Cartelle esattoriali, arriva la tregua fiscale. Salvi anche i debitori della Rottamazione ter, previste cinque rate, si pagherà il 5% in più

Chi non riesce a saldare entro novembre potrà pagare entro i prossimi cinque anni. In difficoltà più di 500 mila contribuenti. Previste cinque rate, si pagherà il 5% in più

Cartelle esattoriali, arriva la tregua
​Cartelle esattoriali, arriva la tregua
di Michele Di Branco
Giovedì 24 Novembre 2022, 00:37 - Ultimo agg. 25 Novembre, 11:24
4 Minuti di Lettura

Stop alle cartelle esattoriali inferiori a mille. Ma non solo. Il governo sta mettendo a punto anche una sanatoria fiscale per offrire una ulteriore opportunità a 500 mila contribuenti che non sono riusciti a pagare le rate della Rottamazione ter. L’operazione punta a recuperare migliaia di italiani che, dopo aver stretto un patto con l’Agenzia delle Entrate per versare in forma diluita i debiti tributari (senza il fardello di interessi e sanzioni), sono venuti meno ai loro obblighi. Tornando così al punto di partenza: versamento integrale in un’unica soluzione, con tanto di aggravio degli oneri accessori. I tecnici del ministero dell’Economia sono al lavoro per mettere a punto una via d’uscita che prevede il pagamento integrale delle imposte dovute (con la rottamazione ter, in taluni casi, sono invece previsti generosi sconti) e un forfait del 5% per sanzioni e interessi, con un piano di versamenti degli importi dovuti rateizzato in cinque anni. Prima di mettere nero su bianco il provvedimento, tuttavia, il governo deve aspettare mercoledì 30 novembre. 

Cartelle esattoriali, la scadenza

Entro quel giorno, infatti, 700 mila contribuenti ancora in regola con i pagamenti dovranno effettuare il versamento delle rate delle cartelle dovute per il 2022. Si tratta nello specifico delle somme in scadenza il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio (posticipate causa Covid), per le quali sarà possibile fruire della tolleranza di cinque giorni evitando di decadere in caso di pagamento entro il 5 dicembre 2022. 
Nelle previsioni del governo, però, si ritiene difficile che il termine di tolleranza di cinque giorni riesca ad agevolare famiglie e imprese in difficoltà: la crisi energetica, l’inflazione e il caro bollette portano (nei ragionamenti della maggioranza) alla necessità di correttivi.

L’obiettivo dell’esecutivo, oltre ad offrire un paracadute a centinaia di migliaia di italiani in difficoltà, è quello di ridurre lo stock delle cartelle esattoriali mai riscosse che ammontano a 1.132 miliardi ma che - secondo la Corte dei Conti - potrebbero essere ancora esigibili solo per il 6%. Con questo provvedimento di “recupero” dei “decaduti” della Rottamazione ter il governo coprirà di fatto tutto lo spazio del rapporto fiscale a partire dalle dichiarazioni. 

 

I casi

Tre le fattispecie in questo caso: 1) Il contribuente che ha presentato dichiarazioni fedeli (l’ultima è quella del 2021), ma poi non è riuscito a pagare, avrà una sanzione ridotta al 3% e la possibilità di rateizzare i pagamenti in cinque anni. 2) Il contribuente che nelle dichiarazione ha omesso di inserire alcuni redditi, pagherà una sanzione del 5% e per il pagamento avrà uno spettro temporale di due anni. Si tratta di un “ravvedimento operoso” ma la dilazione per il pagamento passa dall’attuale anno a due anni. 3) Il contribuente raggiunto da un “avviso di accertamento” potrà o aderire con l’ “acquiescenza” alla proposta del fisco e ottiene uno sconto sulle sanzioni e una rateizzazione o, se non accetta quando stimato dal fisco, può accedere a un contraddittorio al termine del quale avrà le sanzioni ridotte al 5% e la rateizzazione su cinque anni. 
Fonti alle prese con il dossier sanatoria sono convinte che l’operazione sarà un successo e che non si ripeterà il flop di 6 anni fa quando la rottamazione fiscale che riguardò tutto il “magazzino crediti” tributari accumulati dal 2000 al 2016 (772,4 miliardi) alla fine portò in cassa poco meno di 9 miliardi. Stavolta andrà in modo diverso, giurano dal centro-destra. Convinto che la formulazione della normativa saprà anche superare le note perplessità di Consulta e Fondo monetario che in più di una circostanza si sono espresse contro forme di perdono dei debiti fiscali nei confronti dello Stato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA