Due anni di credito d'imposta al Sud per chi investe in efficenza energetica

Sabato 19 Febbraio 2022 di Nando Santonastaso
Due anni di credito d'imposta al Sud per chi investe in efficenza energetica

È stata decisamente una buona sorpresa per le imprese del Mezzogiorno scoprire che nell'attesissimo decreto del governo sul caro-bollette c'è un capitolo Sud. «Impegna 290 milioni, sotto forma di crediti d'imposta per gli anni 2022 e 2023, per sostenere le aziende delle regioni meridionali che investiranno in efficienza energetica e in auto-produzione di energia da fonti rinnovabili» spiega con comprensibile soddisfazione il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna che ha chiesto ed ottenuto dal premier Draghi e dai colleghi di governo l'inserimento di questa norma nel testo definitivo.

Un punto sottolineato da Gigi Casciello, deputato di Forza Italia: «Con l'impegno profuso dal ministro per il Sud, c'è un vero e proprio Capitolo Sud nel decreto». «Lo finanzieremo con il Fondo Sviluppo e Coesione e sono certa che costituirà uno specifico incentivo a ridurre la dipendenza energetica da forniture sempre più costose», insiste Carfagna, che sulle risorse dell'Fsc sta costruendo un'importante, ulteriore opportunità di sviluppo del Sud oltre il Pnrr, considerato che il Fondo è destinato per l'80% ai territori meridionali.
Sul piano politico il segnale è in piena continuità con le misure già decise dall'esecutivo per ridurre il divario, come a proposito dei 6,3 miliardi stanziati pochi giorni fa dal Cipess per le infrastrutture. Carfagna coglie l'occasione per ribadire la credibilità complessiva dell'esecutivo e della sua missione, nelle ore difficili del rapporto tra il premier e i partiti della maggioranza: «La tempestività, l'ampio dispiego di risorse e gli interventi strutturali messi in campo per fronteggiare la crisi energetica confermano che l'espressione governo di salvezza nazionale non è uno slogan: questo esecutivo sta fronteggiando emergenze nuove e talvolta imprevedibili, dall'epidemia all'escalation dei prezzi del gas, con decisioni giuste nei tempi giusti. Non oso pensare cosa sarebbe accaduto al Paese, ai suoi cittadini e alle sue imprese in condizioni diverse», dice il ministro.

La misura per le imprese del Sud «è un segnale importante per accelerare l'attuazione del piano del governo sull'incremento dell'energia prodotta dalle rinnovabili», commenta Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria. «Non la leggo solo come una risposta all'emergenza determinata dal caro-bollette dice il patron, con il fratello Federico, di Graded, una delle aziende più innovative del Mezzogiorno ma come opportunità per favorire gli investimenti in un settore sul quale il governo ha puntato forte: bisogna passare dall'attuale produzione da rinnovabili di 0-9 megawatt/ora a 7 megawatt/ora. Uno sforzo enorme ma indispensabile considerate la volatilità dei prezzi dell'energia di questi giorni e le conseguenze sulle bollette di famiglie e imprese».

Dello stesso avviso Marco Zigon, patron del gruppo Getra, leader nazionale nella trasformazione di energia: «È sicuramente una buona misura, che va nella stessa direzione di Industria 4.0 e dell'efficientamento energetico delle imprese. Tutto ciò che serve per essere più efficienti e competitivi va bene anche se per risolvere il problema del caro-energia occorrono provvedimenti strutturali. In attesa di disporne, riuscire ad alleggerire i costi è sicuramente utile ma è indispensabile l'impegno di tutti a fare investimenti perché solo così riusciremo a garantire la crescita del Pil e la sostenibilità del debito legato al Pnrr. In caso contrario le criticità di oggi per le imprese sono desinate a non essere risolvibili nel tempo».

Che la misura varata ieri diventi un'opportunità per le aziende del Sud sembra quasi inevitabile (anche se il fatto che il 95% di esse sia di micro e piccole dimensioni apre qualche dubbio sulla reale capacità di intervento). Nel Mezzogiorno, come ormai sappiamo da tempo, si concentra il 40,2% delle energie pulite del Paese. In particolare, il Sud come ricorda il recente Report di Srm, il Centro Studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo - vale il 37,4% della potenza fotovoltaica, il 96,5% della potenza eolica ed il 27,2% della potenza degli impianti a bioenergie. «Andando ad analizzare ambiente e sostenibilità, la bioeconomia nel Mezzogiorno vale 23,6 miliardi di valore aggiunto».

Ma il ricorso alle rinnovabili non è ancora una strada in discesa, anzi. Il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari, ha denunciato i forti ritardi nelle autorizzazioni: «Il biometano, per esempio: la sua produzione andrebbe intensificata almeno per le filiere ceramiche e alimentari ma non ci sono richieste di nuovi impianti, perché quasi tutte quelle inoltrate negli anni scorsi non sono andate a buon fine. Secondo uno studio nazionale ci vogliono 109 mesi per ottenere l'autorizzazione a un impianto». Il ministro della Transizione ecologica Stefano Cingolani sembra essere sul pezzo: «Abbiamo deciso che quando effettivamente non si riesce a trovare la quadra» con gli altri ministeri «portiamo in analisi tutto al Consiglio dei ministri, il cosiddetto potere sostitutivo. Lo abbiamo già fatto una volta e abbiamo sbloccato un bel numero di gigawatt».

Ma le resistenze, soprattutto da parte dei Beni culturali, non si annunciano semplici. «Anche per questo il credito d'imposta per spingere le imprese del Sud è un provvedimento di grande significato dice Grassi -: risponde alla logica del fare presto che interessa tutto il sistema delle imprese, sia le pmi che le grandi. Sarebbe un peccato se proprio il Sud, che è destinato a essere naturale protagonista dei necessari investimenti per lo sviluppo delle rinnovabili, restasse indietro».

Ultimo aggiornamento: 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA