​​Pil, Confindustria azzera le stime: «Italia ferma, manca il lavoro». Nuova lite Salvini-Di Maio sui «gufi»

Mercoledì 27 Marzo 2019
Pil, Confindustria azzera le stime: «Italia ferma, manca il lavoro»

Anche Confindustria raffredda le previsioni del governo gialloverde. E scoppia una nuova polemica (a distanza) tra i vicepremier Salvini e Di Maio. Il Centro studi vede una «Italia ferma» e azzera le previsioni per il Pil del 2019, già ribassate a ottobre al +0,9%. Pesano pure «una manovra di bilancio poco orientata alla crescita», «l'aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono» sui titoli pubblici italiani, «il progressivo crollo della fiducia delle imprese» rilevato «da marzo, dalle elezioni in poi». E gli investimenti privati sono per la prima volta in calo dopo quattro anni di risalita: -2,5%, escluse costruzioni. Solo per la prima stima del 2020 il Centro studi di Confindustria prevede invece un «esiguo miglioramento»: pari al +0,4%. Dalle previsioni di ottobre ad oggi ha invece ridotto la stima da +0,9% a zero. Gli economisti di via dell'Astronomia rilevano in particolare «due elementi sfavorevoli che si sono determinati nella seconda metà del 2018» e che «hanno contribuito in misura marcata al deterioramento dello scenario. Il 2019 li eredita entrambi».

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Spread e fiducia. Il primo è sul fronte dello spread: «Il rialzo di circa un punto percentuale dei rendimenti sovrani rispetto ai minimi dei primi mesi del 2018, che si sta rilevando persistente», pur non riflettendo la reale immagine che il mercato dovrebbe avere del Paese è un «riflesso dell'aumento del premio al rischio che gli investitori chiedono per detenere titoli pubblici italiani». C'è poi «il progressivo crollo della fiducia delle imprese, specie nel manifatturiero, a riflesso del clima di forte incertezza nell'economia: a questo si è sommato, più di recente, un deterioramento anche del sentimento delle famiglie italiane». Quanto al 2018, alle spalle ci siamo lasciati «un anno a due velocità», con una inversione di rotta in negativo nel secondo semestre come emerge anche dai dati sull'occupazione

Il lavoro/1. Uno dei maggiori nodi riguarda tuttavia il lavoro. Nel 2019 «per ora non si vede un'inversione di tendenza nei contratti», i lavoratori dipendenti «sono tendenzialmente fermi, c'è un calo del lavoro a termine ma non è ancora compensato dai contratti a tempo determinato», spiega il Centro studi Confindustria. Il 2018 viene definito «a due velocità», visto che nei primi 6 mesi l'occupazione è cresciuta di 198.000 unità mentre nel II semestre è calata di 84.000. Nel 2019 l'occupazione resterà «sostanzialmente stabile (+0,1%)» e aumenterà dello 0,4% nel 2020.

Il lavoro/2. In termini di persone occupate, l'occupazione «rimarrà pressoché ferma in media d'anno nel 2019 (+0,2%) poco sopra i livelli pre-crisi», prosegue il Csc secondo il quale la ripresa dell'occupazione «si è bloccata già dallo scorso maggio (-0,2% nel terzo trimestre 2018 e -0,1% nel quarto), di pari passo al rallentamento del Pil, e l'arresto perdurerà anche nei prossimi mesi». Il numero delle persone occupate «ricomincerà a crescere dalla seconda parte del 2019, sulla scia della possibile leggera risalita dei livelli di attività, e la tendenza proseguirà l'anno prossimo», conclude il Csc che alla fine del biennio stima che le persone occupate «saranno circa 23,4 milioni, 260mila unità oltre il picco della primavera 2008». 


Deficit al 2,6%, debito al 133,4%. A preoccupare la Confederazione dell'industria è anche il deficit italiano. Nel 2019 l'indebitamento della Pa salirà al 2,6%: +0,6 punti percentuali rispetto a quanto previsto nell'ottobre scorso. E il rapporto deficit /Pil resterà al 2,6% anche nel 2020. Il debito della Pa, invece, tocca nel 2019 quota 133,4%, circa 2,7 punti percentuali in più delle ultime previsioni di Confindustria per assestarsi al 133,6% nel 2020.

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Allarme recessione. Tiene in ansia gli osservatori anche il pericolo della recessione. «Nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all'espansione, non brillante, della domanda estera. A meno che - avverte il rapporto del Centro studi di Confindustria con le nuove previsioni degli economisti di via dell'Astronomia - non si realizzi l'auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale».



La lite Salvini-Di Maio. Le previsioni di Confindustria? «Verranno smentite clamorosamente dai fatti. È pieno di gufi. Ci hanno sempre "cannato" in passato», ha affermato il vicepremier Salvini. Replica subito Di Maio. «Le preoccupazioni di Confindustria sono le nostre». Confindustria non è un gufo, «l'epoca dei gufi era quella di Renzi», ha aggiuntio il vicepremier Di Maio dopo le affermazioni di Matteo Salvini.
 

Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 07:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA