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Incentivi, una maxi giungla:
il governo punta al riordino

Venerdì 27 Maggio 2022 di Nando Santonastaso
Incentivi, una maxi giungla: il governo punta al riordino

Nel periodo 2014-2019 gli investimenti agevolati in Italia sono stati mediamente 17,5 miliardi all’anno, di cui 13,9 miliardi nel Centro-Nord (79,7%) e solo 2,9 miliardi nel Mezzogiorno (16,6%: i restanti 0,7 miliardi sono multi-localizzati). Nel 2020 le agevolazioni concesse dallo Stato al Mezzogiorno erano pari a circa il 30 per cento del totale ma gli investimenti attivati nell’area sono stati pari a circa 1,7 miliardi che rappresentano meno del 15% dei 12,3 miliardi di investimenti attivati complessivamente in Italia. I numeri raccontano ancora una volta un’Italia disomogenea, squilibrata, ingiusta: e in questo caso si riferiscono alle incentivazioni pubbliche nazionali per le imprese, ovvero al sostegno decisivo per alimentare catene produttive, tutelare e accrescere l’occupazione soprattutto per le piccole e piccolissime imprese (un esempio per tutti, Industria 4.0 di cui al Sud si sono viste solo piccole tracce).

La stragrande maggioranza di quelle risorse finisce alle aziende del Centro-Nord dove la manifattura è storicamente più forte e solida creando però un nuovo gap con il Mezzogiorno: non a caso l’esigenza di una revisione complessiva della materia è finita anche nel Pnrr. Attenzione, non si parla delle norme ad hoc per il Mezzogiorno che, come nel caso della Decontribuzione Sud o dei bonus per le assunzioni di giovani e donne under 36 o di Resto al Sud hanno un cammino per così dire autonomo e dunque protetto. Qui la questione è diversa ma non per questo meno avvertita dalle imprese meridionali: «Abbiamo affrontato un problema storico della nostra politica industriale e cioè un sistema di incentivi al tempo stesso più “povero” ed enormemente più complesso dello standard europeo, fondato su centinaia di micro-misure disomogenee di difficile accesso. Al Sud, in particolare, le agevolazioni concesse dallo Stato “valgono” circa il 30 per cento del totale ma non hanno avuto effetti significativi sulla riduzione dei divari produttivi», spiega il ministro per il Sud Mara Carfagna commentando la decisione con la quale il governo ieri ha deciso di mettere mano alla materia.

Si procederà con un Ddl delega (che per i tempi di attuazione dovrà essere necessariamente seguito anche dal nuovo governo) che permetterà con i decreti attuativi una revisione organica degli incentivi alle imprese, inclusi quelli per le attività economiche situate al Sud. Non nuovi paletti, stavolta per agevolare i più deboli, ma un sistema più equilibrato dlel0’attuale che tenga conto del ritardo del Sud. Il testo approvato dal Consiglio dei ministri è stato messo a punto da una Commissione interministeriale composta da tutti i ministeri interessati ed è frutto in particolare della stretta collaborazione tra il ministro per il Sud e quello per lo sviluppo economico, Giorgetti. Il primo ha istituito un apposito comitato di esperti per definire la cornice nella quale si dovrà agire, il secondo ha messo la revisione degli incentivi tra le priorità del suo dicastero sin dal suo insediamento.

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Per dare un’idea della mole di lavoro da affrontare basterà ricordare, come fa la relazione che accompagna il provvedimento varato ieri, che prima della pandemia (dati 2019) gli interventi di sostegno alle attività produttive censiti dal ministero dello Sviluppo economico erano stati ben 1.252, «un dato che include anche interventi agevolativi soppressi o non più attivi, ma che continuano ad erogare risorse a completamento delle concessioni pregresse.

Tale dato – prosegue la relazione - indica chiaramente che la strumentazione disponibile per i progetti di investimento di non grande dimensione è frazionata in una serie di potenziali azioni nazionali, spesso dotate di risorse non adeguate e connotate da procedure di acceso complesse. A ciò si aggiungono strumenti regionali spesso rivolti ai medesimi obiettivi». Di qui la proposta di una Cabina di regia unica per la gestione del sistema degli incentivi agli investimenti e di un unico ente come punto di riferimento per le imprese, che sappia tener conto soprattutto della situazione al Sud, come aveva chiesto un anno fa la Fondazione Mezzogiorno proponendo un “Pacchetto Italia” per favorire gli investimenti agevolati anche in quest’area.

 

Ultimo aggiornamento: 18:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA