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Giorgetti: «Tagliare il cuneo razionalizzando la spesa pubblica»

Il ministro dello Sviluppo: «Lo Stato si porta via buona parte del salario lordo, ora bisogna avere il coraggio di intervenire»

Sabato 4 Giugno 2022 di Umberto Mancini
Giorgetti: «Tagliare il cuneo razionalizzando la spesa pubblica»

«La priorità è il recupero del potere d’acquisto e la strada per ottenerlo è il taglio del cuneo fiscale». Va subito al punto Giancarlo Giorgetti, ministro per lo Sviluppo Economico della Lega che, come di consueto, non ama i giri di parole. «Lo Stato - dice al Festival dell’Economia di Trento organizzato dal Sole 24 Ore - si porta a casa una buona parte della retribuzione lorda del lavoratore ed è un dato di fatto. L’Italia è tra i Paesi con i salari più bassi in Europa proprio per questo motivo. Io abito vicino alla Svizzera e molti che vanno al lavoro di là del confine guadagnano, a parità d’impiego, il doppio rispetto a chi resta qui. Bisogna, e lo sostengo da tempo, intervenire, ma servono ingenti risorse e grande coraggio per affrontare l’emergenza».

Ministro, come si può raggiungere l’obiettivo?
«Il tema è noto e due sono le alternative: l’aumento delle tasse o la riduzione della spesa pubblica. Credo che la seconda, la razionalizzazione della spesa tagliando quella superflua, sia la soluzione da preferire. Serve però senso di responsabilità da parte del governo anche se in questa fase di fine legislatura non è agevole muoversi. Siamo di fatto in campagna elettorale e quindi non sono ottimista. Del resto non si può mettere in carico alle aziende ulteriori costi dopo quelli già sopportati sull’energia». 

Ma non si potrebbe tagliare il cuneo fiscale riducendo o rimodulando il reddito di cittadinanza e il bonus 110%?
«Servono misure strutturali, di lungo termine. Della riduzione e di cuneo fiscale sento parlare da anni, magari si trovano anche le risorse ma poi vengono destinate a altro. Certo l’auspicio è che questa volta sia quella buona e si affronti concretamente il tema, ma con le scadenze elettorali alle porte non sono molto ottimista».

Oggi lei ha nuovamente parlato di «pletora dei bonus» e ne ha chiesto il «disboscamento». È davvero possibile?

«Bisogna valutare quelli che sono effettivamente utili e quelli che non lo sono. Faccio due esempi. Da un lato il bonus 110% va riportato ad una situazione di ordinarietà, magari prevedendo benefici solo per la prima casa, magari riducendo l’incentivo al 70-80%. C’è un ragionamento da fare anche sul reddito di cittadinanza, visto che tutti gli imprenditori che incontro mi dicono che fanno molta fatica a trovare manodopera e che il bonus è un potente disincentivo. Sia come sia, pensare di toglierlo a chi rifiuta due volte un posto non credo sia sbagliato. Di certo il governo, tornando alla precedente domanda, vuole restituire potere d’acquisto a pensionati e lavoratori».

Pensa che riuscirete a razionalizzare i bonus entro la fine della legislatura?
«Su questo sono ottimista. Molti bonus andranno a scadenza, altri verranno affinati, faremo ordine. Da parte nostra il ministero dello Sviluppo, con il nuovo portale incentivi.gov.it, ha messo a disposizione una piattaforma utile per cittadini e imprese». 

A proposito di cittadini e imprese, avete pensato a prorogare gli sconti per i carburanti? La benzina viaggia di nuovo a cavallo di 2 euro.
«Ci stiamo ragionando. L’idea è di arrivare ad una proroga degli sconti fino a settembre per poi affrontare il problema in maniera strutturale».

Lo scostamento di bilancio aiuterebbe non poco, sia pure con tutti i distinguo. Lei resta contrario?
«Bisogna sempre fare attenzione allo spread, al nostro debito pubblico. Quindi si è fatta una riflessione che, se facciamo uno scostamento di bilancio, una politica troppo rilassata apre alla coperta troppo corta del rifinanziamento del debito in una situazione in cui, tra l’altro, i tassi stanno risalendo».

Allora, come se ne esce?
«Lo voglio ribadire: siccome i costi che stiamo pagando in altri tempi li avremmo chiamati danni di guerra e l’Occidente sta combattendo contro Putin con sanzioni e non con armi, a mio parere, se sono danni di guerra, si pagano come debiti di guerra. Come fatto con il Pnrr l’Europa non può mettere a rischio questa grande impalcatura facendo collassare tutto. Questo enorme costo che sopportiamo per la battaglia di libertà deve lasciare spazio ad un debito comune europeo».

Sia realista: come vede i prossimi passaggi del governo in Parlamento sull’Ucraina? Il 21 giugno è una data chiave prima del vertice europeo.
«Per capire cosa faranno Lega e 5 Stelle bisogna chiedere a Salvini e Conte. Credo che sia un passaggio rischioso ma il presidente Draghi persegue l’obiettivo della pace. Non so cosa proporrà il premier, ma il Parlamento è sovrano e quindi se non la pensa come il premier bisognerà trarre le conseguenze».
 

Ultimo aggiornamento: 10:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA