Thomas Smitham: «La Cina un pericolo per le nostre economie. La Nato? Non si tocca»

Martedì 21 Dicembre 2021 di Gianluca Perino
Thomas Smitham: «La Cina un pericolo per le nostre economie. La Nato? Non si tocca»

«La Cina è un pericolo per le nostre economie», la forza comune di difesa europea va bene «ma la Nato resta centrale» e non può essere spedita in soffitta. Thomas Smitham, Incaricato d’affari degli Stati Uniti in Italia, tocca tutti i temi più caldi del momento: da Taiwan all’Ucraina, fino alla battaglia contro il Covid. E parla dell’intesa speciale tra Joe Biden e Mario Draghi.

 
Aumento degli interscambi commerciali e crescita degli investimenti diretti reciproci nel 2021. Tra Italia e Usa, che quest’anno hanno festeggiato i 160 anni di rapporti diplomatici, le cose vanno sempre meglio.
«Sì, è stato un anno molto importante per le relazioni bilaterali. C’è stato il G20 con la visita del presidente Biden e, voglio sottolinearlo, l’accoglienza di Roma è stata meravigliosa. La leadership di Draghi promuove molto l’economia e la stessa cosa accade negli Usa: ci sono quindi più opportunità e forte interesse da parte degli investitori americani sul mercato italiano. Del resto abbiamo una base già forte: più di 100 miliardi di dollari di interscambi e investimenti importanti. Siamo due Paesi in fase di crescita, per fortuna».


Con Trump i rapporti erano un po’ più freddi. Quanto stanno pesando le figure di Biden e Draghi sul rilancio delle relazioni tra Stati Uniti e Italia?
«I rapporti tra i nostri Paesi vanno al di là dei singoli personaggi e delle amministrazioni. Però quest’anno ho notato una forte intesa tra i due leader. Si è visto durante il loro incontro a Roma, c’era sintonia e condividevano valori e idee». 

Siamo in un periodo di emergenza a causa del Covid. Come stanno collaborando Usa e Italia sul fronte della lotta contro il virus?
«Vorrei dire tre cose. La leadership italiana nel G20 è stata importante per promuovere una risposta globale contro il virus. I leader hanno raggiunto accordi per prepararci a future pandemie. Il secondo punto è che, sia l’Italia che gli Stati Uniti, stanno lavorando per proteggere i cittadini. Terzo punto: noi condividiamo l’idea che non si può sconfiggere questo virus con accordi tra due o tre paesi, deve essere portata avanti una campagna globale. Come ha annunciato il presidente Biden, daremo più di un miliardo di dosi di vaccino al mondo e l’Italia sta facendo la stessa cosa. Quindi condividiamo anche questo sforzo comune per immunizzare più persone possibile».


Il caso della vendita dei sottomarini all’Australia ha creato qualche frizione fra gli Stati Uniti e l’Europa. A Bruxelles si parla di esercito europeo e di alleanze strategiche tra i Paesi Ue. E c’è anche chi vorrebbe mandare in pensione la Nato. Cosa ne pensa?
«La Nato rimane l’alleanza più di successo della storia. La forza Ue per gli Stati Uniti non è un problema, anzi pensiamo che possa essere complementare alla Nato».


Quindi lei non è tra quelli che vogliono mandare l’Alleanza Atlantica in soffitta.
«Per niente, la Nato rimane alleanza strategica e punto di riferimento per le nostre relazioni con l’Europa».


Gli Stati Uniti sono molto impegnati a contrastare la Cina sul fronte economico e militare. È recente, ad esempio, il caso di un’azienda italiana che produceva droni che si è scoperto essere di proprietà cinese. Ma si parla anche dei porti, che potrebbero entrare nel mirino di Pechino e dell’allarme dell’intelligence sull’infiltrazione negli atenei. Secondo lei la Cina rappresenta un reale pericolo per l’Italia?
«Le relazioni con la Cina sono complesse. Quando possiamo lavoriamo con loro, come sui cambiamenti climatici. Allo stesso tempo però la Cina minaccia le nostre economie. Per questo dobbiamo promuovere investimenti trasparenti, onesti e chiari. La loro minaccia, poi, si estende anche ai valori che condividiamo con i nostri alleati. E su questo punto noi e l’Italia abbiamo la stessa idea su come affrontare la Cina, anche cercando di collaborare con loro quando è possibile».


La preoccupa di più l’Ucraina o Taiwan? Su quest’ultimo fronte c’è stato un duro scontro tra Xi e Biden. 
«Lo scacchiere internazionale è molto complesso, non si può valutare quale sia la situazione più pericolosa. Il presidente Biden ha parlato con Draghi e altri leader europei per affrontare la minaccia russa. Allo stesso tempo stiamo lavorando con gli alleati dell’area Indo-pacifico per affrontare le minacce della Cina in quella zona. Come Stati Uniti vogliamo essere presenti. Ma la diplomazia resta comunque la soluzione migliore in entrambi i casi».

In Italia sono presenti molte basi americane. E il nostro Paese, più di altri, offre un supporto agli Usa partecipando con migliaia di uomini a importanti missioni all’estero. Negli ultimi mesi, con la presidenza Biden, stiamo però assistendo ad un graduale disimpegno americano nelle zone più calde del mondo, come accaduto di recente con l’Afghanistan. Non crede che questo “arretramento” possa favorire in qualche modo il terrorismo?
«Vorrei rispondere con quello che ha detto il presidente Biden: per quanto riguarda l’Afghanistan, per combattere il terrorismo in quell’area non dobbiamo necessariamente condurre una guerra sul campo. In generale l’antiterrorismo resta una priorità, da condividere con l’Italia e la comunità internazionale, comprese in questo caso Cina e Russia. Il terrorismo resta una minaccia, ma combatterlo è un nostro obiettivo fondamentale. Quanto alle basi, altro non sono che l’espressione della forte alleanza che abbiamo con l’Italia». 
 

Ultimo aggiornamento: 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA