Industria, calano fatturato e ordini: male auto e farmaci. Confindustria: manovra e spread affossano la fiducia

Industria, calano fatturato e commesse. Lo spread balza a 267 punti
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di Giusy Franzese

L'export non tira più. E il mercato interno non è mai ripartito davvero. Risultato: a dicembre per l'industria italiana è stata una debacle, con fatturato e ordinativi in fortissimo arretramento. Il primo è calato del 3,5% rispetto a novembre e addirittura del 7,3% (dato corretto per effetti del calendario) rispetto al dicembre del 2017: è la flessione tendenziale più accentuata a partire dal novembre 2009. A innestare la retromarcia a dicembre è stato sia il mercato interno (-2,7%) che, in misura più accentuata, quello estero (-4,7%). Gli ordinativi, che poi ci fanno capire cosa succederà nei prossimi mesi, sono diminuiti dell'1,8% rispetto al mese di novembre e del 5,3% su base annua. E anche in questo caso, nel dato congiunturale, sono soprattutto le commesse provenienti dal mercato estero che si riducono: -7,4% (mentre il mercato interno tiene con +2,5%).

La media del 2018 rimane ancora con il segno positivo, ma evidentemente in modo meno marcato: il fatturato si ferma +2,3% (dal +5,6% dellanno precedente); le commesse si attestano a +2%, quando nel 2017 avevano fatto registrare un gratificante +6,3%. Questi numeri sono il risultato - fa notare l'Istat - di «un andamento tendenziale stabile nei primi nove mesi, con un peggioramento nell'ultimo trimestre». Insomma la ruota sta iniziando a girare nel senso sbagliato. Ed è presagio di dolori. «Sono dati che fanno riflettere e che impongono un dovere ed una responsabilità di tutto il Paese a reagire» commenta preoccupato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Che rilancia la richiesta di «aprire immediatamente i cantieri». Avvertendo: «La questione temporale diventa importante: in quanto tempo lo facciamo diventa dirimente». Che in pochi si aspettassero risultati così negativi, lo dimostra anche la reazione dei mercati appena diffusi i dati Istat: Piazza Affari va giù, con le banche in prima fila. A sua volta, lo spread in pochi istanti schizza a 274 punti base (da un'apertura a 262) per poi chiudere a 268. Il timore è che la paventata manovra correttiva, finora smentita, stia per diventare una necessità.

I VASI DI COCCIO
Non è soltanto l'entità del crollo a preoccupare. Se l'export, che negli anni duri della crisi ha fatto da contrappeso alla flessione del mercato interno salvando molte aziende, dovesse confermare nei prossimi mesi la tendenza negativa, allora davvero il rischio è grosso. La domanda che tutti si fanno è: se anche i vasi di ferro come è la Germania stanno rallentando, che ne sarà dei vasi di coccio? Pure l'analisi dei comparti non fa prevedere una facile ripresa: tra quelli che hanno perso di più, ad esempio, c'è il settore automobilistico che ha visto, su base annua, un fatturato in calo del 7,5% e gli ordinativi del 18,4% (dati grezzi). Ma anche lindustria farmaceutica (-13%), i mezzi di trasporto (-23,6%), lindustria chimica (-8,5%), hanno dovuto registrare forti contrazione dei fatturati. Tra le fila dell'opposizione si ripete come un mantra: «sono dati drammatici». E via a puntare il dito contro «la decrescita infelice di Lega e Cinquestelle» e l'inadeguatezza delle politiche messe in campo dal governo. Renato Brunetta (Forza Italia) arriva a parlare di numeri da «economia di guerra». E c'è chi dà per certo l'arrivo di una patrimoniale. In casa sindacale c'è choc e sconforto: «È un tracollo tanto grave, quanto, purtroppo, preannunciato» dice la Cisl. La Uil prova stimolare il governo, chiedendo «una politica industriale basata su scelte lungimiranti, su investimenti mirati».

 
Martedì 19 Febbraio 2019, 10:50 - Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio, 07:48
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