Ladri di bonus biciclette, dopo i reclami le truffe: c'è chi rivende il voucher. Lunedì riapre la piattaforma digitale

Giovedì 5 Novembre 2020 di Roberta Amoruso

È bufera sul bonus mobilità per bici e altri mezzi ecologici. Non solo perché le centinaia di migliaia di “esclusi” da un click day delirante tra intoppi sulla piattaforma di Sogei e il flop dell’identificazione attraverso lo Spid ha fatto fioccare ieri esposti alla Procura, diffide collettive e minacce di denunce da parte delle associazioni dei consumatori. Non bastasse, a rendere più confuso il quadro già complesso spunta una truffa degna da veri ladri di biciclette. 

C’è infatti chi ha pensato bene di mettere in piedi un piccolo business infilandosi proprio nel meccanismo implementato dal ministero dell’Ambiente per riconoscere un rimborso sugli acquisti già fatti o un voucher per quelli futuri da 500 euro. Decine di voucher freschi di emissione dalla piattaforma www.bonusmobilità.it sono stati messi in vendita già ieri sul sito di eBay e di www.subito.it al prezzo di 200 euro. Un caso sul quale sta già indagando la Guardia di Finanza in collaborazione con il ministero, che ha allargato il faro su tutte le 590.188 registrazioni, tra rimborsi (300.776) e voucher (257.949, di cui 1.836 già spesi). 

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Il ministro Costa, tramite la Guardia di Finanza, «sta monitorando sul corretto utilizzo del buono o del rimborso» per bici, e-bike, monopattini elettrici o veicoli simili, e «usi difformi saranno severamente puniti», avverte il ministero in una nota. Nel frattempo lo stesso Costa è tornato ieri ad assicurare che sono in arrivo nuovi fondi per soddisfare fino all’ultimo degli acquirenti di bici e monopattino tra il 4 maggio e il 2 novembre: «Nessuno rimarrà indietro». Ai 100 milioni da inserire già nella Legge di Stabilità si aggiungerebbero altri 160 milioni di pertyinenza del ministero, più le risorse avanzate dai voucher non spesi per intero.

Senza contare il tesoretto delle aste verdi da cui attingere (800 milioni di euro all’anno). Non è facile però placare le proteste degli utenti infuriati, la corsa ai ripari era perciò dovuta. Ecco perché il ministro ha già disposto che da lunedì 9 siano riaperte per un mese, fino al 9 dicembre, le porte della piattaforma per accogliere tutte le richieste di rimborso non ancora soddisfatte. In questo modo sarà anche più chiaro quanti fondi stanziare nella Legge di Stabilità. E si renderà giustizia anche a chi ha affollato di messaggi e insulti il profilo di assistenza web di Poste Id e il sito ufficiale del gruppo, nonostante per molti il traguardo sia stato raggiunto nella serata di martedì.  

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Sotto accusa c’è il sistema del clickday, scattato inevitabilmente per un pacchetto di risorse limitate al momento a 215 milioni che dava precedenza all’ordine di immissione della richiesta. Una specie di lotteria digitale andata avanti tutto il giorno, il 3 novembre, fino a notte inoltrata e ricominciata per molti all’alba ieri mattina fino a quando i fondi non si sono prosciugati, prima delle 10, e dunque anche prima che fossero passate 24 ore dall’avvio delle lunghe code virtuali. Sono arrivati a sfiorare quota 700.000, martedì, gli aspiranti al bonus. Ma secondo alcuni calcoli, le persone ad aver tentato la sorte tra insulti e delusione anche un sistema Spid andato letteralmente in tilt, sarebbero stati oltre un milione di persone. Quanto basta per scatenare le associazioni di Consumatori pronte a sollecitare una riapertura del portale. Federconsumatori non si è infatti accontentata dei nuovi fondi in arrivo per «chi ha tentato di effettuare il login senza successo, a causa di un disservizio».

Di qui l’invio a Poste e al ministro dell’Ambiente di «una diffida tesa ad eliminare ogni comportamento discriminatorio nei confronti degli utenti» esclusi per problemi tecnici. Serve «un sistema di agevolazione che permetta a tutti gli aventi diritto, per l’intero 2020, di usufruirne al momento dell’acquisto o richiederne successivamente il rimborso». Nella Legge di Bilancio «vanno inseriti tutti i milioni necessari a coprire tutte le domande», chiede a sua volta l’Unione nazionale Consumatori.

Nel mirino anche l’ingorgo a catena creato anche su altri servizi dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e di altre amministrazioni pubbliche che passano da Spid. Il Codacons annuncia «un esposto alla Procura di Roma affinché apra una indagine sull’accaduto, accertando le responsabilità delle istituzioni e di tutti i soggetti interessati, a partire da Sogei e Poste, alla luce della possibile fattispecie di interruzione di pubblico servizio».
 

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