Ilva, il governo: lo Stato parteciperà. Trattativa con le società pubbliche

Martedì 10 Dicembre 2019 di Giusy Franzese
Ilva, il governo: lo Stato parteciperà. Trattativa con le società pubbliche

Non c'è solo la richiesta delle terza proroga per altre 13 settimane (fino a marzo) della cig per 1.273 dipendenti del siderurgico di Taranto. Ci sono anche i contratti per l'energia che l'ad Lucia Morselli ha rinnovato proprio l'altro giorno. Segnali che lasciano pensare che, salvo sorprese dell'ultima ora, ArcelorMittal sia intenzionata a cercare un'intesa con il governo per la definizione di un nuovo piano industriale per il siderurgico di Taranto e restare in Italia. Dal governo ieri hanno smentito categoricamente la notizia pubblicata da alcuni quotidiani di una lettera con la quale ArcelorMittal proponeva un miliardo per andarsene dall'Ilva. «È una bufala totale» ha detto il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli. «Smentisco» ha tagliato corto il premier Conte.

Ex Ilva, ok dei pm alla richiesta di proroga per l'Altoforno2

IL NEGOZIATO
Non per questo l'accordo è alla portata di mano. Si lavora h24, per dirla con le parole del premier. Un po' di tasselli devono ancora trovare la giusta collocazione. Tant'è che l'incontro previsto ieri al Mise con i vertici di ArcelorMittal per esaminare la controproposta del governo è stato rinviato ad oggi. In questo momento la concentrazione è tutta sui veicoli che il governo sceglierà per entrare direttamente in partita al fianco di AmInvestco Italy, la società creata da ArcelorMittal per gestire l'ex Ilva. È da qui che poi, a cascata, si definiranno tutti gli altri aspetti, compreso quello relativo all'organico. Per ora nessuno vuole sentire parlare di piano B.

L'idea alla quale si sta lavorando prevede una partecipazione pubblica nel capitale di AmInvestco intorno al 18% con un esborso di circa 700 milioni. Invitalia sarà sicuramente tra i protagonisti del salvataggio. Non a caso ieri l'appena riconfermato amministratore delegato dell'agenzia, Domenico Arcuri, è andato al Mise per incontrarsi con Francesco Caio, il manager al quale il governo ha affidato l'incarico di seguire la vertenza. Ma lo schema vede accanto ad Invitalia anche altri veicoli pubblici ancora da individuare (si parla di Snam, di Fincantieri e non si esclude, nonostante la contrarietà delle fondazioni, l'intervento diretto di Cdp). Ieri il premier lo ha confermato ai cronisti: «Dovete comprendere che quando il dossier è tanto complesso e delicato né io né il ministro Patuanelli, possiamo ogni dieci minuti rivelare i dettagli sul negoziato in corso. Quello che posso anticipare, però, è che è prevista anche la partecipazione di aziende pubbliche, a partecipazione pubblica».

GLI INCONTRI
Oggi pomeriggio probabilmente Conte dirà qualcosa in più ai leader di Cgil, Cisl e Uil che varcheranno il portone di Palazzo Chigi alle 15,30: l'incontro era stato programmato nell'ambito del tavolo sulle crisi industriali e segue la manifestazione nazionale che porterà a Roma decine di migliaia di operai in cassa integrazione o che rischiano il loro posto di lavoro per le oltre 150 vertenze aperte. Ci saranno anche migliaia di lavoratori Ilva, in sciopero da ieri sera. Poi dopodomani, giovedì, ci sarà un nuovo incontro al Mise, presieduto dal ministro Patuanelli, con i sindacati metalmeccanici e i commissari straordinari. Stavolta al tavolo non parteciperà l'azienda, la quale invece ha già un altro appuntamento ufficiale per il giorno dopo, venerdì. Insomma, dopo il rifiuto categorico dei sindacati (ma in realtà anche del governo) di prendere in considerazione il piano proposto dalla multinazionale con 4.700 esuberi, si cerca di stringere. La deadline resta il 20 dicembre, data in cui si terrà l'udienza al Tribunale civile di Milano per la causa di urgenza promossa dai commissari straordinari contro la volontà di recesso dell'azienda. «Bisogna decidere in fretta, ogni giorno che passa diventa più complicato raggiungere un'intesa, anche alla luce degli interessi contrapposti tra chi tifa per la continuità produttiva e chi per la chiusura dell'acciaieria» osserva Carmelo Barbagallo, numero uno Uilm.

Il governo vorrebbe ridurre gli esuberi a mille (massimo 1.500) da riassorbire nei prossimi 4-5 anni, man mano che il nuovo piano industriale con la sua svolta green va a regime. Ci vorranno circa due anni per realizzare e mettere in funzione il forno elettrico (lo Stato parteciperà alle spese per la metà) che dovrebbe affiancare i due altoforni tradizionali. L'obiettivo è portare la produzione di acciaio dagli attuali 4,5 milioni di tonnellate a 6 milioni l'anno; il forno elettrico potrebbe contribuire per 1,2 tonnellate. Nel frattempo si utilizzerà l'Altoforno 2, per il quale ormai sembra quasi certa la concessione della proroga della facoltà d'uso in attesa del completamento delle migliorìe prescritte dai magistrati: i pm ieri hanno dato l'ok alla richiesta dei commissari. L'ultima parola spetta al giudice che si esprimerà tra domani e dopodomani.

Ultimo aggiornamento: 10:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA