Gratta e Vinci, le concessioni d'oro: spunta l'emendamento che blocca la concorrenza

Mercoledì 4 Agosto 2021 di Andrea Bassi
Gratta e Vinci, le concessioni d'oro: spunta l'emendamento che blocca la concorrenza

Vincere alla lotteria rimane il sogno di milioni di persone. Per quasi tutti rimane tale, un sogno che non si avvera. Ma c'è qualcuno che invece con le lotterie vince, senza rischiare neanche il costo del biglietto. Sono le società che quel sogno lo gestiscono, grazie ad alcune concessioni d'oro assegnate dallo Stato con criteri controversi, almeno a leggere le segnalazioni allarmate a governo e parlamento inviate negli anni scorsi dalle autorità di controllo.
A creare più di un interrogativo sono adesso alcuni emendamenti emersi durante il dibattito per l'approvazione del decreto Sostegni-bis, con il quale il governo ha stanziato 40 miliardi di aiuti alle imprese. Uno in particolare, discusso e poi messo da parte, presentato da un deputato di Italia Viva, Massimo Ungaro, e uno di Forza Italia, Mauro D'Attis ipotizza in sostanza una proroga delle concessioni, da quelle delle vecchie e nuove slot machine, fino alle convenzioni più ricche di Lotto e Gratta&Vinci. Per queste ultime, la motivazione ha quasi il sapore della beffa: le concessioni d'oro potrebbero essere prorogate per l'asserita esigenza di trovare risorse per il riordino dei giochi a cui lavora il ministero del Tesoro. La proroga sarebbe di tre anni e, in alcuni casi, andrebbe a prolungare concessioni che sono già adesso in regime di proroga. Ma andiamo con ordine e guardiamo i numeri di quello che è certamente il piatto più appetibile nel variegato mondo dei giochi pubblici, quello del Lotto e del Gratta&Vinci. I due giochi sono gestiti dalla Igt del Gruppo De Agostini. Il Lotto raccoglie circa 7 miliardi l'anno, il Gratta&Vinci 9 miliardi. Di questa raccolta, Igt trattiene un aggio del 6% per il Lotto e del 3,9% per il Gratta&vinci. E' un aggio che porta quindi nella casse di Igt rispettivamente 420 e 350 milioni l'anno. La proroga della concessione per tre anni vale dunque 2,31 miliardi di euro, ai quali devono però essere sottratti gli oneri che lo Stato chiede per il prolungamento della concessione, che ammontano a 523 milioni. Alla fine, in tre anni, nelle case di Igt resterebbero 1,7 miliardi di euro per un'attività che non ha alcun rischio di impresa e nessun concorrente.

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Cosa potrebbe succedere se invece lo Stato decidesse di rimettere a gara la concessione di Lotto e Gratta&Vinci? La domanda se la sarà già posta il sottosegretario al Tesoro Claudio Durigon, che ha in mano il delicato dossier che riguarda la proroga delle concessioni dei giochi. E la risposta che potrebbe essere fonte di ispirazione per lo stesso Durigon e per il governo a caccia di risorse per la prossima legge di stabilità - la fornisce la recente esperienza del Superenalotto, per il quale è stata fatta una regolare gara d'appalto.
Vediamo: il Superenalotto incassa mediamente 1,5 miliardi l'anno, quindi un decimo di quanto incassano i due giochi gestiti da Igt (Lotto e Gratta&Vinci). La concessione del Superenalotto era scaduta il 24 agosto del 2020 ed è stata riassegnata dopo una gara d'appalto alla quale hanno partecipato Sisal, Igt (Gruppo De Agostini) e la società ceca Sazka. A vincerla è stata la Sisal, che si è aggiudicata la gestione del gioco per altri nove anni con un'offerta davvero conveniente: a fronte di una base d'asta di 100 milioni di euro richiesti dallo Stato per la concessione, ha offerto 220 milioni. E ha accettato di trattenere un aggio ridotto allo 0,5% invece del 5% previsto nel bando di gara.
In altre parole il ripristino delle regole della concorrenza hanno consentito di raddoppiare l'incasso per lo Stato e ridurre l'aggio ai privati, anche in questo caso aumentando la somma destinata all'Erario. Va detto che Sisal ha chiesto e ottenuto dal governo una estensione della precedente concessione come indennizzo per le chiusure durante il lockdown. Questo significa che fino al 1° dicembre prossimo la Sisal continuerà a raccogliere le puntante del Superenalotto con l'aggio della precedente concessione fissato al 3,73%.


CRITICITÀ
Ma aldilà dell'esperienza positiva del Superenalotto, la consuetudine di prorogare le concessioni in settori imprenditoriali così appetibili è stata oggetto in passato di pesanti osservazioni da parte dell'Autorità per gli appalti pubblici (che oggi si chiama Anac). E' successo, ad esempio, in occasione della gara per l'assegnazione del Gratta&Vinci nel giugno 2010. In quell'occasione, l'Authority inviò una segnalazione al governo e al parlamento in cui si chiariva come la procedura adottata fosse in contrasto con la norma che prevede che le concessioni per le attività di raccolta del gioco, debbano essere affidate ad una pluralità di soggetti scelti mediante procedure aperte, competitive e non discriminatorie, nel rispetto dei principi e delle regole comunitari e nazionali. Un orientamento, quest'ultimo, che non sembra sia stato ancora oggetto di valutazione nella discussione sul decreto Sostegni-bis, e neanche nel piano di riordino del settore dei Giochi che è sul tavolo di Claudio Durigon.

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 15:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA