Inps, il pin va in pensione: dai sussidi alle colf, dall'1 ottobre si accede solo con Spid

Martedì 29 Settembre 2020 di Michele Di Branco

Il Pin dell'Inps va in pensione e lascia il passo al Sistema Pubblico di Identità Digitale. Dal 1° ottobre, infatti, l'Istituto nazionale di previdenza non rilascerà più il Pin come credenziale di accesso ai servizi e sarà sostituito dallo Spid, che permette di accedere ai servizi on-line della Pubblica Amministrazione. “Un passaggio epocale” lo ha definito il presidente che consentirà a 27 milioni di utenti di avere una modalità di accesso ai servizi unica e più sicura. Lo switch avverrà gradualmente e Pasquale Tridico ha assicurato che «non dimenticheremo quella fascia di popolazione più lontana dai servizi telematici e, quindi, abbiamo previsto un periodo di transizione per aiutarli e accompagnarli nel passaggio a Spid».

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L'identità unica Spid avrà un impatto anche sull'erogazione della cig, velocizzando i tempi, visto che oggi molte cig non pagate riguardano errori come l'Iban e il codice fiscale, che si potranno evitare con la verifica collegata tra Iban e Spid. Per ottenere lo Spid è necessario essere maggiorenni e si può anche essere residenti all’estero: basta avere un documento di riconoscimento valido, la tessera sanitaria con il codice fiscale, un indirizzo email che sia funzionante e un numero di telefono.
 

Come ottenere lo Spid


Ci si può registrare sul sito di uno degli otto gestori di identità digitale accreditati, che forniscono anche servizi aggiuntivi a pagamento: Aruba, Infocert, Poste Italiane, Sielte, Tim, Register.it, Namirial, Intesa. Il sistema Spid è dotato di tre livelli di sicurezza, che vanno definiti al momento dell’attivazione del servizio (o aggiunti dopo). Il primo consente di accedere ai servizi online grazie al nome utente e alla password scelti dall’utente; il secondo livello, fondamentale per i servizi che richiedono un grado di sicurezza maggiore (come quelli fiscali) consente l’accesso con le credenziali unite alla generazione di un codice temporaneo d’accesso. L’esordio dello Spid farà da piattaforma di registrazione al nuovo contratto che riguarda le collaboratrici domestiche. L’8 settembre scorso è stato firmato l’accordo che cancella i termini colf, badanti e baby sitter facendo nascere le assistenti familiari inquadrate in livelli diversi a seconda delle loro competenze e mansioni guardando soprattutto al lavoro di cura dei bambini e delle persone non autosufficienti.
 

Assistenti familiari


Nel contratto del lavoro domestico appena rinnovato tra i sindacati del settore e le associazioni datoriali che rappresentano le famiglie, sono state introdotte novità soprattutto per quelle famiglie che hanno bisogno di un aiuto 24 ore su 24 come quelle che devono prendersi cura di anziani non autosufficienti. L'aumento salariale si limita a 12 euro mensili a partire da gennaio in media per il livello B super portando la retribuzione minima per una persona convivente a 880 euro. Ma retribuzioni più alte sono previste se ci si prende cura di persone non autosufficienti, bambini o anziani. In particolare è prevista un'indennità nel caso si seguano bambini fino a sei anni. Nel settore lavorano 860.000 persone regolarmente assunte, per il 90% donne, ma una parte ancora più ampia, quasi 1,2 milioni di persone, lavora in nero, secondo le stime sul sommerso.

Altra novità in arrivo per le aziende l’ha portata il dl Semplificazioni del luglio scorso, che prevede, entro il 1° ottobre 2020, che «tutte le imprese, già costituite in forma societaria, comunichino al registro delle imprese il proprio domicilio digitale, se non hanno già provveduto a tale adempimento». In pratica tutte le aziende, se non l’hanno già fatto, dovranno dotarsi della Posta Elettronica Certificata (PEC): il sistema che consente di inviare e-mail con valore legale equiparato ad una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 14:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA