MARIO DRAGHI

Covid, nuovi ristori contro la crisi: tempi stretti per le richieste, a chi spettano e come ottenerli

Lunedì 30 Agosto 2021 di Michele Di Branco
Nuovi ristori contro la crisi, tempi stretti per le richieste

Corsa agli indennizzi per le imprese e le partite Iva danneggiate dalle restrizioni anti-Covid varate dal governo che, in questi mesi, hanno già incassato i contributi automatici a fondo perduto previsti dal Sostegni bis, da 18 miliardi di euro, varato dal governo in primavera. Il 2 settembre, infatti, scadono i termini per richiedere i ristori, attivabili su domanda, che si riferiscono alla perdita di fatturato parametrata a un periodo più recente, incassando così la differenza rispetto a quanto già ottenuto nei mesi scorsi. Questo tipo di indennizzi, infatti, spetta a coloro che, nel periodo fra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 hanno perso almeno il 30 per cento di fatturato rispetto ai 12 mesi precedenti.  

Il calcolo si effettua in questo modo: alla perdita di fatturato medio mensile, si applicano aliquote che dipendono dal fatturato 2019. Così, soggetti con fatturato fino a 100mila euro incasseranno il 60 per cento; con un fatturato fra 100 mila e 400 mila euro: 50 per cento; fra 400 mila e 1 milione di euro: 40 per cento; fra 1 e 5 milioni di euro: 30 per cento e fra 5 e 10 milioni di euro: 20 per cento. Ovviamente, alla somma che spetta in base a questo calcolo, verrà sottratto l’importo dell’indennizzo già ricevuto. Il che, ad esempio, equivale a dire che se un contribuente (che ha aveva ricevuto mille euro di contributo dal primo decreto Sostegni e ha già incassato in automatico altri mille euro di contributo dal secondo) presenta istanza anche per il contributo stagionale, dalla quale risulta che ha diritto a 1.500 euro, prenderà 500 euro. La norma, inoltre, contiene un meccanismo di tutela in favore delle imprese: se la somma spettante in base alla domanda di contributo stagionale è più bassa di quella del contributo automatico, l’Agenzia delle Entrate scarta la domanda e non bisogna restituire la differenza. Quanto al meccanismo di erogazione, il decreto prevede espressamente che si possa scegliere se ricevere il contributo con versamento sul conto corrente oppure come credito d’imposta. La scelta spetta quindi a chi beneficia dell’aiuto. Chi presenta domanda per il cosiddetto “contributo stagionale” dopo aver già ottenuto quello automatico, non è obbligato a mantenere la medesima modalità precedentemente indicata. In pratica, se il contributo automatico è stato accreditato sul conto corrente, il nuovo indennizzo può essere utilizzato come credito d’imposta, o viceversa.  

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 La partita degli indennizzi, comunque, non finisce certo con la scadenza del 2 settembre. Infatti le imprese che hanno deciso di chiedere i ristori non più sulla base del calo di fatturato ma sulle risultanze dell’andamento della dichiarazione dei redditi dovranno presentare il modello Redditi Persone Fisiche (il cui termine generale è fissato per il 30 novembre) entro il 10 settembre. In questo caso si tratta della terza opzione di indennizzo prevista dal governo e, per avere diritto a farne domanda, occorrerà inviare il modello compilato entro la data sopra menzionata. Il versamento, che arriverà a fine anno da parte dello Stato, sarà a conguaglio e spetterà a chi ha una partita Iva aperta prima del 26 maggio scorso; un fatturato fino a 10 milioni di euro nel 2019 (ma il ministro dell’Economia ha annunciato la sua probabile estensione a 15 milioni nel caso in cui a fine anno siano disponibili ulteriori risorse finanziarie); un risultato economico d’esercizio 2020 (utile o perdita) inferiore a quello 2019 di una percentuale che il Ministero dell’Economia stabilirà in autunno attraverso un decreto ad hoc. 

Per questo intervento, definito dal governo di carattere “perequativo”, il decreto Sostegni ha messo sul piatto 4 miliardi di euro e, come ricordato, il termine ultimo per presentare la dichiarazione è fissato al 10 settembre. Negli ultimi giorni, tuttavia, alcuni partiti (come la Lega, in prima fila) hanno suggerito di accogliere le richieste dei commercialisti che da settimane chiedono con insistenza un differimento dei termini. 

Ma fonti alle prese con il dossier spiegano che un eventuale rinvio rischierebbe di dilatare a dismisura i tempi necessari per l’erogazione del contributo.

 

Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA