Energia e carburanti, il manager Enel Nicola Lanzetta: «Indipendenti da Putin con la svolta rinnovabili»

Mercoledì 16 Marzo 2022 di Lorenzo Calò
Energia e carburanti, il manager Enel Nicola Lanzetta: «Indipendenti da Putin con la svolta rinnovabili»

Nicola Lanzetta, direttore di Enel Italia: perché i costi dell'energia si stanno rivelando una vera e propria stangata per famiglie e imprese?
«L'enorme aumento dei costi dell'energia discende da un aumento del costo del gas sui mercati internazionali, gas dal quale l'Italia dipende in maniera eccessiva sia per l'approvvigionamento di energia elettrica sia per la parte termica».

C'è una via d'uscita da questa impasse?
«Potrebbe avvenire mediante tre azioni. La prima: imprimere un forte impulso alle rinnovabili che consentirebbero all'Italia di svincolarsi da altri Paesi fornitori di gas e gestire in autonomia una propria politica energetica in grado di garantire anche sostenibilità economica. Oggi le rinnovabili (sole, acqua, vento e calore della terra) nel sistema Italia coprono il 40% dell'energia prodotta mentre il gas incide per oltre il 50%. A parità di condizioni attuali un incremento delle rinnovabili fino al 70 per cento consentirebbe una riduzione del prezzo dell'energia fino al 35-40%».

L'Italia da tempo ha rinunciato a una propria politica energetica e ora, come Paese, ne stiamo pagando le conseguenze...
«Nel 2011-2012 abbiamo investito molto nella svolta sulle rinnovabili, mentre negli ultimi due anni siamo riusciti a fare appena un decimo rispetto a dieci anni fa. Eppure siamo molto più avanti in competenza, ricerca e tecnologia».

Le altre due azioni per conseguire l'emancipazione energetica?
«La seconda riguarda la capacità di programmazione. Vogliamo puntare sul gas, finché sarà necessario? Bene: allora eliminiamo i tubi».

Occorrerebbe la bacchetta magica...
«Oggi il 90 per cento del gas che importiamo avviene mediante passaggio in tubi da Russia, Algeria, Azerbaijan e Libia. La soluzione è acquistare gas liquido diversificando i Paesi di provenienza, magari dal Canada o dagli Usa, e poi rigassificarlo. Oggi in Italia sono attivi appena tre rigassificatori mentre la Spagna da tempo ha fatto una scelta simile e addirittura rivende il gas che ha rigassificato».

La terza?
«Riguarda l'utilizzo del gas per altri scopi. Ad esempio in Italia una quantità eccessiva di gas è utilizzata per il riscaldamento. Con le pompe di calore ad elettricità avremmo gli stessi risultati».

E il nucleare?
«Va bene studiare la tecnologia di nuova generazione, che però darà risultati tra oltre quindici anni. Quella attualmente disponibile richiede tempi lunghi di realizzazione, è poco affidabile e comporta costi elevati. Se ne stanno accorgendo in Francia».

Lei in una recente intervista ha detto che bastano due anni per essere energeticamente molto meno dipendenti dalla Russia. Ha giocato d'azzardo?
«No. Glielo confermo e ci sono tutte le premesse per centrare questo obiettivo. Abbiamo tecnologia e capacità di ricerca per puntare sulle rinnovabili e svincolarci in larga parte dall'uso eccessivo di gas».

Ma perché finora non ci siamo riusciti?
«Per l'eccesso di burocrazia, mediazioni estenuanti con troppi soggetti coinvolti in processi complessi, autorizzazioni, vincoli, lentezze e miopia. È un paradosso: abbiamo più soldi, più tecnologia, più competenze ma non facciamo progressi».

Il governo dovrebbe fare di più?
«Sta facendo la sua parte con il ministro Cingolani. Occorre però un impulso forte proprio sulle autorizzazioni, come la legge Marzano del 2004. A questo Paese non serve l'ideologia ma idee».

Si parla anche dell'ipotesi di un commissario all'energia. È d'accordo?
«Per sbloccare le autorizzazioni qualcosa va fatto, chiamiamolo commissario o in qualsiasi altro modo. Dobbiamo portare quanto prima al 7072% l'energia prodotta con le rinnovabili. E, senza fare miracoli, saremo in grado di avvicinarci molto a questo obiettivo in soli tre anni». 

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