercianti hanno per ora assorbito per la maggior parte» conclude Confesercenti.

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Ultimo aggiornamento: 12:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA