Export in calo, effetto Brexit sul Made in Italy: cibo e bevande, segno meno dopo dieci anni oltremanica

Venerdì 15 Ottobre 2021
Cibo e bevande, export del Made in Italy in calo verso Gran Bretagna

In calo il Made in Italy sotto forma di cibo e bevande diretto in Gran Bretagna. Sono gli effetti diretti della Brexit, che dalle tavole dei sudditi di sua Maestà rimbalzano sulla bilancia commerciale italiana. L'export di questo particolare segmento di prodotti diretto oltremanica nei primi otto mesi del 2021 ha fatto registrare un calo dell'1,3%, contenuto e tuttavia preoccupante considerato che il segno meno compare per la prima volta dopo dieci anni.  Un dato che risalta ancor di più se si considera che è in netta controtendenza rispetto al balzo fatto registrare sul mercato mondiale (+12,1%).

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Dopo Germania, Francia e Stati Uniti

Il dato è frutto di un'analisi condotta da Coldiretti su dati Istat relativi al periodo gennaio-agosto in riferimento alla proposta della Commissione Ue nell'ambito del Protocollo Irlanda del Nord che porta a «una riduzione dell'80% dei controlli delle merci che arrivano dalla Gran Bretagna alle coste nordirlandesi.» La Gran Bretagna - segnala Coldiretti - si classifica al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti.

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Dopo il vino, il pomodoro e la pasta

Tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna dopo il vino, con il prosecco in testa, al secondo posto ci sono i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi, salumi e dell'olio d'oliva. La proposta della Commissione che introduce eccezioni all'applicazione dei controlli su alcuni prodotti alimentari esportati dal Regno Unito verso l'Irlanda del Nord e delle disposizioni doganali post Brexit rischia - sostiene l'organizzazione agricola - di favorire l'arrivo nell'Unione europea di cibi e bevande non conformi agli standard di sicurezza Ue ma anche contraffazioni ed imitazioni dei prodotti alimentari tutelati, dal Parmigiano al Chianti. Si tratta - conclude Coldiretti - di un rischio reale come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano.

Ultimo aggiornamento: 18:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA