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Fermo pesca nel mare Adriatico, poi toccherà al Tirreno: stop al pesce fresco a tavola

Sabato 30 Luglio 2022
Fermo pesca nel mare Adriatico, poi toccherà al Tirreno: stop al pesce fresco a tavola

Stop al pesce fresco a tavola per l'avvio del fermo pesca che porta al blocco delle attività della flotta italiana lungo l'Adriatico. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca in occasione dell'avvio del provvedimento che dal 30 luglio blocca le attività dei pescherecci dal Friuli Venezia Giulia al Veneto e dall'Emilia Romagna fino a parte delle Marche e della Puglia. In una situazione in cui i prezzi di vendita al dettaglio per il pesce fresco e refrigerato sono aumentati del 10,4% a luglio per effetto del clima e dell'aumento insostenibile dei costi.

Lo stop inizialmente varrà infatti - spiega la Coldiretti - da Trieste ad Ancona e da Bari a Manfredonia, mentre lungo l'Adriatico nel tratto centrale da San Benedetto e Termoli le attività si fermeranno il 16 agosto. Per quanto riguarda il Tirreno il blocco scatterà da Brindisi a Napoli fino a Gaeta dal 5 settembre al 4 ottobre. Mentre per Sicilia e Sardegna l'interruzione delle attività è fissata su indicazione delle regioni.  »Come lo scorso anno - spiega Coldiretti Impresapesca - in aggiunta ai periodi di fermo fissati i pescherecci dovranno effettuare ulteriori giorni di blocco che vanno da 7 a 17 giorni a seconda della zona di pesca e del tipo di risorsa pescata. Nonostante l'interruzione dell'attività sulle tavole delle regioni interessate - precisa Coldiretti Impresapesca - sarà comunque possibile trovare prodotto italiano, dal pesce azzurro come le alici e la sarde, al pesce spada, dalle vongole e cozze provenienti dalla barche della piccola pesca e dall'acquacoltura, che assicura anche orate e spigole. Il consiglio è dunque quello di verificare bene le informazioni in etichetta sui banchi di pescherie e supermercati, ma per assicurare reale trasparenza occorrerebbe arrivare all'etichettatura obbligatoria dell'origine anche al ristorante. Il fermo cade quest'anno in un momento difficile - denuncia Coldiretti Impresapesca - poiché il blocco dell'attività va a sommarsi al caro carburanti con il prezzo medio del gasolio per la pesca che è praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno costringendo i pescherecci italiani a navigare in perdita o a tagliare le uscite e favorendo le importazioni di pesce straniero, considerato che fino ad oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata proprio dal carburante. Non a caso gli arrivi di prodotti ittici dall'estero sono aumentati del 29% in valore nei primi quattro mesi del 2022, secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat».

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