Covid e trasporti, Flavio Cattaneo: «Senza i fondi promessi i treni dell'alta velocità si fermeranno»

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Rosario Dimito
Covid e trasporti, Flavio Cattaneo: «Senza i fondi promessi i treni dell'alta velocità si fermeranno»

«La situazione è di caos totale. Norme arlecchino che premiano chi è meno sicuro e penalizzano chi lo è di più. E tutto questo nasce dal provvedimento firmato e poi ritirato del Ministro della Salute Roberto Speranza nel luglio di quest’anno».

 

Flavio Cattaneo esce allo scoperto e prende posizione sulla gestione dei trasporti nella stagione della nuova ondata di Covid che, a parte la paura, sta sollevando molte critiche a causa di decisioni definite inique e potrebbe avere conseguenze negative dal punto di vista sociale e della concorrenza. Il vicepresidente esecutivo di Italo, di cui è azionista all’interno del pool di imprenditori italiani che affianca il fondo americano Gip, ed è stato l’artefice del rilancio nel 2017 dopo aver dato il suo contributo in Fiera Milano, Rai, Terna, Tim, in questa intervista al Messaggero, muove rilievi nei confronti del governo che già da luglio scorso aveva promesso l’incremento del load factor (indice di riempimento) oggi al 50%, senza dare seguito, mentre a metro, bus e treni regionali consente una saturazione dell’80%, senza però le garanzie di sicurezza che può offrire l’Alta Velocità.

Questo perchè i biglietti venduti da Frecciarossa e Italo sono nominativi e c’è quindi la possibilità di tracciamento. La situazione è molto fluida e se non ci saranno intervento adeguati, la società leader del trasporto ferroviario sarà costretta ad assumere, suo malgrado, decisioni dolorose a ridurre gradualmente i servizi mettendo di conseguenza i dipendenti in cig. 


Cattaneo, il virus si sta diffondendo forse più della primavera scorsa. Secondo lei si arriverà ad un nuovo lockdown?
Non sono un tecnico, ma credo non si possano escludere lockdown parziali che comunque come priorità devono salvaguardare la salute dei cittadini che viene al primo posto, ma poi subito dopo, c’è la salute economica di un paese che rischierebbe un vero trauma economico perlopiù a danno dei settori privati, visto che i settori pubblici sono stati fino ad oggi super protetti. 


Parla di norme arlecchino: perchè è così tagliente, visto che il governo ha escluso di ridurre la capienza anche sul tpl? 
«Secondo il nostro parere oggi bus tram metro e treni regionali sono i meno sicuri in assoluto perché non avendo biglietti nominativi e posti assegnati è praticamente impossibile controllare qualsiasi percentuale di capienza. Inoltre nel caso di contagio è impossibile risalire alle persone che hanno viaggiato vicino al soggetto scopertosi contagiato». 


Il ministero della Salute sosteneva che la durata dei viaggi del trasporto pubblico locale era più breve rispetto all’Alta velocità, lei cosa ne dice?
«E’ un’altra cosa non vera. Noi abbiamo dimostrato che ci sono treni regionali che hanno permanenze di quasi due ore senza fermate e in aggiunta credo che ognuno di noi abbia utilizzato un mezzo pubblico e sa quanto tempo purtroppo si è costretti a stare tutti vicini per ragioni di traffico o di super affollamento. Ma pensi invece i servizi di Alta Velocità a fermate, come sulla tratta Milano-Roma, hanno stop nell’arco di ogni ora, quindi l’errore del 80 % di capienza ha creato non solo disomogeneità di trattamento ma anche problemi sanitari».


Italo opera con 87 servizi al giorno, coperti al 50% della capienza, quali sono gli impatti economici nel senso a quanto ammonta la riduzione di fatturato della società?
«La riduzione di fatturato è intorno al 50% e ci vedrà costretti come già annunciato a ridurre servizi. E questo purtroppo inciderà sui passeggeri, sui fornitori, e sui nostri dipendenti. Devo purtroppo sottolineare che non è possibile sostenere questa situazione di cui la nostra società è vittima e che denuncia da mesi». 


Ma il governo aveva preso provvedimenti economici a sostegno del settore, sono stati dimenticati vero?
«Guardi, la situazione è tragicomica. Innanzitutto buona parte di quel sostegno è a favore del pubblico e poi io la chiamerei la “legge delle buone intenzioni” perché ad oggi non c’è un euro in vista e manca il decreto attuativo che doveva in base alla legge, essere approvato già molto tempo fa. Come al solito ai politici basta l’annuncio per dire che si è fatto qualcosa mentre nella vita reale servono i fatti». 


Lei ha detto che fermerete parte dei treni, essi pertanto saranno inutilizzati e in più con personale disponibile. Forse avrebbero potuto chiedervi di utilizzarli per il trasporto regionale viste le caratteristiche dei posti assegnati che li rendono più sicuri, non le pare?
«E’ una cosa che si poteva anche verificare anche dal punto di vista tecnico come fattibilità ma che non ci è mai stata chiesta. Ma vorrei aggiungerle un’altra cosa forse scomoda».


Dica?
«La vedo difficile governare i trasporti e l’economia dal ministero della salute».


Quindi si tratta di un problema politico?
«No, perchè quando il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri parla di questioni sanitarie, essendo un tecnico perché è un medico, dice delle cose corrette e ragionevoli. Quando invece qualcun altro dello stesso ministero fa riferimento ai trasporti o all’economia, a mio parere farebbe meglio a documentarsi un po' di più». 

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