CORONAVIRUS

Agenzia delle entrate, senza una proroga 8,5 milioni di atti in arrivo. Lo Stato deve avere dai contribuenti 955 miliardi

Giovedì 23 Aprile 2020 di Jacopo Orsini
Agenzia delle entrate, senza una proroga 8,5 milioni di atti in arrivo. Lo Stato deve avere dai contribuenti 955 miliardi

C'è il rischio che il fisco a partire da giugno debba procedere a emettere otto milioni e mezzo di atti nei confronti dei contribuenti. È l'allarme lanciato dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, in videoconferenza davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. Il decreto Cura Italia varato per fronteggiare l'emergenza coronavirus ha previsto infatti la sospensione fino al 31 maggio 2020 dei «termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso», disponendo una proroga biennale dei termini in scadenza al 31 dicembre 2020.

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Una norma, secondo l'Agenzia, pensata per diluire la notifica degli atti di accertamento in un periodo di tempo più lungo ed evitare la concentrazione di notifiche nei mesi immediatamente successivi alla fine della crisi sanitaria. Ma interpretata invece da molti come un ingiustificato allungamento della possibilità per il fisco di fare controlli sui contribuenti.

 

Da qui la spinta arrivata in Parlamento a cancellare la disposizione dal decreto, attualmente alla Camera per l'approvazione definitiva. Una modifica che ha spinto Ruffini a mettere in guardia su quali potrebbero essere le conseguenze per i cittadini. Il numero uno del fisco ha invitato infatti i deputati a «valutare l'opportunità di una ripartizione delle attività di liquidazione, accertamento, controllo e riscossione con tempistiche modulate» evitando «di concentrare nel secondo semestre del 2020 la notifica di milioni di atti e comunicazioni». Ruffini ha poi ricordato che sempre per effetto delle misure varate dal governo dopo lo scoppio della pandemia, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione «ha sospeso l'avvio alla fase di notifica di circa 3 milioni di cartelle di pagamento», oltre al blocco di circa 2,5 milioni di atti della riscossione il cui invio era previsto nei mesi di marzo, aprile e maggio.

IL MAGAZZINO
Ruffini si è poi concentrato sul cosiddetto magazzino, il totale dei crediti affidati dallo Stato all'Agenzia delle entrate-riscossione (l'ex Equitalia). Una somma gigantesca, pari a 954,7 miliardi di euro che il fisco sa già che in gran parte non recupererà mai. L'importo, per circa il 40% viene giudicato infatti, «difficilmente esigibile». Questo perché, ha spiegato ancora il direttore, 153 miliardi sono dovuti da soggetti falliti, 119 da persone decedute e imprese cessate e 109 da nullatenenti, mentre per altri 69 miliardi l'attività di incasso è sospesa in forza di sentenze dell'autorità giudiziaria. Ci sono poi 410 miliardi che sono dovuti da contribuenti nei confronti dei quali l'Agente della riscossione ha già svolto azioni esecutive che però «non hanno consentito il recupero integrale del loro debito attuale». Per altri 80 miliardi invece le azioni di recupero «sono inibite o limitate» per le norme a favore dei contribuenti. Restano solo una quindicina di miliardi, in corso di rateizzazione, che il fisco può ragionevolmente sperare di recuperare.
I crediti, che danno una misura del livello di evasione in Italia, riguardano una platea di circa 17,4 milioni di contribuenti. La maggior parte (83,4%) sono delle agenzie fiscali, il 13,1% riferiti a Inps e Inail, l'1,9% ai Comuni e il restante 1,6% ad altri enti. Guardando alla dimensione dei debiti, il 45,4% dei contribuenti deve meno di 1.000 euro, pari all'1,8% del valore complessivo del magazzino. Solo l'1,3% deve pagare invece somme superiori a 500.000 euro, una categoria che però rappresenta due terzi del totale dei crediti vantati dal fisco.

Infine, riguardo a eventuali nuovi provvedimenti di pace fiscale, Ruffini ha sottolineato come la scelta «spetti al Parlamento». Tuttavia, ha aggiunto, se «nelle precedenti crisi si è venuto incontro ai contribuenti» oggi, considerato lo choc provocato dal coronavirus, «le difficoltà sono acuite».
 

Ultimo aggiornamento: 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA