CORONAVIRUS

Svimez: nel Mezzogiorno il virus ha cancellato il 6% dei posti di lavoro, al Settentrione il 3,5%

Martedì 11 Agosto 2020 di Jacopo Orsini
Svimez: nel Mezzogiorno il virus ha cancellato il 6% dei posti di lavoro, al Settentrione il 3,5%

Lo choc dovuto al Covid-19 ha colpito tutta l’Italia. Il crollo dell’attività è stato pesante ovunque ma il colpo è piombato su un Mezzogiorno già in recessione che non aveva ancora recuperato i livelli precedenti alla crisi scoppiata nel 2008. La caduta del Pil nel 2020 si prevede più marcata per il Centro-Nord (-9,6%) ma molto significativa anche per il Meridione (-8,2% contro il -9,3% dell’Italia intera).

A preoccupare sono però le ricadute sociali di un impatto occupazionale, più forte nel Mezzogiorno, che perderà solo quest’anno 380mila posti (pari al 6,1% della forza lavoro), contro i 600 mila del Centro-Nord, che però in quell’area sono il 3,5% del totale. Una perdita di occupati impressionante quella del Sud, paragonabile a quella subita nel quinquennio 2009-2013 (-369.000). È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto della Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, sull’impatto della crisi e sugli effetti degli interventi del governo per fronteggiare l’emergenza. 

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Secondo gli economisti dell’organizzazione che si occupa di studiare le condizioni economiche del Sud, «ad attenuare la gravità del quadro» c’è infatti «il consistente sostegno delle politiche pubbliche». La Svimez in particolare stima che grazie agli interventi messi in campo per fronteggiare l’emergenza, per un importo di circa 75 miliardi di euro a cui si aggiungono i 25 miliardi del decreto agosto appena varato dal governo, la caduta del Pil è stata «contenuta di circa 2,1 punti al Centro-Nord e di quasi 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, anche se in termini pro-capite il beneficio è maggiore al Centro-Nord (1.344 euro) rispetto al Mezzogiorno (1.015 euro)».

Al Sud è andato il 30% circa degli interventi mentre il Centro-Nord ha beneficiato del 70% delle misure di sostegno.
Il calo del prodotto, sempre secondo l’analisi dell’associazione, è più accentuato al Centro-Nord perché «risente in misura maggiore del blocco produttivo imposto per contenere la diffusione della pandemia». Ma ci sono anche altri due motivi. In primo luogo la pandemia ha determinato una caduta del commercio mondiale e nel Settentrione le esportazioni pesano per quasi il 30% sul Pil, contro una quota inferiore al 10% in quelle meridionali. L’altro elemento è il crollo della spesa turistica, in particolare quella degli stranieri, molto più alta nelle regioni centrosettentrionali rispetto a quelle meridionali, anche per una struttura dell’offerta più ampia e strutturata nel Centro-Nord.
 

Il reddito disponibile


La Svimez segnala poi che la caduta del reddito disponibile delle famiglie nel 2020 è la «più ampia mai riscontrata dalla metà degli anni ’90 (-4,1% nel Centro-Nord e -3,3% nel Sud) per effetto, innanzitutto, della forte contrazione attesa nel volume di occupazione». Nel Meridione la flessione è minore in parte grazie alle prestazioni sociali, che hanno un peso «comparativamente maggiore». L’effetto congiunto del blocco produttivo, della perdita di reddito e di comportamenti di spesa «fortemente prudenziali» si rispecchia poi «in una contrazione consistente» dei consumi delle famiglie: -9,1% al Sud e -10,5 al Centro-Nord. Un calo solo parzialmente controbilanciato dalla spesa pubblica (+1,9% nel Meridione e +1,3% nell’area centrosettentrionale).

Le previsioni della Svimez per il 2021 infine vedono un Mezzogiorno frenato da una ripresa che viene definita «dimezzata»: al Sud si stima infatti +2,3% del Pil contro il +5,4% del Centro-Nord (+4,6% per l’intera Penisola). «Il forte differenziale tra le due macroaree durante la fase di ripresa è destinato a rimanere», aggiungono gli analisti dell’associazione, perché in sostanza i principali comparti dell’economia meridionale, nelle fasi ascendenti del ciclo, recuperano a ritmi più bassi rispetto al Settentrione. Un dato ormai «strutturale, che costituisce il lascito negativo della “lunga crisi” (2008-2014)». Inoltre «quantità e qualità delle imprese presenti nel territorio del Sud fanno sì che gli stimoli provenienti dal lato della domanda siano trasferiti all’offerta in misura relativamente minore». Per il rilancio, secondo la Svimez, «si rende ora urgente una strategia nazionale di sostegno alla crescita compatibile con l’obiettivo del riequilibrio territoriale». Il rischio, in questa fase di crisi, è infatti un ulteriore allargamento del divario Nord-Sud.

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