Crisi dei chip e bonus a singhiozzo, il mercato italiano dell'auto va in tilt

Giovedì 2 Settembre 2021 di Giorgio Ursicino
La consegna di un auto dal concessionario

Il mercato dell’auto si lecca le ferite. Va a gonfie vele soltanto la confusione. Le vendite ad agosto sono andate decisamente maluccio, con un calo netto non solo rispetto all’anno prima della pandemia, ma anche al 2020, un segnale che ci sono troppe turbative esterne al di là della situazione causata dal virus. Nell’ultimo mese sono state immatricolate 64.689 vetture, il 27,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 e del 27,3% in relazione al clou dell’estate 2020 che addirittura aveva fatto un pelino meglio. Lo scenario, senza dubbio, è pesante. Nel cumulato il poco più del milione di auto consegnate ai clienti è sì il 30% in più rispetto all’anomalo anno scorso (gli showroom dei concessionari sono stati a lungo chiusi), ma incassa una perdita secca del 20% confrontandolo con due anni fa. Questo il quadro, cerchiamo di vedere i motivi. Uno è sicuramente globale ed al quale è difficile porre rimedio, almeno nel breve periodo. L’altro tutto nostro, “made in Italy”, che senz’altro non aiuta.

La difficoltà internazionale è la crisi dei semiconduttori che impedisce ai costruttori di “terminare” veicoli già assembrati e, per evitare di mandare in tilt il sistema, li costringe a fermare la produzione. La situazione, come si poteva sperare, non migliora. Anzi. Proprio in questo periodo le case hanno spento le luci ad un numero significativo di fabbriche e le conseguenze si vedranno da qui a fine anno. Eppure ci sono diverse case che vanno bene, che vantano modelli graditi dal pubblico. La causa “autoctona” è invece l’incertezza, un problema che ha sempre infastidito i mercati, soprattutto quelli di prodotti “costosi”. Certo, la situazione generale non è facile e il governo negli interventi di aiuto preferisce essere cauto per valutare man mano quali sono i comparti più in difficoltà. I bonus che durano pochi mesi, però, non possono che causare un andamento delle vendite “stop and go”.

Ad agosto è stata rifinanziata la fascia delle elettrificate non “pesanti”, le full hybrid, le mild hybrid ed alcuni modelli solo con motore termico con emissioni che vanno da 60 a 135 g/km. Verso la fine del mese, però, sono finiti i fondi dell’altra fascia (da 0 a 60 g/km), quella dei modelli con le spina. Cosa ancor più grave perché sono i veicoli più in crescita che possono essere spinti, in tutto o in parte, da energia pulita e quindi incontrano consensi unanimi. Le auto del futuro visto che la EU ha deciso di accelerare sulla transizione energetica e quasi tutti i produttori stanno velocizzando i loro programmi per essere pronti in anticipo. Le vetture ricaricabili fanno la differenza ed in Germania sono al 25% delle vendite totali, in Francia e Inghilterra quasi al 20%, mentre da noi hanno superato la pur ottima soglia del 10% solo negli ultimi mesi. Una percentuale che, dopo una crescita vertiginosa, ad agosto si è fermata.

Ultimo aggiornamento: 3 Settembre, 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA