Easy to Tech, la nuova piattaforma della Fondazione Cotec

Due panel sulle nuove frontiere e sfide etiche imposte dalle tecnologie e sull’ecosistema dell’innovazione in italia

La Fondazione Cotec presenta la nuova piattaforma
La Fondazione Cotec presenta la nuova piattaforma
Lunedì 5 Dicembre 2022, 16:00
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Presentata questa mattina nell’aula Marconi del Cnr la nuova piattaforma della Fondazione Cotec “Easy to Tech”, finalizzata alla divulgazione scientifica presso i giovani degli aspetti salienti e strategici delle nuove tecnologie. Uno spazio di confronto e di condivisione – gratuito, accessibile ed interattivo – sui temi della robotica, dell’intelligenza artificiale, della connettività e dei servizi digitali. A parlarne in diretta streaming e, in presenza, alle ultime classi dell’Istituto Aldo Moro di Passo Corese sono stati il presidente di Cotec Italia, Luigi Nicolais, insieme a Federica Merenda, curatrice scientifica del progetto, e a Carlotta Quattro Ciocchi, direttore generale della Fondazione per l'Innovazione Tecnologica, il cui presidente onorario è il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

In una mattina particolarmente densa di spunti e riflessioni, moderata dal conduttore radiofonico Massimo Cerofolini di Eta Beta, programma di Radio1, si sono alternati esperti e manager divisi in due panel: uno sulle nuove frontiere e sfide etiche imposte dalle tecnologie (composto da docenti universitari) ed uno sull’ecosistema dell’innovazione in italia con alcuni dei partner del progetto come Eni, Intesa Sanpaolo, Dintec-Unioncamere, Leonardo. 

Dopo l’introduzione di Cerofolini, che ha posto l’accento sul gap nelle materie cosiddette Stem (science, technology, engineering and mathematics) tra le esigenze delle aziende e l’assenza di competenze nelle nuove generazioni, la parola è subito passata al prof Luigi Nicolais, presidente di Cotec. «Oggi rispetto a venti anni fa tutte le tecnologie sono disponibili – ha spiegato – ma dobbiamo imparare ad usarle, il che non è sempre facile. Abbiamo più bisogno di qualcuno che sappia gestire le tecnologie, mettendo conoscenze in rete, che di chi che ne sviluppa di nuove. Succede anche nella deep tech, nella tecnologia profonda, dove come italiani siamo i più bravi al mondo a produrre conoscenza ma ci riduciamo ad essere fanalino di coda quando si tratta di utilizzare le nostre brillanti ricerche per creare posti di lavoro, imprese e nuove attività. Ciò si deve in parte al fatto – ha aggiunto il presidente Nicolais – che abbiamo regole che consentono più agevolmente di pubblicare un articolo scientifico che di depositare un brevetto e cercare di rendere utilizzabile quella conoscenza. Nel settore dell’informatica, ad esempio, i giovani spesso si preoccupano di come realizzare un programma o una piattaforma, ma non è questo che si richiede alle nuove generazioni quanto piuttosto di capirli questi strumenti ed usarli. Sono queste le vere sfide a cui sono e siamo chiamati, perché al loro interno vi sono opportunità enormi. Ed è essenziale l’interazione tra saperi positivi, distinti e anche forse distanti tra loro, per rendere più consapevoli le nuove generazioni rispetto all’utilizzo delle tecnologie nel futuro».

Di qui Federica Merenda, scientific manager del progetto, ha spiegato come «la maggior parte dei contenuti» siano «già presenti nella piattaforma» e che saranno implementati in vista di gennaio quando il percorso entrerà nel vivo, «anche con due cicli di incontri: dei seminari di tutoraggio e dei webinar con le aziende partner dell’iniziativa». Entrambi gli appuntamenti saranno comunicati alla platea delle scuole che hanno aderito alla campagna di divulgazione scientifica per consentire agli studenti di arricchire le proprie competenze e prepararsi all’ingresso nel mercato del lavoro. 

A prendere la parola ospite della sessione “L’innovazione tecnologica in Italia: nuove frontiere e sfide etiche” è stata quindi Paola Pisano, professoressa associata di gestione dell’lnnovazione tecnologica e già ministra per la Transizione Digitale. «Dal 2016 – ha sottolineato – noi produciamo ogni giorno 2,5 quintilioni di dati, un numero con diciotto zeri, ma nel 2020 di dati ne abbiamo prodotti 64 zettabyte e il mercato dell’intelligenza artificiale oggi vale 11,7 trilioni di dollari. Il che significa che se i giovani aprono una startup in questo mondo i finanziamenti dei venture capital, che quest’anno ammontano a 150 miliardi, arrivano anche a loro. Ovviamente non solo le aziende si sono mosse ma anche i paesi, oggi abbiamo 700 strategie di intelligenze artificiali in 60 paesi. L’Italia non è da meno, nel documento programmatico del 2021 tra gli obiettivi vi è quello di aumentare le competenze investendo maggiori risorse nella ricerca di questo settore e, allo stesso tempo, fare in modo che questi nuovi strumenti vengano utilizzati sia dal pubblico che dal privato. Ciò che ancora manca è un’interlocuzione costante e diretta tra imprese, Stato e università».

Di neurotecnologie e di neurodiritti ha invece discusso Fiorella Battaglia, professoressa associata di Filosofia Morale alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera e ricercatrice presso l’Università del Salento. Il riferimento esplicito è ad Elon Musk e il suo Neuralink. «Parliamo del fatto che il cervello venga collegato con un chip ad un computer. In questo caso nascerebbero tutta una serie di problemi etici e della privacy. Questo è il nuovo oro, l’oro neurale, dopo quello dei dati con i big data. Per il momento non c’è ancora, e per fortuna, la possibilità di correlare l’attività cerebrale con dei contenuti, nel caso tuttavia dovesse essere possibile risalire da dei correlati neurali a dei contenuti si aprirebbe tutta una questione che è quella dei neurodiritti». 

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I partner della piattaforma “Easy to tech” sono stati poi intervistati da Massimo Cerofolini nell’ambito della tavola rotonda dal titolo “L’ecosistema dell’innovazione tecnologica in italia”. A prendere la parola per prima è stata Alessandra Fidanzi, head of Digital Factory and Center of Excellence di Eni, che si è soffermata sull’importanza delle soft skills e sul profilo strategico di alcune competenze per un’azienda come il saper lavorare in team o essere dotati di problem solving. Subito dopo Valeria Ricci dell’AI Lab di Intesa Sanpaolo Innovation Center ha invece posto l’accento sull’esigenza di attivare progetti di ricerca applicata, rispondendo a bisogni complessi della banca come trasformare numeri in immagini, consentendo in questo modo di cogliere le differenze di colore, lunghezza, di area e di superficie. Antonio Romeo, direttore Dintec-Unioncamere, si è a sua volta soffermato sui ritardi delle piccole e medie imprese nel compiere i primi passi nella digitalizzazione («Solo il 55 per cento delle aziende è entrato realmente in questo settore, mentre il 45 per cento è ancora in quel limbo che noi chiamiamo degli esordienti o degli apprendisti, anche se bisogna dire che la pandemia ha fatto da catalizzatore in fatto di attivazione di processi rivolti alle nuove tecnologie»). Infine Vincenzo Sabbatino, Ct&lo, lnnovation and lp di Leonardo, ha parlato di convertiplano e vertiporti, spiegando che presto «i capi di Stato o il Papa viaggeranno su mezzi che sono a metà strada tra aeroplani ed elicotteri e che saranno in grado di alzarsi in verticale e volare come un aereo».

In chiusura, Carlotta Quattro Ciocchi, direttore generale della Fondazione Cotec, ha ricordato come “Easy to Tech” sia stato pensato come un «nuovo spazio di espressione, che chiama i giovani a lavorare con le generazioni precedenti in una relazione che punta a far cooperare diversi mondi ed energie per un Paese più giusto».

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