Istat, Blangiardo: "Con impatto Covid nel 2021 nascite sotto quota 400mila"

Giovedì 3 Settembre 2020

(Teleborsa) - La crisi sanitaria potrebbe avere un impatto sulla demografia del nostro Paese. La paura provocata dal Covid-19 unita alla fase di incertezza economica rischia, infatti, di determinare un crollo delle nascite che nel 2021. A lanciare l'allarme è il presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo che, in un'intervista al Corriere, definisce la situazione "preoccupante".

"In Italia – spiega Blangiardo – abbiamo una tendenza che dura dal 2009, con un calo di circa un quarto delle nascite da allora. Già gennaio 2020, prima della pandemia, ha un calo dell'1,5 per cento rispetto a un anno prima. Vedremo dai dati di dicembre quanto la paura avrà inciso a partire da marzo. Contano anche l'incertezza sul lavoro e le difficoltà della vita quotidiana, che inducono le persone a posticipare il momento di avere un figlio fin quando diventa magari tardi. Fare previsioni è difficile, ma temo che nel 2021 potremmo scendere sotto le 400mila nascite".

Ad aggravare la situazione vi è anche la diminuzione delle nascite che si registra nella popolazione straniera. "L'immigrazione oggi porta 62mila nati all'anno, dopo essere arrivata a 80mila" afferma il capo dell'istituto statistico italiano paventando anche un calo strutturale. "I nati all'apice del baby boom – sottolinea – oggi hanno 56 anni. Le generazioni in età riproduttiva saranno sempre più ristrette".

Uno scenario nel quale, per Blangiardo, si rende necessario un ripensamento del welfare. "Dobbiamo rendere compatibili lavoro e maternità, con un maggiore coinvolgimento dei padri" afferma il presidente dell'Istat. Ma questo non basta. "Oggi abbiamo – spiega Blangiardo – 33 ultrasessantacinquenni ogni cento soggetti in età attiva. Tra trenta o quarant'anni questo numero raddoppia, dunque raddoppia anche la fetta delle pensioni in proporzione al prodotto interno lordo. A quel punto o raddoppiamo la torta, ma sappiamo che non è così semplice oppure dovremmo tagliare altre cose, è inevitabile. Questa è la guerra tra poveri che sarebbe bene evitare. Ormai c'è una certa consapevolezza del problema. Ma anche resistenza nel prendersi la responsabilità di fare qualcosa per risolverlo".

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