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Gas russo, per il pagamento solo linee guida dall'Ue: «Nessun conto in rubli»

Venerdì 29 Aprile 2022 di Gabriele Rosana
Pagamento del metano, dall Ue solo linee guida: «Nessun conto in rubli»

Conto K sì, ma a metà: il gas russo va pagato in euro. È l’avvertimento, mentre i Paesi Ue rischiano di andare in ordine sparso, rivolto da Bruxelles alle aziende europee, nel tentativo di precisare le sintetiche linee guida fatte circolare tra gli Stati membri e pubblicate sul sito della Commissione una settimana fa sotto forma di documento domanda-risposta. «Le aziende europee possono aprire un conto corrente in euro presso Gazprombank - ha spiegato ieri una fonte Ue - ma non devono aderire allo schema del doppio conto né accettare la conversione dell’importo in rubli da parte dell’istituto in una posizione denominata in valuta russa», che è quanto previsto dal decreto di fine marzo del Cremlino come requisito essenziale perché si consideri la transazione completata.

Molte imprese, tuttavia, non vedrebbero ancora alcuna schiarita all’orizzonte e sarebbero determinate a ricevere indicazioni più stringenti da parte dell’Europa: richiesta che sarà all’ordine del giorno del vertice straordinario dei ministri dell’Energia convocato d’urgenza per lunedì prossimo. «Il pagamento va ritenuto compiuto dopo il versamento del corrispettivo in euro»: dopo il blocco dei flussi di gas verso Polonia e Bulgaria alla luce del loro rifiuto di aprire un conto presso Gazprombank, ieri fonti europee hanno detto infatti che, così congegnato, il meccanismo di pagamento «interamente nelle mani delle autorità russe» configurerebbe «un prestito di fatto alla Banca centrale del Paese». Chiunque dovesse accettare di uniformarsi, insomma, sarebbe complice dell’aggiramento delle sanzioni occidentali che, tra i primi pacchetti, hanno colpito anche le transazioni con la Banca di Russia. 

«Se le aziende importatrici pagano in euro, non c’è alcuna violazione delle sanzioni. Ciò che però non possiamo accettare è che aprano un secondo conto denominato in rubli e che la transazione venga considerata effettivamente avvenuta solo dopo la conversione dell’importo in valuta russa», ha aggiunto il portavoce dell’esecutivo europeo, chiarendo che l’ammontare versato a saldo delle forniture di metano viene infatti trattenuto dalla Banca centrale russa per un periodo non specificato, senza che l’azienda europea mantenga alcun controllo sulla somma, prima di essere convertito a un tasso di cambio dalla stessa stabilito.

LE FORNITURE

Bruxelles non sembra tuttavia esser riuscita a convincere per ora tutti i Ventisette. Le società distributrici di gas in Germania (la Uniper), Austria (la Omv), ma anche Ungheria e Slovacchia, infatti, secondo fonti citate dal Financial Times e dalla Faz, avrebbero accettato di aprire i conti denominati in rubli presso una filiale di Gazprombank. Intenzione avvalorata anche dal ministro degli Esteri di Budapest, Péter Szijjártó, secondo cui «l’Ungheria non ha dubbi sul proprio obbligo di pagare il gas russo nel modo migliore per garantirne la regolare fornitura. L’approvvigionamento dell’energia è materia di sicurezza nazionale e il governo ha il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini». 

Ieri intanto, nelle ore decisive in cui Bruxelles si avvicina a un embargo graduale sul petrolio che lascerebbe il metano come ultima fonte energetica scoperta dalle sanzioni Ue, l’Entso-g, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto del gas, ha comunicato, nel suo rapporto sulle forniture in vista dell’estate, che «in uno scenario di interruzione del gas russo a partire dal 1° aprile, la maggior parte dei Paesi Ue non raggiungerebbe l’obiettivo del livello di stoccaggio tra 80% e 90% il 1° ottobre». Un contraccolpo pesante per le nuove, ambiziose soglie decise da Bruxelles appena un mese fa per scongiurare il caro-bollette il prossimo inverno.

 

Ultimo aggiornamento: 11:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA