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Bollette, sconti alle aziende e più aiuti per le famiglie. Sul solare è svolta radicale: via le restrizioni

Venerdì 18 Febbraio 2022 di Roberta Amoruso
Bollette, sconti alle aziende e più aiuti per le famiglie. Sul solare è svolta radicale: via le restrizioni

Scatta l’ora delle «misure strutturali» contro il caro-energia. E dunque arriverà l’atteso potenziamento della produzione di gas nazionale destinato a tagliare le bollette delle imprese energivore schiacciate dal caro-gas. Ma ci sarà anche una forte accelerazione sulle energie rinnovabili, una sorta di liberalizzazione. Così la definiscono nel governo. Pannelli solari più facili per tutti, dunque, per i privati e per la Pa. Un doppio binario, quello del metano e del fotovoltaico, che sarà blindato da corsie veloci per le autorizzazioni e misure anti-contenzioso. Questa è la nuova rotta tracciata. Che avrà però anche riflessi immediati sulle bollette. Oltre a permettere tariffe «eque» e «controllate» per le imprese più sofferenti, il nuovo intervento contemplerà sostegni dello stesso tipo anche per chi punterà sull’autogenerazione di energia green. Per le famiglie, invece, è confermato anche per il secondo trimestre dell’anno il taglio degli oneri di sistema da affiancare a bonus sociali luce e gas rafforzati per le famiglie più fragili.  

Si è lavorato fino all’ultimo ieri per definire il testo del decreto che arriverà oggi in Consiglio dei ministri. Riunioni a catena continuate anche nella notte, in un clima politico molto teso. Al punto che nella cabina di regia convocata nel pomeriggio è andata in scena la grande strigliata del presidente del Consiglio Mario Draghi ai rappresentanti della maggioranza, dopo che nella notte precedente il governo era andato sotto quattro volte, in Commissione, sugli emendamenti al Milleproroghe. «Così non va», ha detto Draghi. «Però il governo cambi metodo», gli è stato risposto da alcuni capidelegazione, con la sottintesa richiesta di maggior coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni importanti. 

Alla fine non c’è stato il temuto rinvio adombrato a metà giornata mentre i tecnici erano impegnati a definire gli ultimi cruciali dettagli che richiederanno oggi un supplemento di incontri. Ma l’asticella delle risorse, a quanto pare, si è fermata poco sopra i 5 miliardi. Potrebbe arrivare a sfiorare 6 miliardi. Perché anche il pressing e le analisi delle ultime ore, compresa la nuova cabina di regia in mattinata, che precederanno il Cdm, potrebbero non bastare per far salire l’intervento agli attesi 7 miliardi. Sarà però incluso nel provvedimento anche il pacchetto di incentivi alle auto green. Un fondo unico per la riconversione del settore automotive, che parta almeno da una tranche iniziale di 7-800 milioni (ma si parla anche di 1 miliardi). E non è escluso che in consiglio dei ministri si parli anche di nuovi interventi sui superbonus edilizi.«Il governo ha già stanziato 10 miliardi per calmierare l’aumento del costo dell’energia, specie per le famiglie meno abbienti. 

Nel nuovo provvedimento ci sono elementi strutturali per rendere il Paese meno vulnerabile», ha spiegato il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, confermando che si tratta di un intervento «robusto». 
Il cuore del provvedimento guarda alle tensioni Russia-Ucraina e alla necessità di imboccare una strada di maggiore autonomia del nostro Paese dal gas russo. Così l’Italia metterà in cantiere una produzione aggiuntiva di gas naturale pari a circa 2,5 miliardi di metri cubi, fino ad arrivare a circa 6 miliardi complessivi. La priorità è ora il potenziamento dei siti di estrazione già esistenti, in Sicilia e in Emilia Romagna, a Ravenna nell’Alto Adriatico. E il governo è pronto anche ad andare oltre i limiti del Pitesai, il Piano regolatore delle aree idonee, considerata l’emergenza in atto. 

 

Un’operazione che vede protagonista principalmente Eni. E che ha messo da parte l’ipotesi di riaprire pozzi chiusi dopo la moratoria no-trivelle voluta dal governo Conte. Non conviene a nessuno puntare ora su certi siti. L’altra gamba della svolta del gas prevede la vendita a prezzi equi e controllati di uno stock definito di metano alle imprese a rischio chiusura, in particolare tra le oltre 3.000 imprese energivore. Qualcosa che potrà più che dimezzare le fatture.

L’obiettivo è «in qualche modo introdurre dei meccanismi che credo e spero riusciranno a diventare norma a breve di calmierazione di prezzo con riferimento a determinati settori produttivi», ha spiegato ieri il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Guardando all’orizzonte del medio e lungo termine, ha aggiunto il ministro, «dobbiamo fare determinati tipi di politiche. Quello che possiamo fare oggi, in particolare sul gas, è aumentare la produzione, gestire molto meglio lo stoccaggio». 

Una strategia che, nelle intenzioni del governo sarà completata con un maggiore drenaggio di gas dall’Algeria, ma anche dal gasdotto Tap, pronto a raddoppiare la sua capacità attuale. 

Ultimo aggiornamento: 14:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA