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Gelmini: «Il Pnrr non va stravolto, tagli al cuneo e via l'Irap»

Domenica 5 Giugno 2022 di Luca Cifoni
Gelmini: «Il Pnrr non va stravolto, tagli al cuneo e via l'Irap»

Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali: la crisi provocata dalla guerra in Ucraina rischia di incidere anche sul Pnrr. Il governo si è mosso cercando di compensare gli aumenti dei prezzi dei materiali, sarà necessario rivedere alcuni obiettivi?

«Con il decreto di maggio abbiamo steso intorno al Pnrr, e più in generale agli appalti, una cintura di sicurezza. E l’Unione Europea si sta muovendo sia per indicare gli spazi di manovra per le modifiche e per nuovi interventi nel campo dell’efficientamento energetico, con il RePower Eu. Le risorse del Pnrr vanno messe a terra: il piano si può e si deve adeguare, ma un conto è adeguare, un conto è stravolgere».

A maggior ragione alla luce di queste difficoltà – che incidono in modo particolare in alcune aree del Paese – il Pnrr sarà in grado di calarsi nella realtà dei territori?

«Il Pnrr è un grande piano di ricucitura dell’Italia e di riduzione dei divari. Che non sono più solo quelli fra Nord e Sud, ma anche fra centro e periferia, fra pianura e montagna, fra aree depresse e aree più sviluppate. Il Piano sarà in grado di calarsi nelle diverse realtà del Paese: spenderemo le risorse valorizzando le peculiarità dei territori. Ci stiamo muovendo su più fronti e non solo con il Pnrr: per esempio con la legge sulla montagna, il cui iter sta per cominciare in Parlamento, abbiamo decuplicato i fondi a disposizione dei comuni montani. Poi ci sono le risorse della coesione: una mole di investimenti mai vista. Intanto rispetteremo, nonostante la guerra, anche le scadenze del Pnrr di metà anno. Un bel segnale per un’Italia che vuole cambiare».

L’inflazione continua a correre, il governo è intervenuto con varie misure di sostegno fino al recente bonus 200 euro. Questo strumento è replicabile?

«Il governo è intervenuto, dall’inizio dell’anno, con quattro decreti per far fronte al caro energia: l’ultimo, a metà maggio, valeva oltre 16 miliardi di euro. È la dimostrazione che siamo pronti a fare tutto quello che serve e che è possibile per alleviare le difficoltà di famiglie e imprese. Il bonus da 200 euro è una misura eccezionale ed una tantum. Quello che è certo è che manterremo in piedi le misure di sostegno che hanno sterilizzato gli aumenti del costo dell’energia per le famiglie più deboli e ne hanno ridotto l’impatto per le imprese».

Intanto il governatore Visco ha segnalato il rischio di una rincorsa tra prezzi e salari.

«Le scelte economiche dell’esecutivo di questi mesi si basano su un principio che è, al momento, condiviso da tutti gli analisti anche a livello europeo: la crescita dell’inflazione è stata in larghissima parte determinata dall’esplosione della bolla dei prezzi dell’energia. Se depurassimo il dato da questa componente, avremmo un livello di inflazione molto più tollerabile e tutti i previsori indicano per il prossimo anno un ritorno a dinamiche dei prezzi molto più normali. Siamo cioè di fronte per ora ad un shock temporaneo, al quale rispondere con soluzioni come quelle che abbiamo preso – cioè straordinarie e a tempo. Dunque credo che la prudenza invocata da Visco sia la logica conseguenza di questi ragionamenti. Non ci si può basare cioè per i rinnovi contrattuali sui dati attuali dell’inflazione, perché altrimenti innesteremmo un circolo vizioso insostenibile. Dopodiché invece occorre ragionare su come aumentare gli stipendi, e questo andrebbe collegato alla produttività». 

Un nuovo intervento di riduzione del cuneo fiscale viene invocato come soluzione per la difesa del potere d’acquisto. Come dovrebbe eventualmente essere suddivisa questa misura tra imprese e dipendenti?

«Ci sono delle proposte in campo meritevoli di approfondimento: l’idea di Confindustria di intervenire sul versante contributivo con un taglio per due terzi a vantaggio del lavoratore e per un terzo a vantaggio dell’impresa, mi sembra condivisibile. E poi credo che la manovra che debba riguardare le imprese sia quella sull’Irap. L’Irap la si paga sul valore aggiunto, penalizzando chi il lavoro lo dà e con il paradosso che la devono pagare anche le imprese in perdita. L’Irap è dunque un’imposta da superare, così come ci chiede l’Ue».

Per tutte queste esigenze sarà sufficiente la strategia prudente messa finora in campo o alla fine servirà un ulteriore scostamento di bilancio, ovvero fare più deficit?

«Abbiamo messo in campo dall’inizio dell’anno 30 miliardi di euro senza fare nuovo debito. L’economia nel corso del primo trimestre è andata meglio del previsto: se è vero che c’è stata una frenata nella produzione industriale, questa è stata probabilmente compensata dall’esplosione dei servizi, che nel 2021 stentavano a ripartire. E l’occupazione ne ha risentito positivamente. Potremmo avere ulteriori spazi di manovra, ma non si può escludere a priori il ricorso a nuovo debito».

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 15:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA