MARIO DRAGHI

Fisco, il governo offre il taglio del cuneo: per i lavoratori fino a 235 euro in più

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Luca Cifoni
Fisco, il governo offre il taglio del cuneo: per i lavoratori fino a 235 euro in più

La proposta del governo sul fisco divide i sindacati. Dall'incontro di ieri pomeriggio con Mario Draghi è uscito insoddisfatto il segretario generale della Cgil Landini, che ha anche evocato lo sciopero generale, mentre il numero uno della Cisl Sbarra ha preferito evidenziare le aperture dell'esecutivo. Si tratta di circa 1,5 miliardi che dovrebbero essere destinati ad un taglio una tantum dei contributi a beneficio delle fasce di reddito più basse, con conseguente incremento della retribuzione netta: l'onere contributivo scenderebbe dall'attuale aliquota dell'8,9 per cento all'8,4, dunque con un beneficio pari a mezzo punto. Più sospeso il giudizio della Uil, che pur rimarcando il disaccordo su una serie di temi ha rinviato la valutazione ad oggi, quando sarà formalizzato in Consiglio dei ministri l'emendamento con la proposta sul fisco: prima della scadenza è previsto un contatto telefonico tra il presidente del Consiglio e i tre leader. Sul fronte politico il premier ha convocato per stamattina una cabina di regia, nella quale dovrebbe essere trovata la soluzione definitiva da portare all'esame dei ministri. 

 

Sul fisco la discussione con i sindacati è partita dallo schema sul quale è stata raggiunta un'intesa all'interno della maggioranza di governo: prevede una revisione delle aliquote Irpef (che passeranno da cinque a quattro) con benefici che coprono le varie fasce di reddito dai 15 mila euro l'anno in su, ma premiano in particolare quella compresa tra i 50 mila e i 55 mila. Il riassetto degli scaglioni non porta vantaggi a coloro che ricadono esclusivamente nel primo (fino a 15 mila euro l'anno) che non viene modificato, mentre i benefici sono limitati per chi arriva al secondo (fino a 28 mila euro). Questi contribuenti dovrebbero però sfruttare la revisione delle detrazioni, che spinge verso l'alto anche la soglia effettiva di esenzione (no tax area): per i pensionati, come ha sottolineato Sbarra, dovrebbe passare da 8.130 a 8.500 euro.

Nel corso dell'incontro, per sostenere le proprie ragioni, il governo ha presentato una tabella riassuntiva dei vantaggi medi, che derivano sia dall'effetto della modifica delle aliquote sia dall'intervento sulle detrazioni. Nel dettaglio, il risparmio sarà di 61 euro per i redditi fino a 15 mila euro, di 150 euro per quelli tra 15 mila e 28 mila, di 417 euro per quelli tra 28 mila e 50 mila, di 692 per quelli tra 50 mila e 55 mila, di 468 per quelli tra 55 mila e 75 mila e di 247 euro per quelli oltre i 75 mila euro. Complessivamente, l'85 per cento del beneficio dovrebbe andare a chi si colloca al di sotto dei 50 mila euro.

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A questo impianto - è la novità emersa ieri - si dovrebbero aggiungere ulteriori misure con una dotazione di 2 miliardi una tantum, per il solo 2022. Si tratta in realtà di una quota degli 8 miliardi destinati complessivamente alla riduzione della pressione del fisco: siccome l'impatto per il bilancio dello Stato il primo anno non è totale (perché le imposte vengono versate anche a saldo) si libera una quota che sarà destinata appunto ad altre finalità. La prima, che dovrebbe impegnare circa 500 milioni, è un ulteriore intervento di alleggerimento delle bollette energetiche. La dotazione restante (1,5 miliardi) servirà invece per la riduzione temporanea dei contributi: in questo modo potrebbero ottenere un incremento di reddito anche i cosiddetti incapienti che non versano Irpef e coloro che versando un'imposta comunque molto bassa hanno scarsi margini di guadagno dalla riduzione del prelievo. Il taglio di mezzo punto dell'onere previdenziale riguarderà coloro che hanno un reddito fino a 47 mila euro. Ad esempio con una retribuzione lorda di 20 mila euro, il beneficio sarebbe di 100 euro l'anno, con 47 mila di 235. Naturalmente senza effetti sulla pensione degli interessati, perché sarà il governo a farsi carico della contribuzione.

Non c'era però solo il fisco tra i temi delicati. Alle tre confederazioni non piacciono - oltre a quelle tributarie - nemmeno le novità in tema di previdenza. Ma su quest'ultimo tema la discussione è sostanzialmente rinviata al futuro e allo specifico tavolo di confronto che si dovrà riunire. Anche se al momento non c'è ancora una data. L'esecutivo punta a confermare con la legge di Bilancio l'impianto che prevede per il prossimo anno la soluzione-ponte di Quota 102, il potenziamento dell'Ape sociale e la proroga di Opzione Donna. L'eventuale meccanismo strutturale di flessibilità arriverà solo in seguito. 

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