Cantieri, 47 da commissariare: si potrà ripartire in due mesi

Mercoledì 8 Luglio 2020 di Roberta Amoruso
I 47 cantieri da commissariare: si potrà ripartire in due mesi

Il governo vara Italia Veloce, un piano strategico per il Paese da 200 miliardi che sarà accompagnato, all'occorrenza da un modello commissariale con poteri nuovi o dai poteri regolatori particolari, con procedure abbreviate, affidati a tutte le stazioni appaltanti (come indicato dall'articolo 2), ovvero le amministrazioni. Sono oltre le 130 opere sotto il faro del governo, tra strade ferrovie e porti. Le opere vanno da Nord al Sud del Paese, dalla Tav alla Gronda, ai collegamenti Matera-Bari, con un occhio particolare anche alle isole, nonostante l'assenza del Ponte sullo Stretto. Ma sul tavolo del consiglio dei ministri che lunedì notte ha approvato il Decreto Semplificazioni è già arrivato anche la prima tranche di opere da commissariare subito, 47, un numero che potrà crescere ancora. E dunque ci sono in questa prima lista speciale tutte le opere considerate urgenti dall'esecutivo, su indicazione del Mit e su sollecitazione di Italia Viva che aveva lavorato al Piano-choc per le Infrastrutture. Ma non ci opere come la Tav e la Gronda tra quelle da affidare subito ai commissari. Anche perché nel caso della Gronda, si tratta di un'opera in concessione e il commissario potrebbe scattare solo in caso di revoca della stessa.

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L'ELENCO
Nell'elenco c'è invece la Statale 106 Ionica, il collegamento viario compreso tra lo svincolo della SS 514 di Chiaramonte con la SS 115 e lo svincolo della SS 194 Ragusana, la Statale Umbro-Laziale con il nodo Orte-Civitavecchia. il collegamento Tarquinia-San Pietro di Palazzi, il collegamento Roma-Latina insieme al collegamento Cisterna-Valmontone, l'ampliamento della Salaria, l'A24-A25 Strada dei Parchi, la Grosseto-Fano, la rete viaria provinciale di Sicilia, la rete viaria in Sardegna, la ricostruzione del ponte sul fiume Magra. Poi, tra le opere ferroviarie c'è la Mantova-Cremona-Codogno, la Pontremolese, la chiusura dell'Anello ferroviario di Roma, il potenziamento della linea Fortezza-Verona, e della Venezia-Trieste, il completamento del raddoppio Genova-Ventimiglia, del raddoppio Pescara-Bari, della Roma-Pescara, della nuova linea Ferrandina, Matera-La Martella, il potenziamento tecnologico della Salerno-Reggio Calabria, la linea Palermo-Trapani, gli interventi sulla Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia, le opere sulla Napoli-Bari e l'Alta velocità Palermo-Catania-Messina e il nodo ferroviario di Genova con il collegamento tra il Terzo Valico e il porto di Genova e il collegamento dell'ultimo miglio.

E ancora, è nella lista la Darsena Europa di Livorno, la Diga Foranea di Genova, e infrastrutture idriche come la messa in sicurezza del Lago di Idro e del sistema acquedottistico di Peschiera, l'ampliamento della diga di Maccheronis, la diga di Monti Nieddu e di Aingiu, la messa in sicurezza delle dighe della cantoniera del fiume Tirso, sul Tio Olai, sul Rio Govonassai, sul Rio Mannu di Pattada, di Monte Pranu sul Rio Palmas, di Pietrarossa, il modulo sperimentale del Mose e la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso.

A questo vanno aggiunti alcuni interventi di edilizia statale, presso uffici della polizia e interventi su 12 caserme. Si tratta un pezzo significativo di quel «patrimonio di opere» sottolineato in conferenza stampa dal ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che in tutto vale 196,7 miliardi. Ma 131,3 è la dote di miliardi già stanziati. Il resto, 65,4 miliardi sono le risorse che dovrà trovare il premier Conte e il suo governo. «Utilizzeremo il più possibile il Recovery Fund», spiega la ministra. Nel dettaglio strade e autostrade hanno un costo di 54,3 miliardi e risorse assegnate di 45,1 miliardi, e un fabbisogno di 9,2 miliardi; le ferrovie con i nodi urbani, rispettivamente, 113,4 miliardi, 60 e 53,4; il trasporto rapido di massa nelle città metropolitane 20,8 miliardi, 19 e 1,8 miliardi; porti con 5,1 miliardi, 4,1 e 1 miliardo; aeroporti 3,1 miliardo di costi con 3,1 miliardi di risorse assegnate.

I NODI
Naturalmente una delle incognite sul tavolo sono i tempi, Il Decreto indica la nomina dei commissari entro fine anno. Ma il governo punta a stringere il più possibile i tempi: entro due mesi si potrebbero avere le nomine stringendo al massimo la votazione del decreto. Quanto ai criteri utilizzati per individuare il lavori da commissariare, «Abbiamo individuato le ragioni tecniche per le quali si rendono necessarie dei commissari in particolar modo legate a problemi progettuali, come nel caso delle Dighe in Sardegna». Ma poi ci sono opere con problemi di natura giuridica anche da decenni. Poi, l'elenco in questione sarà arricchito anche dalle opere del dissesto idrologico e dagli ospedali.
 

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