Fisco, slitta la dichiarazione dei redditi precompilata, i ristori copriranno 2 mesi

Sabato 13 Marzo 2021 di Andrea Bassi e Jacopo Orsini
Fisco, slitta la dichiarazione dei redditi precompilata, i ristori copriranno 2 mesi

Slitta la precompilata. Il modello predisposto dall’Agenzia delle entrate con i dati sui redditi dei contribuenti italiani arriverà il 10 maggio prossimo anziché come previsto il 30 aprile. Il ministero dell’Economia ha annunciato infatti ieri che con il decreto Sostegni in arrivo nei prossimi giorni verranno differiti al 31 marzo 2021 i termini di trasmissione telematica della Certificazione unica all’Agenzia delle entrate e anche quello di consegna della documentazione ai contribuenti. La stessa proroga sarà prevista anche per l’invio all’amministrazione finanziaria da parte degli enti esterni (banche, assicurazioni, enti previdenziali, amministratori di condominio, università, asili nido, veterinari) dei dati necessari per la compilazione del modello. A causa di questo slittamento la dichiarazione già pronta per essere trasmessa dal pc di casa all’Agenzia delle entrate sarà a disposizione degli italiani dieci giorni dopo la data prevista inizialmente.

Precompilata IVA, De Lise (commercialisti): evitare altra confusione

Inps, il pin va in pensione: dai sussidi alle colf, dall'1 ottobre si accede solo con Spid


IL TESTO


Nello stesso provvedimento che il governo si appresta a varare per dare nuovi aiuti alle imprese colpite dall’emergenza Covid è prevista anche la proroga dei termini per la conservazione delle fatture elettroniche del 2019. Lo slittamento, spiega il Tesoro, «consentirà agli operatori di avere tre mesi in più per portare in conservazione le fatture elettroniche del 2019». La proroga in via di definizione tiene conto del fatto che l’adempimento costituisce una novità, visto che l’obbligo di fatturazione elettronica è stato introdotto il 1° gennaio 2019. «Vengono così accolte - continua il ministero - le richieste degli operatori del settore impegnati nella gestione dei numerosi adempimenti connessi alle misure straordinarie varate dal Governo per far fronte alla grave crisi economico-sociale causata dalla pandemia che si sono aggiunti alle scadenze ordinariamente previste dal nostro sistema tributario».


Intanto il testo del nuovo decreto sostegni da 32 miliardi è ormai pronto. Domani il ministro dell’Economia Daniele Franco vedrà i capigruppo della maggioranza per illustrare le misure in vista del consiglio dei ministri che adotterà il provvedimento. Sarà di circa 12 miliardi la quota che spetterà alle imprese e alle partite Iva per i ristori. Il meccanismo degli indennizzi è ormai definito. I vecchi codici Ateco che avevano comportato tanti problemi e lasciato fuori diverse attività, saranno superati. A ricevere gli aiuti saranno tutte le imprese e le partite Iva con fatturati fino a 10 milioni di euro, che hanno subito nel 2020 perdite superiori al 33 per cento del fatturato del 2019. Ma ad essere “ripagata” non sarà la perdita dell’intero anno. La quota di fatturato persa sarà divisa in dodicesimi e il ristoro riguarderà solo due mensilità.

Per esempio, un’impresa o una partita Iva che nel 2020 ha fatturato 100 mila euro e nel 2019 67 mila euro, con una perdita dunque di 33 mila euro, avrà diritto a un ristoro di 5.500 euro. L’indennizzo minimo pagato sarà di 2 mila euro, quello massimo non potrà andare oltre i 150 mila euro. Insomma, che i ristori riguarderanno solo una piccola parte del fatturato perso ormai è chiaro. Gli artigiani di Mestre, attraverso la Cgia, hanno osservato che «i tempi di erogazione si stanno allungando ingiustificatamente» e, hanno detto, «in secondo luogo pare che questa misura non includa ancora stanziamenti pubblici in grado di compensare una percentuale significativa dei mancati incassi, ma nemmeno parte delle spese fisse che le attività, in particolar modo quelle chiuse per decreto, continuano a sostenere». 


LA CADUTA


Anche la Confcommercio è preoccupata. Con le chiusure decise dal Governo a partire da domani, l’ufficio studi dell’associazione ha stimato che la perdita a livello nazionale per il commercio rispetto a un mese normale nel quale ricade la Pasqua superi i 15,5 miliardi con una caduta del fatturato superiore al 30% del totale. Secondo le analisi dell’associazione dei commercianti, in un mese senza pandemia (come ad esempio nel 2019) nel quale ricade la Pasqua i consumi nei settori del vestiario, mobili, bar e ristoranti, servizi di alloggio, trasporti escluse le auto, i servizi ricreativi e gli altri servizi vari superano nel complesso i 50 miliardi. «Il lockdown», ha detto il presidente Carlo Sangalli, «è una strategia insostenibile». 


Anche le strutture extra alberghiere (i bed and breakfast) hanno fatto sentire la loro voce, chiedendo aiuto per colmare almeno una parte dei due miliardi di fatturato bruciati. Il governo comunque pare consapevole della necessità di un nuovo intervento. È stato lo stesso Mario Draghi ad annunciare la volontà di procedere a un nuovo scostamento di bilancio di una quindicina di miliardi di euro per rafforzare gli aiuti alle imprese. 

 

Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 14:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA