Dl Ristori, la carica degli esclusi: dagli ambulanti agli organizzatori di eventi, la platea va allargata

Giovedì 29 Ottobre 2020

Il decreto Ristori non era ancora arrivato in Gazzetta ufficiale e gli allegati con i codici Ateco delle attività toccate dall'aiuto del governo erano ancora in versione provvisoria, prima della firma di Mattarella e della pubblicazione avvenuta in nottata; ma già ieri le categorie escluse o che comunque ritengono di non aver ricevuto abbastanza hanno iniziato a farsi sentire. Lamentele in una certa misura fisiologiche ma che al di là degli interessi più o meno corporativi di ciascuno segnalano un problema reale: se il peggioramento della situazione sanitaria porterà ad un vero e proprio lockdown legale o di fatto allora la logica dell'intervento appena deciso - sostenere le imprese direttamente penalizzate dalle chiusure - potrebbe risultare superata. 

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Già con la situazione attuale c'è chi ritiene danneggiato dalle misure appena annunciate. Agenti di commercio e consulenti finanziari fanno notare che il loro giro d'affari si riduce drasticamente se molti clienti devono abbassare la saracinesca. Gli ambulanti aderenti a Confcommercio si dicono esclusi dagli indennizzi riservati ala settore della ristorazione. Il settore della distribuzione automatica punta il dito sul rafforzamento dello smart working e sulla riduzione degli orari scolastici: le macchinette si trovano soprattutto in uffici e scuole. Il mondo degli Ncc (noleggio senza conducente) invece non ritiene sufficiente una rata di indennizzo pari solo al 100 per cento di quella erogata dall'Agenzia delle Entrate a giugno. Il settore degli eventi giudica fuorviante, dal proprio punto di vista, il confronto di fatturato sul mese di aprile e chiede criteri diversi. Il decreto lascerebbe aperta la possibilità di inserire nuove categorie con provvedimento del ministero dello Sviluppo. Ma devono essere «direttamente pregiudicati» dalle misure restrittive. Ritocchi che con tutta probabilità non incideranno sulla portata del provvedimento. Ma che margini esistono per correzioni più sostanziali? La sintesi la fa il presidente della commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli, riferendosi anche ai recenti contatti con i ministri Gualtieri e Patuanelli. Il decreto Ristori una volta arrivato in Parlamento non potrà subire vere modifiche, perché di fatto non ci sarebbe tempo per renderle operative entro quest'anno, spiega Melilli; ma siccome è necessario sostenere le intere filiere danneggiate dalle chiusure o riduzioni di attività, con la legge di Bilancio saranno necessari interventi più ampi. Il deputato Pd evoca quindi la possibilità che il governo chieda alle Camere l'autorizzazione a un nuovo scostamento dei saldi a inizio 2021. Di fatto però il percorso parlamentare della manovra deve ancora iniziare e quindi lo spazio di maggior disavanzo fissato all'1,3 per cento del Pil ovvero 22-23 miliardi potrebbe essere destinato a crescere: venerdì è in programma un consiglio dei ministri con un probabile secondo passaggio della manovra stessa. In realtà l'esecutivo non esclude la possibilità di adottare da qui a fine anno un ulteriore decreto legge con altri interventi, teoricamente di portata minore, ma dal punto di vista contabile questo dovrebbe comunque attingere a risorse risparmiate nell'anno in corso. Come è avvenuto con il provvedimento appena ufficializzato, che vale 5,5 miliardi e attinge per 3 miliardi alla Cig non utilizzata, per 900 milioni ai fondi già stanziati per i vari sussidi, per 860 al fondo del bonus vacanze; mentre 730 provengono dalla risorse relative ai crediti d'imposta per le imposte differite delle banche.

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Ultimo aggiornamento: 16:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA