Compagnie low cost ko, così il Sud resta isolato

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Gianni Molinari

C'è uno studio di un centro di ricerca dell'Università di Bergamo che meglio di ogni altra spiegazione può far capire quanto pericolose per il futuro dell'economia del Sud siano le attuali manovre nel mondo del trasporto aereo con il salvataggio di Alitalia, i vincoli alle compagnie low cost e il sostegno «zero» agli aeroporti.

 

L'Iccsai (International Center for Competitiveness Studies in the Aviation Industry) spiega che «malgrado un Pil in riduzione tra l'inizio e la fine del decennio, il trasporto aereo ha fatto registrare un tasso di crescita annuo in termini di numero di passeggeri pari al 3,9 per cento. In dieci anni l'aumento complessivo è stato del 47,3 per cento». Ed aggiunge «la maggiore crescita dal 2009 al 2019 è avvenuta per gli aeroporti delle Isole (+43,1 per cento) e del Sud Italia (+73,6 per cento). Ciò evidenzia la funzione del trasporto aereo di fornire accessibilità a territori altrimenti periferici e caratterizzati dalla sostanziale assenza di mezzi di trasporto sostitutivi. Evidenzia, inoltre, la sua essenzialità per sostenere lo sviluppo del turismo nelle medesime aree».

 

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Quella maggiore crescita di cui parla il centro di ricerca è tutta collegata allo sviluppo delle reti delle compagnie low cost che hanno messo in piedi network con collegamenti diretti point-to-point permettendo di raggiungere direttamente le principali città europee riducendo significativamente i tempi di viaggio.

 

Cioè - com'è capitato per Napoli - collegamenti diretti tra medie città hanno attivato flussi di turismo costanti, anche in periodi che una volta non avevano grande attrazione. Per questo Capodichino è passato dai quattro milioni di passeggeri del 2000 agli undici del 2019.

 

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Le compagnie low cost stanno reagendo diversamente alla crisi: anzitutto hanno tagliato le rotte con gli stati e le regioni soggette a misure di controllo sanitario (easyJet ha annunciato un periodo di Cig per la basi di Venezia e Napoli, ma non ha modificato l'operativo dei voli), hanno limato le frequenze sulle rotte più frequentate e hanno spostato il loro interesse sulle rotte interne approfittando del fatto che l'Alitalia collega solo le principali città a Roma e Milano.

 

La pandemia ha rimescolato le carte, ridisegnato la geografia aerea (e non si sa ancora per quanto tempo), imposto misure sanitarie (i tamponi in ingresso hanno sostanzialmente azzerato i flussi) ma ha anche permesso di fare operazioni - come appunto quella del salvataggio di Alitalia che prima non sarebbero state pensabili, almeno nella forma di oggi. Così anche le norme imposte ai vettori low cost sui contratti per costituire di fatti un ostacolo alla loro attività.

 

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Soltanto che la partita in gioco è molto più ampia di quella che riguarda l'Alitalia, perché se pure ci fosse una norma che impedisse totalmente l'attività delle low cost, la nuova Alitalia con 104 aerei non sarebbe nemmeno lontanamente in grado di recuperare quei 40 milioni (almeno) di passeggeri che in blocco sarebbero sul mercato per la neutralizzazione delle low cost.

 

Dagli aeroporti italiani passa il 15 per cento del Pil: il sistema, con la pandemia, ha mostrato tutta la sua vulnerabilità ed è stato lasciato a se stesso: nella pioggia di interventi di sostegno a tutti i settori economici, solo agli scali aerei non è stato destinato né un cent, né una misura di sostegno. Eppure ai gestori è stato chiesto di allestire (a proprie spese) gli interventi di sanificazione delle aree, dei passeggeri, dei bagagli: tutte strutture ad alta tecnologia e ad altissimi costi subiti nel periodo che ha portato a un crollo del fatturato di un miliardo e 300 milioni di euro. Assaeroporti, l'associazione di categoria, ha chiesto al paralmento di far rientrare «i progetti sviluppati in ambito aeroportuale rientrino nel Recovery Fund. In primis quelli che tendono alla tutela dell'ambiente, all'efficientamento energetico, alla digitalizzazione, oltre che al miglioramento dell'accessibilità e allo sviluppo dell'intermodalità». Per ora il governo tace, ma è chiaro che un intervento è indispensabile sapendo che - come scrive l'Iccsai- lo straordinario sviluppo proprio di quelle aree dove, in assenza di un network aeroportuale diffuso i visitatori stranieri faticherebbero ad arrivare (+112% per le Regioni del Sud, + 207% per le Isole)». Perché il turismo delle low cost, di Airbnb e delle vacanze brevi e ripetute nei fine settimana ha portato ricchezza ai territori. Per il 2018, nelle sole regioni del Sud, la spesa dei visitatori stranieri arrivati con mezzo aereo è ammontata a 2,77 miliardi di euro.

Ultimo aggiornamento: 20:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA