Bollette, rincari del gas fino al 600%: così Pmi e turismo finiscono in ginocchio

Martedì 8 Febbraio 2022 di Francesco Bisozzi
Bollette, rincari del gas fino al 600%: così Pmi e turismo finiscono in ginocchio

Il caro bollette non frena la corsa. L'impennata dei prezzi, del 600 per cento in un anno, si abbatte come uno tsunami sulle imprese del settore manifatturiero, sugli hotel, i piccoli commercianti, i costruttori edili, i coltivatori e gli artigiani. Mentre ieri in autostrada i prezzi alla pompa della benzina hanno superato quota 2 euro.

Il presidente del gruppo tecnico energia di Confindustria, Aurelio Regina, nel corso di un evento di Unindustria dedicato ai rincari, ha chiesto al governo una svolta e di mettere mano alla politica energetica: «Da crisi come questa se ne esce in due modi, o saltano per aria le imprese o si scarica tutto sui cittadini che consumano». Una situazione esplosiva da cui - è il ragionamento - bisogna uscire in fretta senza perdere altro tempo. 

Per Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, la confederazione dell'industria manifatturiera italiana e dell'impresa privata che raggruppa circa 45mila realtà, i rincari per luce e gas raggiungono oggi vette del 500-600% rispetto a un anno fa. Come uscirne?Tra le misure proposte da Confindustria per combattere il caro-prezzi c'è quella di aumentare la produzione italiana di gas estratto dai giacimenti. «Riprendere in Italia lo sfruttamento dei nostri giacimenti sarebbe epocale. Parliamo di una misura strutturale che stabilizza e che vale il 15 per cento dei consumi nel Paese. La nostra proposta può confluire in un emendamento al decreto Sostegni-Ter, oppure può essere oggetto di un decreto legge a parte», ha spiegato Aurelio Regina.

Pure il numero uno di Confimi Industria insiste da tempo sulla necessità di aprire un tavolo di confronto per individuare le migliori soluzioni con cui abbattere la dipendenza dell'Italia dall'estero sotto il profilo energetico. Sotto stress gli alberghi, per esempio. Così il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: «Gli hotel sono imprese altamente energivore, aperte 24 ore su 24 sette giorni su sette, quindi il caro bollette colpisce duramente il settore dell'accoglienza. 

Risultato, alla minore domanda si sommano gli extra costi per l'energia e in queste condizioni non è semplice per le aziende del settore restare in piedi». Insomma, anche gli albergatori sono in pressing sul governo affinché vengano messi in pista nuovi interventi anti-rincari. Confesercenti ha calcolato che un albergo che consuma 128.000 kWh annui pagava un anno fa 1.442 euro al mese per le bollette dell'energia mentre nel 2022 l'asticella è schizzata a 3.340 euro mensili. 

Sempre Confesercenti ha stimato che un ristorante con consumi pari a 60.000 kWh annui oggi paga per luce e gas 2.860 euro al mese contro i 1.050 euro del gennaio 2021. Le bollette alle stelle non risparmiano le costruzioni, mettendo a rischio di riflesso i vari bonus edilizi in campo, a partire dal Superbonus 110%.

Il caro energia, secondo le aziende del comparto, si è tradotto per esempio a gennaio in aumenti vicini al 40 per cento per quanto riguarda i laterizi, mattoni forati e blocchi per murature per intenderci, rispetto all'ultimo trimestre del 2021. L'impatto del caro energia sul settore del cemento ha prodotto costi più che quintuplicati rispetto al 2020 e mette adesso seriamente a rischio la tenuta del settore, ricorda Federbeton. Così il presidente della federazione che fa capo a Confindustria, Roberto Callieri: «A gennaio di quest'anno l'aumento dei costi di elettricità, combustibili, quote di emissione di CO2, ha fatto crescere il costo complessivo di produzione di quasi il 50 per cento». 

Video

Le imprese del cemento impiegano circa 32mila addetti e sono protagoniste delle sfide infrastrutturali previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. «L'ultimo decreto Sostegni del governo Draghi», prosegue il numero uno di Federbeton, «rappresenta un primo passo in questa direzione, ma non appare sufficiente. Riteniamo sia necessario pensare a misure più adeguate e soprattutto tempestive, come rendere disponibile alle imprese energivore a un prezzo competitivo la produzione di energia da fonti rinnovabili gestita dallo Stato».  

In affanno anche la filiera agroalimentare, che realizza un fatturato di oltre 540 miliardi di euro. Secondo quanto rilevato da Confagricoltura i costi delle bollette energetiche delle aziende agricole risultavano aumentati a dicembre del 120 per cento rispetto all'inizio del 2021. Insomma, i costi record dell'energia sono tra i principali fattori all'origine della frenata del prodotto interno lordo, che dà segnali di rallentamento sempre più evidenti. 

Il centro studi di Confindustria nei giorni scorsi ha rilevato un forte calo della produzione industriale (-1,3%) a gennaio, a cui ha contribuito in modo determinante proprio il caro energia. Confcommercio è pronta a rivedere le proprie stime sulla crescita del prodotto interno lordo nel 2022, abbassandole dal 4 al 3,5-3,7%. In sostanza una situazione non sostenibile visto che le tensioni geopolitiche non sembrano placarsi. E il problema, come ha spiegato il ministro Giancarlo Giorgetti, va affrontato in maniera strutturale.

Ultimo aggiornamento: 09:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA