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Inflazione, crescono i prezzi del pomodoro: è allarme speculazioni ma la qualità rimane al top

Martedì 19 Luglio 2022 di Luciano Pignataro
Inflazione, crescono i prezzi del pomodoro: è allarme speculazioni ma la qualità rimane al top

Sei milioni di tonnellate per un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro. Questo, in estrema sintesi, il bilancio della raccolta del pomodoro 2021 in Italia, un'annata ritenuta straordinaria dagli stessi industriali conservieri che praticamente non hanno conosciuto crisi durante le chiusure provocate dalla pandemia. La musica quest'anno però è un po' diversa: la guerra in Ucraina ha alzato i costi delle materie prime e dell'energia mentre la siccità ha abbassato le rese per ettaro: si va dalla pianura Padana dove siamo a meno venti per cento al Sud dove il calo dovrebbe attestarsi al 10-12 per cento. Per questo la Coldiretti oggi semplifica sostenendo che avremo una passato su dieci in meno: di fatti il raccolto stimato dovrebbe essere di 5,4 milioni di tonnellate. «Il clima - sottolinea la Coldiretti - ha dunque decimato il raccolto del prodotto simbolo della dieta mediterranea che quest'anno viene in realtà colpita in tutte le sue componenti con il grano destinato alla produzione di pasta stimato in calo di circa il 15% anche se di ottima qualità mentre grandi difficoltà si prevedono anche per l'olio extravergine di oliva nazionale con gli ulivi in sofferenza per la mancanza di precipitazioni, senza dimenticare che nelle aree più colpite dal caldo e dalla siccità sta bruciando la frutta e verdura nei campi con danni fino al 70 per cento».

La situazione insomma è difficile, ma non drammatica. O meglio, sarebbe sicuramente meno difficile se non ci fosse il resto delle spese che i produttori e i conservieri dovranno affrontare: il metano è aumentato dell'800%, le latte del 70%, le bottiglie dell'80%, gli imballaggi del 35%, i trasporti del 25%. Sono cifre impressionanti che porteranno sicuramente a un aumento del prezzo al consumo dal 40 al 50%. Ma se passiamo dalle percentuali ai numeri assoluti, la situazione appare decisamente meno drammatica: «L'incidenza reale del pomodoro, ad esempio, su una pizza - racconta Francesco Franzese, ceo della Fiammante - passa da 0,05 a 0,14 centesimi mentre il consumatore avrà un ricarico complessivo di 1,5 euro al mese in più per tutto l'anno. Più o meno stesso discorso per il grano sulla pasta e la pizza». Il motivo di questi ricarichi quasi impercettibili? Semplice: da oltre vent'anni questi generi di primo consumo sono fermi al dettaglio, in un vorticoso e pericoloso a volte gioco al ribasso nelle aste che vengono fatte dalla grande distribuzione. 

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«In altre parole - aggiunge Giuseppe Napoletano, patròn di Solania, principale produttore di pomodoro San Marzano - siamo arrivati al paradosso che il contenitore costa più della materia prima, la gente si è quasi abituata a pensare che il nostro prodotto alla fine non vale niente. Forse non tutto il male viene per nuocere perché questi aumenti servono anche a retribuire meglio chi produce e chi trasforma senza pesare in maniera eccessiva su chi consuma». Prova provata di questa situazione l'intesa raggiunta in Capitanata dove anche se con notevole ritardo, è stato finalmente raggiunto l'accordo sul prezzo del pomodoro da industria al Centro-Sud: ai produttori saranno accordati 13 centesimi al chilo per il tondo, 14 centesimi al chilo per il lungo, e una maggiorazione pari al 30 per cento per il biologico. «L'intesa è positiva e siamo soddisfatti - dice il responsabile della Cia Milani - soprattutto perché sia il nostro lavoro come organizzazione sindacale degli agricoltori sia quello delle organizzazioni di produttori hanno portato a un accordo che sembrava irraggiungibile». Ma c'è un altro aspetto importante da cogliere in questa diminuzione di prodotto: la qualità della materia prima sarà sicuramente elevata. «Anche noi sul Vesuvio - spiega Giannina Manfellotto di Terraviva - abbiamo avuto un calo del 20% circa, ma la qualità del pomodorino del piennolo è davvero ottima grazie all'assenza di muffe e alla concentrazione degli zuccheri». Quanto all'aumento dei prezzi, non ha dubbi un'altra piccola coltivatrice, Marianna D'Auria di PomoDama, azienda di Castellammare: «Il mio impegno sta nel fare un pomodoro di qualità alta che vale il prezzo che stabilisco tenendo conto anche dell'andamento del mercato. Siamo una piccola realtà , non grande distribuzione e i tempi che i contadini venivano declassati sono finiti. Purtroppo gli aumenti ci sono per tutti, per i consumatori ma anche per noi». Insomma, siamo alle prime battute di una campagna complessa. Appare abbastanza chiaro che da questa situazione ricca di imprevisti e difficoltà uscirà bene chi lavora bene puntando alla qualità, come sempre accade in tutti i campi e in agricoltura in particolare. La corsa al prezzo basso è impossibile per il prodotto italiano, dunque non resta che puntare in alto, verso la qualità assoluta. 

Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA