Infrastrutture, contro il gap serve unità tra le otto Regioni del Sud

È indispensabile un rapporto nuovo tra organo centrale e organo locale, tra Stato e Regioni

L'interporto Nola-Marcianise
L'interporto Nola-Marcianise
di Ercole Incalza
Martedì 7 Maggio 2024, 07:00 - Ultimo agg. 29 Maggio, 08:03
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Ultimamente ho ricordato che che dovremmo, finalmente, abbandonare la triste e inutile di assegnare una percentuale fissa del 30% del valore globale degli investimenti nazionali ad opere ubicate nel Mezzogiorno, individuando anche le aree programmatiche. Aree programmatiche che, in parte già coperte finanziariamente e supportate anche da elaborati progettuali, potevano consentire un rilevante risultato socio economico per l'intero Mezzogiorno; una operazione che, con una spesa di circa 63 miliardi di cui circa 32 già disponibili, avrebbe portato, in otto anni, ad un passaggio del supporto nella formazione del Pil delle otto Regioni del Sud dal 21% a circa il 32%. Prima di entrare nel merito delle singole proposte progettuali ritengo utile mettere in evidenza una condizione che ritengo essenziale: è indispensabile un rapporto nuovo tra organo centrale e organo locale, tra Stato e Regioni. Diventa necessario un rapporto che non può essere assolutamente vissuto in modo frantumato cioè tra lo Stato e la singola realtà regionale; per motivare questa esigenza di unitarietà ed organicità delle problematiche avevo anche ricordato che lo scorso anno un'interessante ricerca fatta dall'Istituto Divulga della Coldiretti aveva dimostrato che nel 2022 la carenza della offerta infrastrutturale e logistica del Paese aveva prodotto un danno alla nostra economia del valore di 92 miliardi di euro; circa 60 miliardi di tale importo erano relativi all'assenza di una adeguata offerta infrastrutturale nel Mezzogiorno.

Le criticità

Ebbene, penso che queste giuste criticità non possano essere affrontate e risolte senza un diretto coinvolgimento non delle singole Regioni del Sud, ma attraverso un confronto tra organo centrale e le otto Regioni unite in modo da rappresentare un convinto quadro di interessi e di convenienze unitarie; in fondo, le Regioni del Mezzogiorno sono legate da una sommatoria di omogeneità che riporto ancora una volta di seguito:

Sono tutte otto all'interno dell'Obiettivo Uno della Unione Europea, cioè tutte hanno un Pil pro capite inferiore al 75% della media europea.

Nessuna delle otto Regioni supera la soglia del 5% nella formazione del Pil nazionale.

Il Pil pro capite nelle otto Regioni non supera la soglia dei 22 mila euro e addirittura in alcune si attesta su un valore di 17 mila euro; al Centro Nord si parte da una soglia di 28 mila euro per arrivare addirittura a 40 mila euro.

I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) all'interno delle otto Regioni sono indifendibili; per la offerta di servizi socio assistenziali si passa da 22 euro pro capite in Calabria ai 540 euro nella Provincia di Bolzano. La spesa sociale del Sud è di 58 euro pro capite, mentre la media nazionale è di 124 euro.

Il livello di infrastrutturazione del Sud produce un danno annuale nella organizzazione dei processi logistici superiore a 60 miliardi di euro.

Nelle otto Regioni esiste solo un interporto quello di Nola-Marcianise, nel Centro Nord ne esistono sette (interporti veri, vere eccellenze logistiche).

Nelle otto Regioni esiste solo un porto transhipment, quello di Gioia Tauro, con una rilevante movimentazione di container.

La distanza dell'intero Mezzogiorno dai mercati del Nord d'Italia e del centro Europa è un vincolo alla crescita per tutte le otto Regioni.

La sommatoria di omogeneità prima descritte finora non ha trovato una giusta collocazione sia nel dibattito politico, sia nel processo programmatico del Governo, quindi sarebbe opportuno dare vita ad una Conferenza delle Regioni del Mezzogiorno; una Conferenza addirittura lunga ed articolata in un arco temporale di 30 40 giorni in cui affrontare, dibattere e superare quella famiglia di criticità che rischiano di compromettere non solo il Pnrr ma anche il Fondo di Sviluppo e Coesione. 

L'opportunità storica 

In realtà queste oggettive criticità e questa urgenza per risolverle diventa una grande occasione per annullare gli storici provincialismi, gli storici egoismi posseduti dalle singole otto Regioni e, cosa davvero paradossale, saranno proprio le criticità ad essere il motore per la costruzione di un possibile assetto federativo delle Regioni del Mezzogiorno.

Quindi dovremmo costruire un processo dedicato al riassetto funzionale delle otto Regioni partendo proprio dal superamento della condizione più difficile che è quella della prospettazione delle esigenze di ogni singola realtà regionale; una condizione che, se non affrontata e risolta, rischia di rendere inutile ogni atto pianificatorio.

Faccio solo due esempi:

il collegamento tra il porto di Napoli e l'interporto di Nola-Marcianise, una volta completato l'asse ferroviario ad alta velocità Napoli Bari, interesserà anche gli Hub logistici della Regione Puglia come quelli di Bari, Taranto e Brindisi; il completamento funzionale dell'intero asse viario Taranto Trebisacce Crotone Reggio Calabria (106 Jonica) interessa tre distinte Regioni: Puglia, Basilicata e Calabria e sarebbe folle affrontarlo interloquendo con le singole Regioni; ed allora senza aspettare una riforma del Titolo V° della Costituzione, senza aspettare possibili riforme della Costituzione, le otto Regioni invochino, da subito, il comma 8 dell'articolo 117 della Costituzione (il comma precisa: «La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni»), cioè decidano di dare vita ad una forma federativa.

Una simile operazione, unita al quadro programmatico organico anticipato pochi giorni fa e su cui prossimamente entrerò nel merito per ogni singola scelta infrastrutturale, toglie al Sud quella assurda carica di provincialismo e lo rende interlocutore forte e capace anche di annullare comportamenti dell'organo centrale spesso poco convinti del ruolo del Mezzogiorno nella crescita e nello sviluppo del Paese. 

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