Gas, ok dell'Europa Spagna e Portogallo pagheranno meno l'energia: ecco perchè

Martedì 26 Aprile 2022
Gas, ok dell'Europa al "tetto dei prezzi" in Spagna e Portogallo: perchè pagheranno meno l'energia

In Spagna e Portogallo i cittadini pagheranno meno le bollette energetiche, grazie a un tetto fisso al prezzo del gas a 40 euro a megawattora, contro i 90 euro del prezzo del gas naturale attuale. Il merito è dell'accordo raggiunto da Madrid e Lisbona con le autorità europee in virtù delle peculiarità del mercato energetico dei due paesi iberici, dell'alta presenza di rinnovabili e soprattutto delle scarse interconnessioni dei due paesi con il resto della rete del continente. 

A dare l'annuncio dell'accordo raggiunto "sull'eccezione iberica" sono stati  i ministri dell'Ambiente dei due Paesi, Teresa Ribera e Duarte Cordeiro, in conferenza stampa a Bruxelles dopo un incontro con la vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager.

L'accordo: gas a 40 euro Mgw/h per un anno

L'accordo prevede una deroga temporale ai normali meccanismi di fissazione del prezzo dell'elettricità a livello europeo che permetterà alle autorità spagnole e portoghesi di fissare un prezzo massimo al gas (price cap) di 40 euro a megawattora, con una media di 50 euro per un anno.

Il via libera dell'Europa arriva dopo lunghe trattative con Bruxelles. Sono state settimane di «comunicazione intensa e costruttiva e di lavoro complicato e duro» tra Madrid, Lisbona e Bruxelles, ha detto Ribera.

Già a fine marzo i due governi erano riusciti a strappare un primo ok dagli altri governi Ue, anche se inizialmente la proposta presentata da Madrid e Lisbona prevedeva un tetto massimo di 30 euro a megawattora.  Ora i dettagli tecnici per la finalizzazione dell'accordo sono in mano ai servizi dell'esecutivo Ue e l'auspicio di Madrid è che il lavoro venga portato a compimento «nei prossimi giorni» per approvare l'intesa al «Consiglio dei ministri la prossima settimana» e «attuarla immediatamente».

Perchè Spagna e Portogallo pagheranno meno l'energia 

La richiesta del price cap in Spagna e Portogallo è stata accettata dalle autorità europee in funzione delle peculiarità del loro mercato energetico. Come aveva spiegato  la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, alla fine del vertice di marzo: “La penisola iberica ha una situazione molto speciale, con un mix energetico che ha un alto livello di rinnovabili e poche interconnessioni. Perciò abbiamo concordato un trattamento speciale che è possibile per la penisola iberica in modo che possa affrontare questa situazione particolare in cui si trova e gestire i prezzi energetici”. 

La Spagna esporta solo il 3% dell'energia che produce per la maggiorparte al Portogallo e in minor misura alla Francia. Cifre che fanno sì che l'accordo non costituisca una turbativa dei mercati europei e che consentono di sperimentare un nuovo modello di regolazione politica dei prezzi dell'energia. 

Il modello spagnolo: abbassare le bollette senza costi per lo stato

Il modello proposto da Sanchez propone di fissare il prezzo del gas politicamente e di compensare le imprese produttrici di gas "senza costi per il bilancio dello stato" ma ridistribuendo i costi in eccedenza proporzionalmente sulle altre fonti energetiche. 

Per cercare di evitare ricadute sul mercato energetico della vicina Francia, Madrid e Lisbona a quanto si apprende istituiranno una doppia asta: verrà fissato un prezzo che regolerà gli scambi internazionali e poi verrà stabilito un secondo prezzo che sarà valido solo sulla penisola iberica.

La Spagna punta a diventare un hub energetico europeo

Nei piani di Madrid però non c'è solo la volontà di ridurre il costo delle bollette per i propri cittadini, ma l'ambizione più ampia di sfruttare la crisi energetica indotta dalla guerra in Ucraina per avere un nuovo ruolo negli equilibri geoenergetici in Europa. 

La Spagna è una grande importatrice di gas in Europa ed è quella che ha la maggior differenziazione di fornitori. Importa da Algeria, Marocco, Stati Uniti e Nigeria e solo per il 5,7% dalla Russia. Inoltre il 67% del gas importato è Gnl (gas naturale liquido), motivo per cui ha tre siti di stoccaggio e il maggior numero di impianti di rigassificazione in Europa, 6 su 20 totali presenti nel continente (Bilbao, Mugardos, Huelva, Cartagena, Sagunto e Barcellona). Con queste infrastrutture il paese iberico ha il 30% della capacità di stoccaggio di gas liquido in Europa e il 27% della capacità di rigassificazione nel continente.

Il gas fornito dagli Stati Uniti - che per l'Europa sarà fondamentale per ridurre la dipendenza dalla fonte russa - sarà proprio Gnl e richiederà la costruzione di rigassificatori. Da qui il vantaggio della Spagna. Che Sanchez è pronto a giocarsi, ora che gli equilibri energetici europei stanno cambiando a causa della guerra in Ucraina

 

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 18:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA