Delocalizzazioni, il governo elimina multe e black list: la stretta diventa soft. Stop per legge ai licenziamenti via WhatsApp

Lunedì 23 Agosto 2021 di Umberto Mancini
Delocalizzazioni, il governo elimina multe e black list: la stretta diventa soft. Stop per legge ai licenziamenti via WhatsApp

Nessuna black list, né tantomeno maxi multe sul fatturato: le idee iniziali sono state accantonate. Si studiano solo disincentivi mirati per chi sceglie di delocalizzare mettendo i lavoratori di fronte al fatto compiuto, senza lanciare nessun segnale o avvertimento a sindacati e istituzioni. Non vuole andare allo scontro con il presidente di Confindustria e nemmeno sollevare altre polemiche il ministro del Lavoro Andrea Orlando. Piuttosto tiene a precisare, sostenuto da gran parte del Pd (Enrico Letta in primis), la portata delle norme che sono allo studio e che hanno come unico obiettivo, giurano dal dicastero, quello di scoraggiare gli atteggiamenti predatori di alcune multinazionali in particolare, non certo di punire le aziende che investono e rischiano in Italia, considerate invece un bene assoluto per il Paese, il motore per far ripartire occupazione e sviluppo. 

Orlando confida ai suoi di essere «sconfortato», non comprende le accuse durissime lanciate da Carlo Bonomi che ha accusato il suo ministero di non tenere nel dovuto conto il ruolo decisivo del mondo produttivo che, come noto, ha creato oltre 400 mila posti di lavoro dopo la fine della fase più intensa dell’emergenza pandemia. E rivela come del provvedimento in fieri contro le delocalizzazioni “cattive” aveva in qualche modo già parlato con il leader confindustriale, assicurando una impostazione normativa equilibrata e non certo punitiva nei confronti delle aziende. Da qui lo stupore manifestato e il desiderio di non dare seguito alla polemica. Va però detto che alcune bozze circolate, come quelle contenenti le maxi sanzioni, non potevano che far emergere forti preoccupazioni, così come la possibile creazione di una lista di proscrizione, sintomo di un clima anti-impresa irrazionale ma comunque presente soprattutto in certi interventi del precedente governo. E per dimostrare le sue reali intenzioni, matte in chiaro la sua strategia. 

«Una strategia - dice - che verrà condivisa con il Mise», quindi con l’intero esecutivo. Difficile, il collegamento è semplice, immaginare una Lega contro le imprese; tantomeno l’inquilino di Palazzo Chigi. E la messa a punto del testo della nuova norma insieme al ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti, è la prova tangibile, soprattutto dopo la bufera scatenata sul tema, che non si vuole nessuno strappo con Confindustria. Tanto più in questa fase delicata con il Pil in forte ripresa e i soldi del Recovery a fare da acceleratore per l’economia e l’industria. «Bloccare le delocalizzazioni - sostiene Orlando - è una pretesa che nessuno ha, responsabilizzarle è una cosa che invece si può e si deve fare». Poi puntualizza: «Penso che non sia accettabile che si utilizzino strumenti, infrastrutture, percorsi formativi e poi, da un giorno all’altro e senza confronti con i lavoratori, si abbandona tutto un territorio». Si tratta di costruire, aggiunge il ministro, «delle condizioni per cui le persone non apprendano con un whatsapp che non hanno più un posto di lavoro e che chi se va sia responsabilizzato in qualche modo nel percorso di reindustrializzazione, di attenuazione dell’impatto sociale ed occupazionale. Nell’evitare che, appunto, la delocalizzazione diventi desertificazione, come purtroppo è avvenuto in molte realtà del nostro Paese nelle quali, peraltro, erano state spese anche molte risorse pubbliche a favore di quelle imprese». Messi i paletti, il ministro ricorda che al testo stanno lavorando anche Andrea Bianchi che proviene proprio da Confindustria e Giampietro Castano, esperto di crisi d’impresa che per molti anni ha guidato l’Unità di gestione delle crisi aziendali presso il Mise.

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Un primo intervento dovrebbe individuare proprio nuovi strumenti di gestione delle crisi industriali, in particolare in settori come quelli dell’automotive dove stanno avvenendo processi di ristrutturazione rapidissimi da parte delle multinazionali che destano grande preoccupazione tra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti degli enti locali per il loro impatto sociale e produttivo. La norma avrebbe come obiettivo principale di estendere la responsabilità sociale dell’impresa anche alla fase di dismissione dell’attività, prevedendo un percorso rafforzato nel caso di cessazione definitiva dell’attività per ragioni non determinate da squilibri patrimoniali o economico-finanziari che ne renda probabile la crisi o l’insolvenza. Si prevede poi di introdurre a carico dell’impresa che intende avviare un procedimento di licenziamento collettivo, l’obbligo di informare preventivamente le organizzazioni sindacali e le istituzioni e di predisporre un piano per attutire le ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura degli impianti. 

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