Di Maio: «Flat Tax non sarà iniqua, avrà tetto massimo di 60-70 mila euro»

Giovedì 13 Giugno 2019
Di Maio: «Flat Tax non sarà iniqua, avrà tetto massimo di 60-70 mila euro»
La flat tax può evitare di essere iniqua «mettendo un tetto, perché se si devono abbassare le tasse, le dobbiamo abbassare per il ceto medio». Non si deve andare «oltre i 60.000, massimo 70.000 euro l'anno». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, parlando ai microfoni di Radio Anch'io. «Saremo responsabili, ma mettendo al centro gli italiani e non i numerini», ha ribadito.

Abbassare le tasse resta una priorità per questo governo e Tria non ha detto che la Flat Tax non si può fare, ha ribadito il vicepremier, aggiungendo che «le coperture saranno oggetto di discussione da qui a dicembre».

Di Maio ha spiegato che ieri è stato l'inizio di un percorso che porterà alla nuova manovra d'autunno e che il Governo «non vuole creare tensioni clamorose con l'Unione europea». E sulle richieste dell'UE precisa: «Manovre correttive non se ne fanno».

Fino a quasi 19 mila euro di tasse in meno per chi ha un reddito di 110mila euro, un risparmio di 8.100 euro all'anno per i redditi di 50 mila euro e un aggravio invece per chi ha un un reddito annuale lordo di 18 mila euro. Ecco alcuni esempi di come verrebbero rimodulate le tasse se venisse applicato il progetto di flat tax attualmente allo studio, secondo i conti fatti dalla Cgil. I calcoli sono fatti in base al progetto che prevede di riformare e ridurre le aliquote, dalle attuali 5 (23%, 27%, 38%, 41% e 43%) a 3, che sarebbero pari a 15% la minima (fino a 50 o 60 mila euro) e 40% la massima (oltre i 100.000 euro). La Cgil sottolinea che «non ci sono informazioni sulla seconda aliquota, che possiamo immaginare intermedia tra le due (25%-30%).

Secondo la proiezione un lavoratore con reddito annuo lordo di 18.000 euro, e gli 80 euro, paga oggi circa 1.870 euro di Irpef. Con la nuova aliquota, cui aggiungiamo una deduzione di 4.000 euro come annunciato circa un anno fa, andrebbe a pagare 2.100 euro. Un lavoratore con reddito pari a 50.000 euro paga attualmente circa 15.000 euro di Irpef. Con la riforma ne pagherebbe 6.900, con un vantaggio di 8.100 euro. Un lavoratore con reddito pari a 110.000 euro paga attualmente 40.470 euro di Irpef. Con la riforma ne pagherebbe 21.500. Come prevedibile, sottolinea ancora il sindacato, »diminuendo la progressività del sistema sono maggiori i vantaggi per i redditi più alti. Questo anche perché diminuire la prima aliquota al 15% per i redditi fino a 50.000 o 60.000 euro non significa abbassare le imposte solo a chi guadagna fino a quella cifra. Significa abbassare le imposte sui primi 50 o 60 mila euro anche per chi guadagna di più».

«La flat tax al 15% sui redditi fino a 50 mila euro ci piace ma nell'immediato sarebbe meglio concentrarsi su un taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori con cui riattivare i consumi delle famiglie e per questa via incrementare il Pil», commenta il segretario generale Ugl, Francesco Paolo Capone. «Un taglio del cuneo fiscale su redditi di 1500 euro al mese, per esempio, potrebbe liberare dai 300 ai 500 euro mensili. Una disponibilità che andrebbe direttamente in circolo nell'economia del Paese», aggiunge.


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