Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Gas, aria condizionata e consumi: primi sacrifici già in estate dopo il taglio dei russi

Timori per l’accumulo delle riserve. Possibile l’anticipo dei razionamenti

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Andrea Bassi e Giusy Franzese
Gas, aria condizionata e consumi: primi sacrifici già in estate dopo il taglio dei russi

Arrivare al prossimo inverno con gli stoccaggi di gas semivuoti: è questo lo spettro che aleggia sull’Italia già da qualche mese e che adesso, con i tagli di forniture da parte della Russia, sembra essere sempre più minaccioso. Per gli italiani, famiglie e imprese, significherebbe fare un salto nel buio. Letteralmente. Con i lampioni delle città spenti prima della mezzanotte, l’attenzione spasmodica alle lampadine accese in casa, le fabbriche in marcia a orari alterni. Austerity in piena regola. Condizionatori utilizzati il meno possibile e termosifoni al minimo indispensabile. Lavastoviglie e lavatrici solo a pieno carico. E così via. Probabilmente non serviranno nemmeno norme imposte per legge: se le bollette continueranno a lievitare, nonostante gli aiuti messi in campo dal governo, saranno le stesse famiglie a tenere alta l’attenzione sui consumi.
Al Tesoro lo avevano considerato lo scenario peggiore.

Una interruzione delle forniture russe di gas prima che l’Italia avesse potuto riempire gli stoccaggi, le riserve necessarie ad affrontare il prossimo inverno. Adesso quello scenario, considerato solo ipotetico nei documenti del governo, si sta materializzando. Gazprom sta inesorabilmente tagliando le forniture. Il prezzo per luglio sulla Borsa Ttf di Amsterdam è arrivato a 122 euro al Megawattora. Fino a qualche giorno fa veleggiava attorno agli 80 euro. Il costo del gas insomma, si è avvicinato ai 200 euro stimati dal governo nel caso di interruzione totale del gas. Tesoro e Palazzo Chigi si preparano a un nuovo intervento da 7 miliardi di euro per provare a frenare la rincorsa dei prezzi delle bollette e anche quella della benzina, che ormai è tornata sopra i 2 euro al litro. Ma Vladimir Putin sembra avere il coltello dalla parte del manico.

Il taglio delle forniture, che può decidere a suo piacimento, ha due conseguenze. La prima è un aumento del costo dell’energia e, di conseguenza, di tutti i beni. Mosca, insomma, esporta inflazione. L’altra è che rende difficile e costoso riempire gli stoccaggi, che ieri erano al 52% della loro capacità. Se non arriveranno entro novembre al 90%, il prossimo inverno saranno necessari con molta probabilità razionamenti di energia. Se le forniture russe si riducono c’è il rischio che possa essere necessario attingere alle riserve già questa estate. Dunque la richiesta di risparmi energetici alle imprese e alle famiglie, come detto, potrebbe arrivare prima del previsto. Alla pubblica amministrazione è già stato imposto di ridurre la temperatura dei condizionatori di un grado. 

IL PASSAGGIO

Il piano poi imporrebbe di fermare le forniture di gas agli impianti industriali cosiddetti «interrompibili», quelli che accettano per contratto, di poter fermare le proprie produzioni per salvaguardare il sistema delle forniture nazionali. In più, entrerebbero in funzione a pieno carico le centrali a carbone, in modo da interrompere il più possibile la produzione di energia elettrica bruciando gas. Da sola questa misura, secondo le stime del governo, potrebbe far risparmiare 5 miliardi di metri cubi di metano. 

Ma una delle conseguenze del taglio delle forniture di gas russo, sarebbe quella sulla crescita economica dei Paesi europei. L’Italia, secondo le stime del Tesoro, finirebbe in stagnazione. Secondo la Bundesbank per la Germania le conseguenze sarebbero ancora più pesanti. Il costo sarebbe di 180 miliardi di euro, Berlino perderebbe il 5 per cento del suo Pil. Uno scenario da incubo, insomma. Ed è il motivo principale per cui i tedeschi si sono opposti fino ad ora all’imposizione di un tetto al prezzo del gas, ossia per il timore che la Russia chiudesse i rubinetti. Si vedrà se adesso che questo scenario si fa più concreto cambieranno idea. I Paesi europei si sono anche promessi un «mutuo soccorso». Se a qualcuno mancherà il gas necessario per le famiglie e le imprese, gli altri partner lo forniranno. A costo di attingere dalle riserve. Che però si svuoterebbero rendendo il prossimo inverno ancora più difficile. Proprio quello che fa più comodo a Putin sullo scacchiere della guerra e delle sanzioni. 

Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 13:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA